Di solidarietà, si tratta. Riflessione su SIC e scritture collettive

In vista degli incontri di mercoledì e giovedì prossimo, proponiamo un nostro storify sul progetto SIC (Scrittura Industriale Collettiva) e sulle forme dello scrivere in comune. Con Vanni Santoni e Gregorio Magini  – che saranno nostri ospiti il 16 – parleremo della SIC, del Grande Romanzo Aperto e di cosa voglia dire scrivere collettivamente.

  1. “Una serie di sedicenti autori sconosciuti ai più”.

  2. Il primo progetto di scrittura dichiaratamente collettiva sta per essere pubbicato. Si tratta di Territorio nemico, romanzo “a duecentrotrenta mani”, scritto secondo il metodo ideato da Vanni Santoni e Gregorio Magini (SIC).
  3. Come si legge, è un metodo estremamente semplice, che passa attraverso pochi punti riassumibili in due concetti fondamentali: l’orizzontalità e l’organizzazione. Ciò che però, soprattutto, è interessante, è che la SIC non nasce come semplice tentativo di scrittura multipla, ma si propone – con molta chiarezza – di rivolgersi “a una rete di lettori e scrittori attenti all’innovazione e sensibili al tema della condivisione del sapere”. SIC vuole condividere contenuti, arricchire la rete e ampliare i saperi.

    L’obiettivo primario della SIC era dare vita al Grande Romanzo Aperto. Territorio Nemico, l’esito finale, non è ancora stato pubblicato, ma la SIC nel corso del tempo ha diffuso la propria produzione: ecco l’ultimo esempio.
  4. Ciò che differenzia la SIC da altre pratiche di narrazione collettiva – l’esempio più ovvio è quello di Wu Ming, che permette discussioni e – talvolta – modifica il testo (vedi NIE) in base alle discussioni tra i lettori, oppure, come si mostra qui sotto, rendono un testo liberamente fruibile, modificabile e rispedibile al collettivo
  5. dicevamo, ciò che differenzia la SIC da, appunto, Wu Ming, è una organizzazione il più orizzontale possibile, ma che non cancella le singole identità, anzi le mette in relazione. Tutto il contrario del “collettivo senza nome”, che oltre a eliminarlo a loro stessi lo toglie anche agli interattori dei testi (mi si permetta una punta polemica quando dico che, di fatto, il Corazza è stato pubblicato a nome Wu Ming e, nonostante la premessa che lo denota come lavoro collettivo, sotto questo nome rimarrà nella memoria).
  6. Ci sono altre pratiche e altri tentativi.
  7. Ci sono molti modi per riflettere sul testo, sull’intertestualità, sulle relazioni: la SIC, però, sembra davvero essere riuscita a innescare un circolo più che virtuoso tra gli autori, i lettori, entrambe le cose.
  8. “il Grande Romanzo Collettivo è stato un lavoro sul reale, sulle Resistenze, ma anche sulle resistenze della singolarità incarognita, disabituata a solidarizzare, chiusa nelle quattro mura di un reality―e usciremo a riascoltar Radio Londra [ben prima di Ferrara, sottolineano i commenti]”

    Per finire, il cast.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. sarmizegetusa ha detto:

    Ai concetti fondamentali va aggiunta, per quanto sembri ridondante, la collettività, riassunta nel motto “tutti scrivono tutto”, ovvero ogni elemento costiututivo della narrazione prima, e ogni parte del testo poi, è scritto collettivamente.
    Staffette come quella del Sole 24 Ore non costituiscono scrittura collettiva, ma mera somma di processi individuali.

  2. Silvia Costantino ha detto:

    era il Grande Sottinteso che speravo si capisse :)

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