Costruire storie #2 e #3

Negli ultimi anni sono emerse con forza nuove pratiche di narrazione, spesso legate al medium della rete e alle forme peculiari di organizzazione del discorso che essa prevede. A pratiche creative in senso tradizionale  si sono affiancate presto esperienze di inchiesta e giornalismo, spesso ibridate. Il più significativo e innovativo strumento di analisi, sorto negli ultimi mesi su twitter, è lo #storify, attraverso il quale è possibile ricostruire la genealogia di una notizia, di un fenomeno o di un evento. Aggregando notizie provenienti in ogni istante dal web, lo #storify si configura come un vero e proprio mezzo narrativo, con il quale si fa, letteralmente, una storia. Se l’intento non è creativo, cioè di invenzione o finzione, lo sguardo rimane tale, dal momento che, a partire da dati “neutri”, costruisce una storia, cioè racconta. L’autore, o meglio gli autori, possono modificare in qualsiasi momento la narrazione, intervenendo a ri-selezionare il materiale usato, e contribuendo così a deviarla. La potenza di questa pratica si rivela giorno per giorno e produce continuamente nuove storie, nuove narrazioni. L’importanza di twitter nei movimenti politici sorti negli ultimi anni ha mostrato la centralità e la potenza del mezzo. Ma soprattutto dopo qualche mese o qualche giorno si può “rileggere” un evento: quello che è successo il 5 maggio scorso a Roma, ad esempio, o la settimana prima, sempre a Roma; in Egitto il 31 gennaio, o a Firenze il 13 dicembre. Oppure essere aggiornati sul fenomeno del femminicidio in Italia, o capire perché OWS ha scelto una ballerina che balla su un toro come logo.
La piattaforma di Pinterest consente invece di creare un archivio di foto, video, notizie sempre aperto e in espansione relativo a un determinato tema. I concetti di catalogazione e di mediazione delle informazioni si risignificano così acquisendo potenzialità nuove.
Gli usi che si possono fare dei social network, come di qualsiasi medium, sono molteplici e imprevedibili e necessitano di un’analisi che è ancora lacunosa, al di fuori degli utenti più consapevoli.
Proprio per non correre il rischio di feticizzare il mezzo digitale si deve però valutare ogni nuova possibilità con occhio attento e non aprioristicamente entusiasta (come fa jumpinshark quando analizza puntualmente Cowbird).
Se lo scopo è disintossicare l’evento bisogna riconoscerne la tossicità e approntare una nuova narrazione. Niente è se non è raccontato.
Un’altra forma in cui la comunità potenziale del web ha iniziato a esprimersi in tutta la sua forza è quella delle scritture dichiaratamente narrative. L’archetipo, e forse tuttora la forma più radicale, di tale genere di esperienza è il lavoro fatto da Wu Ming. Il collettivo permette infatti il libero accesso ai propri lavori, rendendoli modificabili continuamente da tutti i loro lettori: romanzi e racconti (La ballata del Corazza ad esempio, ora pubblicato in AaAM) sono nati così, da discussioni continue e costanti interazioni. Una forma più compiuta e strutturata è quella, invece, che hanno messo in atto Vanni Santoni e Gregorio Magini, i fondatori del gruppo SIC – Scrittura Industriale Collettiva. Attraverso un rigoroso sistema organizzativo, la SIC ha voluto far sì che “tutti scrivessero tutto”, organizzando un lavoro che, effettivamente, è “un’opera a duecento mani” (In territorio nemico). A SIC hanno fatto seguito altre esperienze simili (si veda la recentissima Cooperativa di Narrazione Popolare), e le interazioni tra testo e suo fruitore continuano a rivelarsi feconde, ottimi strumenti per affrontare il brulichio della contemporaneità.

Non solo di narrativa deve parlare, però, quando si guarda alla scrittura collettiva: si può anche in questo caso prendere Wu Ming come esempio, cinque persone “senza nome” che decidono di scrivere – e rendere fruibile – un saggio dalla portata di New Italian Epic. Anche in questo caso l’esempio è quasi estremo, ma utile per dare la dimensione di un fenomeno in grande espansione: la critica militante collettiva, la politica scritta in comune, che passa non solo attraverso i social network ma, molto, anche, attraverso blog e riviste collettive, appassionate, impegnate nell’immersione in ciò da cui sono costantemente circondate, forti della loro permeabilità.

Per il ciclo di incontri Costruire storie: nuovi linguaggi e nuove pratiche di narrazione 404: file not found e Lavoro Culturale vi invitano il 16 e il 17 maggio nell’aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena: parleremo di scrittura collettiva con Vanni Santoni, Gregorio Magini e eFFe (leDita, selfpublishinglab.com); parleremo di twitter, di #storify e nuove pratiche di narrazione con jumpinshark e Flavio Pintarelli.

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