Bonsai #19. Afterhours – Padania (Germi, 2012)

di Tommaso Ghezzi

Sommario retrospettivo di una carriera, Padania offre molteplici spunti relativi ad una dossografia globale della carriera degli Afterhours. Lungo quindici tracce connesse dalla rete concettuale dell’album, si avvertono echi di latenza venticinquennale. La prima impressione è che, al decimo album, Manuel Agnelli e compagni si siano voluti divertire. Al secondo ascolto si scopre qualcosa di più perché il concept è molto più complesso di come potrebbe apparire. Le linee melodiche ricorrono e le strutture delle canzoni seguono una linea tematica gelida ma istintuale, legata da una forza espressiva mai così ben gestita in nessun altro disco della band.
Globalmente il disco è una scossa risolutiva nei confronti di una stasi emotiva di un paese e più generalmente di uno stato d’animo. Alla luce dei valori testuali dei brani la Padania del titolo (il cui riferimento può essere letto sia politicamente che geograficamente, o ancora più concettualmente come luogo che non esiste di fatto) è uno stadio mentale costruito sul bigottismo, sull’indifferenza e la chiusura in se stessi in tempo di crisi. Una posizione dell’animo che ostruisce le possibili venialità creative dei soggetti, che rende le possibilità estetiche spente ed inutili e la diversità un pericolo. Spesso Agnelli insiste sulla dittatura interiore che ogni uomo vive, sullo sforzo neoromantico di diventare ciò che si è. Così come la potenza sonora delle chitarre distorte e dell’effettistica si impatta con le alternanze armonizzanti del violino di Rodrigo d’Erasmo e con la ricercata melodia della linea canora (La tempesta è in arrivo in questo caso rappresenta un esempio), allo stesso modo la liberazione dell’io dalla tirannia interiore emerge da ricadute triviali. A questo proposito gli Afterhours pongono due “messaggi promozionali” in una posizione mediana del disco, insieme a brani alienanti e dimessi come ci sarà una bella luce, in cui la coscienza positiva di un’eventuale riconquista dei valori sociali e umani viene disillusa.

La voce di Manuel Agnelli ci informa: “Potresti occupare questo spazio con degli spot promozionali per incrementare la tua attività e dare forza al tuo talento. Noi mettiamo a disposizione il nostro cd per degli spazi pubblicitari. Per informazioni contatta il nostro sito”.
La tracklist si conclude con una melodica ballata trasparentemente trafitta da una notevole ricercatezza nell’arrangiamento, per il quale torna – in veste straordinaria –  Enrico Gabrielli ai fiati. L’oscurità del testo della chiusura lascia un po’ l’amaro in bocca (è uno stato della mente/ e già lo so che col tempo, prima o poi / io mi ci ammalerò. / è uno stato della mente e so / che cè una dittatura / perché cè qui dentro me. / Io non so se sia sbagliato o no / So che son cambiato) ma la pacatezza armonica del brano lascia una piacevole voglia di alzarsi e cambiare le cose.
I flussi di ispirazione compositiva vengono evidentemente da Gutter Twins e Screaming Trees (Fosforo e blu, Ci sarà una bella luce), figlie delle collaborazioni statunitensi con Mark Lanegan e Greg Drulli, dal Demetrio Stratos degli esperimenti vocalici (Metamorfosi) e dagli stessi Afterhours del passato, nelle auto-citazioni formali di cui la title-track del disco può essere indicata come significante di riferimento.
In una storyline della band milanese questo disco rappresenta una nuova svolta, facilitata dalla produzione autonoma neonata (Germi); dopo la maturità raggiunta con Quello che non cè, la conseguente consacrazione della formula acquisita in Ballate per piccole iene e l’accenno alla sperimentazione con I milanesi ammazzano il sabato, il nuovo disco traccia l’orma di una terza età espressiva; dotata di caratura ideologica, pressione negli arrangiamenti ed effusione composita – forse inconscia, o comunque involontaria – di tutte le soluzioni acquisite lungo tutta una crescita artistica che ci ha regalato alcune tra le migliori perle del rock italiano.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. isabella ha detto:

    Chi ascolta gli afterhours non ha molti rapporti sessuali. Ho fatto una citazione. Anche se le citazioni sono pur sempre rimandi epistimologici di una Falsa Padania. Voto 6. Rimandato.

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