La lost generation europea: cosa vuol dire essere giovani e tirare a campare in UE

Traduzione dall’inglese di Umberto Mazzei

Questo articolo è precedentemente apparso su The Observer, domenicale di The GuardianLa versione originale è consultabile qui.

Da sinistra a destra, la classe di Civita Castellana: Martina Rossitto, Viola Caon, Maria Francesca Zozi, Elisa Di Pietro Paolo, Michele Stentella, Michela Moretti and Elena Cirioni. Fotografia di Christian Sinibaldi per The Observer

Viola Caon ha lasciato l’Italia per trovare un lavoro all’estero. Adesso è tornata per vedere come se la passano i suoi ex compagni di classe… e nella settimana in cui cifre scioccanti hanno mostrato con quale gravità la gioventù europea stia subendo la crisi della disoccupazione, parliamo anche con ventenni duramente colpiti in Atene e Madrid.

ITALIA
report di Viola Caon da Civita Castellana
Forse essere giovani non è mai facile. Ma essere un ventenne europeo raramente è stato più stressante.
Più di un quarto (28%) degli Italiani tra i 16 e i 24 anni è disoccupato. Il resto se la cava a fatica con stage non retribuiti o lavori mal pagati e con scarse garanzie.
Il nuovo primo ministro italiano, Mario Monti, si è impegnato ad aiutare i più giovani, promettendo tra le altre cose di aiutarli ad avviare un’impresa, ma mentre le misure di austerità colpiscono in profondità, per molti il futuro rimane incerto, perfino terrificante.
Ovviamente il problema non è solo italiano. La disoccupazione nell’Eurozona ha raggiunto livelli record. Secondo Eurostat, l’ufficio statistico dell’UE, 16,3 milioni di persone sono senza lavoro nei 17 paesi che hanno aderito all’euro. La testimonianza di una generazione perduta sta diventando lo scandalo di un continente. In Spagna il 51,4% nella fascia d’età 16-24 è senza lavoro. In Grecia la cifra è del 43%.
Mentre la crisi dell’Eurozona si aggravava, sono tornata nella mia città natale, Civita Castellana, 54 chilometri a nord di Roma, per incontrare i miei compagni di classe del liceo Giuseppe Colasanti. Michela, Maria, Elena, Michele, Martina ed io eravamo nella classe che si e’ diplomata del 2005.
Annunciando il suo piano di austerità da 30 miliardi di euro, Monti ha detto: “Saranno necessari dei sacrifici”. Gli abitanti di Civita quei sacrifici li stavano già sopportando da tempo. Civita Castellana è uno dei più grandi centri industriali della regione. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, circa il 90% della popolazione è stato impiegato nella produzione di ceramiche sanitarie e stoviglie, per le quali Civita è rinomata. Ciò che tutti ora chiamano “la crisi” qui è arrivato prima che altrove, poiché la città ha sofferto le conseguenze della globalizzazione e la competizione con la Cina, dove prodotti simili sono realizzati a minor costo. Molte industrie hanno chiuso; in migliaia sono senza lavoro.
La crisi del debito iniziata nel 2008 significa licenziamento incombente su coloro che hanno mantenuto il posto. E poi ci sono i giovani. Fare i primi passi nel mondo del lavoro non è mai stato semplice in Italia, dove spesso a contare sono soprattutto le conoscenze. Ma con il paese che dovrà affrontare un periodo di austerità nel prossimo futuro, e il PIL dell’intera Eurozona previsto in diminuzione dello 0,5% nel 2012, le prospettive sono desolanti.
E così, incontrare di nuovo i miei compagni di classe è stata davvero un’esperienza. La mia decisione, sei mesi fa, di vivere e lavorare a Londra era in parte dovuta alla situazione economica. Ma come se la stavano cavando i miei compagni?

Martina Rossitto, 25 anni, studentessa, laurea specialistica in Biologia Umana
“Sto facendo uno stage presso il laboratorio di fibrosi cistica all’ospedale Bambino Gesù di Roma. Sono stata fortunata perché lì fanno della ricerca seria. Ho avuto il posto perché conoscevo uno dei dottori del laboratorio. Non sono pagata, neanche le spese. Comunque, mi considero privilegiata, dato che la maggior parte dei miei compagni d’università lavora 12 ore al giorno e non ha nemmeno accesso a strumenti di ricerca di base. In Italia, scegliere di fare ricerca è un suicidio. Il governo continua a tagliare i fondi.”

Maria Francesca Zozi, 26 anni, studentessa, laurea specialistica in Beni Culturali
“Di solito mi dicono che la mia laurea sarà inutile. Io lo trovo incredibile: i governi continuano a investire in altri settori e tagliano i fondi alle discipline umanistiche e all’educazione. È semplicemente ridicolo. Il problema è che il settore pubblico – che include la maggior parte del nostro patrimonio artistico – è corrotto e inefficiente. Ho molti progetti in mente, mi piacerebbe frequentare un corso all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, ma non posso davvero permettermelo. Lascerei il paese se non fosse per il mio ragazzo che dice che dobbiamo rimanere e combattere per un futuro migliore”

Elisa Di Pietro Paolo, 25 anni, commessa, disoccupata
“Mi sono messa a cercare lavoro non appena ho finito il liceo sei anni fa. Ne ho trovato subito uno come commessa a Roma, con un contratto a breve termine. I miei datori di lavoro di solito me lo rinnovavano ogni anno, finché un giorno non l’hanno più fatto. Hanno perfino licenziato una ragazza che aveva lavorato per loro per cinque anni perché si era presa un congedo di malattia per una polmonite. Dallo scorso gennaio sono disoccupata e faccio lavori occasionali: in un campo vacanze, volantinaggio, e adesso in un progetto non-profit. Il problema è che, avendo lavorato come tirocinante, i datori di lavoro devono assumermi con un contratto adeguato, e per loro non è conveniente”.

Michele Stentella, 26 anni, DJ e studente di Scienze Politiche
“Ho fatto il DJ per anni. Oltre a fare alcune serate in un grande locale a Roma, ho anche iniziato a lavorare come produttore. Se le cose vanno bene, potrei anche firmare con un’etichetta importante. Ma la crisi ha colpito anche nel mio settore. Sempre più locali stanno chiudendo. La gente non può più permettersi di spendere molti soldi e tutti facciamo fatica ad arrivare a fine mese. Ho un marchio registrato e quattro ragazzi che lavorano con me. Spero veramente di poter continuare a fare questo lavoro. Nel frattempo studio e chissà che una laurea triennale possa tornarmi utile un giorno o l’altro”.

Michela Moretti, 25 anni, tirocinante avvocato
“Mi sono appena laureata in Legge e ho cominciato il tirocinio in uno studio legale vicino alla mia città, vicino Viterbo. Ovviamente, non mi pagano neanche le spese. Le uniche persone che conosco che vengono pagate durante il loro tirocino sono i figli di avvocati. Questi vanno nello studio legale dei loro genitori e vengono pagati. Con il discorso di Monti sulle liberalizzazioni delle professioni, tutto è ancora meno chiaro per noi. Stanno anche parlando di eliminare il tirocinio. Ci sarà una grande confusione.”

Elena Cirioni, 25 anni, apprendista radiogiornalista, occupata
“Ho fatto uno stage di due anni per una radio FM locale dove non mi hanno mai pagato neanche le spese. Fortunatamente ho avuto un’altra opportunità con una stazione radiofonica privata online che mi copre le spese e mi aiuta a ottenere il tesserino da giornalista. Lavoro dalle 15 alle 20 ore a settimana e vengo pagata 200 euro al mese. Il mio sogno era quello di diventare un’attrice di teatro e spero ancora di poter realizzare questa ambizione prima o poi. Il problema è che l’industria culturale è eternamente in crisi in Italia e non ci sono soldi per nuovi attori”.

GRECIA
report di Helena Smith da Atene

Da sinistra a destra, Christos Xeraxoudis, Evangelia Hadzichristofi e Giorgos Dimas. Fotografia di Milos Bicanski per The Observer

Le principali vittime della crisi economica della Grecia sono stati i suoi giovani, uomini e donne che non hanno mai conosciuto gli anni del boom, ma devono ora sopportare il peso di uno dei più duri progammi d’austerità d’Europa.
Con la disoccupazione a livelli record e il paese soffocato dai debiti che subisce il quinto anno consecutivo di recessione, quasi il 44% dei 907,953 senza lavoro è tra i 15 e i 24 anni. Per la prima volta dagli anni Sessanta, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 18,5%, secondo i dati rilasciati a novembre dall’ufficio nazionale di statistica. Quattro disoccupati su dieci sono giovani, sebbene a tre mesi di distanza, con sempre più imprese che stanno chiudendo, le cifre siano senza dubbio peggiori.
La mancanza di prospettive di lavoro e l’assenza di un formazione professionale per reindirizzare i nuovi disoccupati, i timori di un imminente collasso economico e i segnali che potrebbero essere necessari 10 anni prima che l’economia orientata al terziario cominci anche solo a riprendersi hanno spinto molti dei giovani migliori e più brillanti a guardare all’estero. Si ritiene che decine di migliaia di giovani greci si siano trasferiti oltreoceano negli ultimi due anni. Quasi sempre provenienti dalla élite istruita, sono andati verso altri paesi europei e fino all’Australia.
Una “skills expo” australiana da 800 posti tenutasi in ottobre ad Atene ha attirato 13mila candidati. I capi della comunità di Melbourne, meta di una simile migrazione greca negli anni Cinquanta e Sessanta, sono stati sommersi di richieste di laureati greci.

Christos Xeraxoudis, 24 anni, cuoco, disoccupato
“Sono un cuoco esperto e sto cercando lavoro da mesi. Ho mandato il mio curriculum ad alberghi e ristoranti di tutta la Grecia, ma di circa 50 domande inviate ho ricevuto una risposta solo una volta. Poi ho cercato lavoro nel Regno Unito, in Germania e Svizzera, dove ho dei parenti, ma non ho avuto risposte. Però sono ottimista. La Grecia doveva cambiare. Ha bisogno di essere ricostruita da capo. Ha così tanto da dare ma in un modo o nell’altro aveva smarrito la sua strada. Dopotutto, eravamo arrivati al punto di importare limoni dall’Argentina.”

Evangelia Hadzichristofi, 26 anni, interior designer, disoccupata
“Da un anno sono senza lavoro. È dura. Sono una interior designer e il nostro settore è stato colpito molto duramente. Avevo un stage al Museo Benaki [ad Atene], ma poi mi hanno scaricata e da allora è stato impossibile trovare un impiego. Ho cercato lavoro come segretaria, addetta al ricevimento, commessa e la risposta è stata sempre ‘no’. Sono arrivata al punto di contare ogni singolo centesimo e di dover fare affidamento su mio padre, che già è in difficoltà con la sua impresa. Ho appena fatto domanda per alcuni posti di lavoro in Inghilterra e ad Amsterdam perché almeno c’è sempre l’estero.”

Giorgos Dimas, 25 anni, cuoco, occupato
“Sono stato disoccupato per tre anni finché finalmente settimana scorsa ho trovato un impiego come cuoco. Sono ritornato a scuola per fare pratica come cuoco e mi son messo a imparare l’inglese, ma è stato veramente difficile. In fondo alla mia testa c’è sempre il pensiero che il ristorante nel quale sto per lavorare potrebbe fallire, visto che nessuno ha più soldi. Ma anche se potrebbero volerci un po’ di anni prima che la mia generazione trovi lavoro io in realtà credo che la crisi sia stata una buona cosa. In Grecia c’erano solo lavori per dipendenti pubblici e nient’altro. Doveva cambiare.”

SPAGNA
report di Diego Salazar da Madrid

Da sinistra a destra, Eduardo Caña, Marita Blázquez, Adriano Justicia e María Lázaro. Fotografia: Erik Molgora per The Observer

Non è esattamente il periodo migliore per essere un ventenne in Spagna. Secondo le statistiche di settimana scorsa, il 51,4% nella fascia d’età 16-24 al momento è senza lavoro, mentre il totale dei disoccupati ha superato la soglia dei 5 milioni.
Questa è stata spesso definita come la generazione meglio istruita di Spagna. Ed è anche quella che ha le prospettive più disperate. Anche quando sono abbastanza fortunati da trovare un impiego, la maggior parte di essi – circa il 60% – deve vivere con salari risicati e poche garanzie lavorative. Le opzioni migliori di solito sono stage o contratti a tempo determinato che permettono al datore di lavoro di licenziarli senza difficoltà. Attualmente la situazione è critica, come segnalato dall’appello del premier Mariano Rajoy settimana scorsa a Bruxelles. Rajoy ha chiesto un maggior “realismo” da parte di Bruxelles nei confronti degli sforzi della Spagna per ridurre il proprio deficit. Le misure di austerità stanno facendo tornare la Spagna nella recessione e il pericolo è che, di conseguenza, si debba sacrificare una generazione.
Circa una decina di anni fa, un nuovo termine era stato coniato per descrivere i giovani che guadagnavano mille euro al mese: i mileuristas. Adesso le cose vanno così male che questo termine dispregiativo descrive un’aspirazione irraggiungibile per i più.

Eduardo Caña, 23 anni, studente
“Sto studiando giornalismo ed economia e ho fatto ogni genere di lavoro sottopagato: servire birre nei bar sulla spiaggia di Valencia, lavorare nel settore edile in Galizia, scaricare frutta dai camion e riempire le borse dei clienti Ikea. Non sono mai stato pagato più di 7 euro l’ora. Ho anche lavorato come stagista in un giornale, quasi gratuitamente. Una mia amica lavorava in un giornale per meno di 400 euro al mese. Il suo contratto a termine è scaduto e mi hanno chiamato per offrirmi lo stesso lavoro, ma come stagista non retribuito. L’ho trovato davvero offensivo. Finirò la scuola il prossimo giugno e se non salta fuori nulla penso di andarmene all’estero.”

Marita Blázquez, 25 anni, studentessa
“Mi è stato impossibile trovare un impiego nel mio campo. Nella mia città, Granada, ho lavorato come sorvegliante nell’area bambini di un centro commerciale e quella è stata l’esperienza più vicina che ho avuto al lavorare con i bambini, che è sempre stato il mio obiettivo da quando ho iniziato a studiare. Sono venuta a Madrid ma tutto quello che son riuscita a rimediare sono stati due impieghi part-time, prima in un grande magazzino e poi in un negozio di abbigliamento, dove mi hanno assunta come commessa con un contratto illegale da 3 euro l’ora. Quando ho chiesto condizioni migliori il mio capo mi ha licenziato. Ho ricominciato a studiare per diventare insegnante. Ma ogni anno si liberano solo pochi posti per cui non ho davvero idea di cosa farò dopo.”

Adriano Justicia, 27 anni, fotografo, disoccupato
“Sono un fotografo e ho anche una laurea in cinema, ma non sono mai riuscito a trovare un impiego in una di queste aree. Ho lavorato come venditore telefonico, nella vendita di carte di credito e anche come reclutatore di beneficienza per la Croce Rossa per davvero pochi soldi. Sono tornato a studiare per prendere una laurea in produzione televisiva, che include un tirocinio non retribuito. Dopodiché se non trovo un lavoro, penso che sarò costretto a tornare a Berlino, dove ho passato un paio di mesi come stagista in uno studio fotografico. Date le circostanze, sembra la soluzione migliore, anche se è sempre difficile lasciare il tuo paese.”

María Lázaro, 25 anni, guida e agente pubblicitario, disoccupata
“Sono arrivata a Madrid per lavorare come manager per il museo del Real Madrid. Ho lavorato al museo dello stadio Santiago Bernabéu per due anni finché non mi hanno licenziata sei mesi fa. Da allora ho fatto lavori temporanei, tre o cinque giorni come hostess in fiere e convegni di affari, la maggior parte dei quali senza nessun tipo di contratto. Il mio ragazzo lavora come grafico e gli è appena stato offerto un posto a Zaragoza, quindi probabilmente ci trasferiremo lì. Io sono appena stata riammessa a scuola, dove spero di prendere una laurea specialistica, per vedere se mi aiuta a trovare finalmente un lavoro”.

4 Comments Add yours

  1. lomboreb ha detto:

    Ciao, sono un giovane 28enne di Bologna che ha deciso di costruirsi da solo il proprio futuro senza aspettare che qualcun altro lo faccia per me.
    Le possibilità sono tante, ma bisogna saperle coglierle al volo.
    Smettiamola di piangerci addosso e di aspettare che gli altri risolvano i nostri problemi.
    Riprendiamoci il controllo del nostro futuro.

    http://networkleader.wordpress.com

  2. Viola ha detto:

    Ciao giovane 28enne di Bologna.
    Anche io ho “deciso di costruirmi da sola il futuro”, in un certo senso. Mi sono trasefrita a Londra e ho fatto un master in giornalismo internazionale perche’ ho ritenuto insostenibile la prospettiva di iniziare la carriera in Italia. Con dolore, pero’.
    Non credo infatti che quelli che sono rimasti in Italia e non riescono a trovare lavoro si piangano addosso se denunciano la situazione.
    Soprattutto, non credo si possa offrire come soluzione il “costruiamoci il nostro futuro da soli” , sottintendendo peraltro che gli intervistati – come tanti altri giovani italiani – non stiano lo stiano gia’ facendo, con scarsi risultati per motivi quasi sempre independenti dalle loro capacita’.
    Al di la’ delle scelte individuali, non credo dovremmo dimenticare di difendere il diritto di tutti a vivere e costruirsi un futuro nel paese dove si e’ nati ad esempio, il che ormai per molti italiani e’ diventato un lusso.
    Infine, la capacita’ di alcuni di ottenere un buon lavoro in Italia grazie a intraprendenza e abilita’inviduali non diminuisce di certo l’urgenza e la concretezza del problema occupazione nel paese.

    1. IK ha detto:

      Viola ha ragione. Io ho lasciato l’Italia da anni, ho studiato e lavorato in Germania, Spagna, Francia e ora ho un lavoro fisso a Parigi. Ho «costruito un futuro da solo» ma la ferita è enorme, e resterà sempre. E’ ingenuo credere che fuggire non costi nulla: è emigrazione di lusso, ma resta emigrazione. E parlare, pensare assieme è importantissimo. Non ha nulla a che vedere con il piangersi addosso.

      Bellissimo articolo, grazie al sito e grazie a Viola.

  3. sarmizegetusa ha detto:

    se non lo reputassi improbabile, mi verrebbe da pensare che una copia del manoscritto di Europa è passato dalle parti di voi 404… ma ovviamente è sincronicità: uno dei protagonisti faceva (ma senza chiedere, a memoria, e lì si parla di 30enni) un’operazione analoga con i propri compagni, traendone auspici luttuosi.

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