Quando il Comune ostacola il comune: l’esperienza del Consorzio Cooperative Sociali Icaro a Santa Maria Capua Vetere

di Claudia Crocco

Occupazione del tetto del Comune di Santa Maria Capua Vetere da parte dei parcheggiatori della Cooperativa Sociale Parcheggiatori Sammaritani

4. Gli enti locali, le regioni e lo Stato, nell’ambito delle rispettive competenze, riconoscono e agevolano il ruolo degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle associazioni e degli enti di promozione sociale […]. Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ha tra gli scopi anche la promozione della solidarietà sociale, con la valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata.
(http://www.parlamento.it/parlam/leggi/00328l.htm)

La gestione del welfare in Italia è stata spesso affidata a cooperative e associazioni no-profit, che godono di particolari agevolazioni legislative. Secondo l’Istat, nel 2005 soltanto le cooperative sociali in Italia erano 7363, con una crescita oltre il 30% rispetto al 20021. L’atteggiamento con cui si tende a guardare a questi enti è di solito pregiudizialmente positivo e di fiducia da parte degli utenti: i principi cardine di una società cooperativa dovrebbero essere mutualità, solidarietà, democrazia. Un riconoscimento dell’importanza del sistema cooperativo nel nostro Paese c’è anche nella costituzione, dove l’articolo 45 riconosce “la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata”.
Le pagine che seguono si propongono di raccontare la vicenda di una cooperativa campana, che negli ultimi quindici anni è stata amministrata senza rispettare il principio di mutualità e di parità di diritti fra i soci, sfruttandone una parte, calpestando o tacitamente corrompendone le possibilità di democrazia interna, finalizzando tutte le attività all’arricchimento dell’amministrazione. La Cooperativa Parcheggiatori Sammaritani, affiliata al Consorzio di Cooperative Sociali Icaro, è stata considerata dai suoi amministratori e da una parte della classe politica un mero strumento di gestione e creazione del consenso, oltre che di accumulazione e smistamento di soldi. Da cinque mesi a questa parte, la sua gestione ha preso una piega diversa, e sta tentando di proporsi come un esempio vincente di amministrazione comunitaria e dal basso, non senza difficoltà e tentativi di ostracismo. Per questo motivo ripercorrerne alcune tappe può essere importante per non lasciare quest’esperienza alle pagine di cronaca locale, poiché senz’altro la trascende.

Il Consorzio di Cooperative Sociali Icaro è stato creato nel 1995 a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta;  ne è diventato subito presidente Gabriele Capitelli, ex professore di educazione fisica. Negli ultimi quindici anni è riuscito ad ottenere la gestione di oltre 111 cooperative in tutta la Campania (fra cui Aversa e Casal di Principe) oltre che in Lazio, Sicilia e Liguria. I settori interessati vanno dal reinserimento lavorativo, all’assistenza sociale, fino alla gestione dei parcheggi cittadini. La Cooperativa Parcheggiatori Sammaritani (da qui in avanti CPS) è nata così, affiliata a questo consorzio, nel 1999; ne è stato nominato presidente Michele Arciprete, nipote di Capitelli. Da allora in poi tutti gli amministratori della cooperativa l’hanno considerata null’altro che un modo per far soldi e per generare ed alimentare meccanismi clientelari, almeno fino al maggio 2011.

Il primo appalto per la gestione dei parcheggi a Santa Maria Capua Vetere è stato vinto dal Consorzio Icaro nel 2002; la Icaro lo ha affidato alla CPS.  Il 21 novembre 2007 è stata firmata una nuova convenzione fra Comune e Cooperativa, con una novità: la CPS non si è impegnata a firmare il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), che teoricamente garantisce il rispetto di uno standard minimo di tutela dei diritti dei lavoratori sulla cui importanza si ritornerà più avanti. Da quel momento in poi, i diritti dei parcheggiatori sono stati calpestati ogni volta che è stato possibile.
Secondo l’impegno preso inizialmente dalla cooperativa con il comune di SMCV, i lavoratori avrebbero dovuto essere non meno di trenta e, in base ai loro contratti di assunzione, avrebbero dovuto lavorare per quaranta ore settimanali. Il loro salario non sarebbe stato fisso, ma calcolato appunto sulla base del numero di ore lavorative effettuate. La realtà delle cose, dal 2007 al 2010, è stata ben diversa. Meno di un anno dopo l’ottenimento del secondo appalto, nel 2008, ci sono stati i primi cinque licenziamenti. Il motivo ufficiale sono state le “ristrettezze economiche” della cooperativa, acuite dal “cattivo andamento del mercato”. Per questo stesso motivo, i turni di lavoro sono stati organizzati in modo che a nessun parcheggiatore potessero essere assegnate più di trenta ore, se non meno: ciò ha determinato salari di circa trecento euro al mese. Nello stesso tempo, le retribuzioni dei due ‘quadri’ della cooperativa, cioè il presidente e una segretaria, hanno continuato ad essere di gran lunga superiori rispetto a quegli degli altri lavoratori; e oltretutto corrisposti senza alcun calcolo di ore lavorate, ma come retribuzione mensile forfettaria, nonostante le presunte ‘ristrettezze’. Ma è solo un caso.
Alla fine del 2010 ci sono stati altri licenziamenti, proprio dopo una lunga battaglia sindacale condotta da alcuni parcheggiatori (affiancati dall’ Unione Sindacale di Base (Lavoro Privato, Camera del Lavoro Territoriale di SMCV.), che avevano protestato contro l’annuncio del mancato pagamento delle tredicesime. L’amministratore della CPS  aveva scaricato le responsabilità della situazione sull’Amministrazione Comunale, lamentando il mancato pagamento di alcuni debiti contratti; ed indirettamente appoggiando la protesta dei lavoratori davanti al municipio. Quello che la dirigenza della Cooperativa aveva capito era che le proteste dei lavoratori potevano non rivelarsi soltanto una spinosa questione da risolvere, ma al contrario un metodo per fare pressioni sulla classe politica ed ottenere l’ampliamento delle ‘strisce blu’. Forse è un caso che le aree destinate al parcheggio a pagamento siano aumentate in maniera considerevole, quasi esponenziale, negli ultimi 9 anni, soprattutto grazie al “contributo” del più volte Assessore alla viabilità Nicola Leone, passato in tutta fretta dal Partito Democratico al Partito Socialista (tuttora consigliere comunale e “stampella” politica di Carlo Russo, nuovo assessore alla viabilità).

Si arriva così al 2011, annata particolarmente movimentata per la Icaro e per la CPS: già durante i primi mesi dell’anno la cooperativa è stata travolta da uno scandalo che ha costretto il presidente a dimettersi. Il consorzio, infatti, gestiva anche alcuni terreni confiscati alla camorra nella zona di Pignataro Maggiore; ma a marzo è stato arrestato Giorgio Magliocca, sindaco di Pignataro, ed è stato indagato lo stesso Capitelli, presidente della Icaro. Anche il consorzio sammaritano, come l’associazione no profit Mondotondo, è accusato di aver permesso che i territori confiscati diventassero di nuovo controllati dal clan Lubrano .
Due mesi dopo, alle 15:00 del 16 maggio 2011, il presidente della CPS Arciprete convoca un’assemblea presso la sede del Consorzio Icaro (del quale, come si è detto, la stessa Cooperativa è membro organico), annunciando una crisi finanziaria. L’assemblea si tiene poi il 23 maggio alle tre di pomeriggio: Arciprete comunica a tutti che la cooperativa ha 171.000,00 euro di debito, e che per questo motivo l’unica soluzione possibile è scioglierla. Apparentemente si tratta di una mossa controproducente; ma la valutazione di questa proposta cambia, se si ricorda che 16 maggio 2011 è stata una data importante anche per un altro motivo: proprio alle 15:00 si erano chiuse le urne elettorali. A Santa Maria Capua Vetere, come in molte altre città italiane, si votava per la nomina del sindaco e del consiglio comunale; come molti prevedevano, è stato eletto sindaco Biagio Di Muro, figlio di ‘don’ Nicola Di Muro, ex-sindaco, più volte accusato di concussione e associazione a scopo camorristico.
Forse è un caso che la proposta di scioglimento della cooperativa sia giunta proprio nel momento in cui è cambiata la composizione del Consiglio Comunale, alcuni membri del quale erano direttamente collegati alla CPS –  e, quindi, alla Icaro. È solo un’ipotesi che Arciprete e Capitelli avessero l’intenzione di ripristinare quei rapporti “fiduciari” che per tutto il precedente quindicennio (di centro-sinistra) erano intercorsi tra le Amministrazioni Comunali, la Icaro e una certa parte del professionismo cittadino, spesso imprenditoriale. È solo un’ipotesi che l’obiettivo fosse la creazione successiva di una nuova società di gestione dei parcheggi (o cooperativa), nella quale avrebbero fatto trasmigrare alcuni dipendenti, isolando e lasciando senza lavoro i più politicizzati, ed inserendo nuove persone vicine alla nuova dirigenza politica.
Per indurre gli altri membri della cooperativa, cioè i parcheggiatori stessi, a votare per lo scioglimento (unica decisione che il Presidente non poteva e non può prendere da solo), Arciprete minaccia almeno sei licenziamenti e la riduzione delle ore lavorative per ciascuno a 24 ore settimanali, o a 18 part-time: che vuol dire nemmeno 300,00 euro al mese di retribuzione, escludendo gli assegni familiari. Forse è un caso, ma per una volta le minacce non servono. Forse per un moto di orgoglio, forse perché 278 euro al mese sono veramente troppo pochi, per chi ha una famiglia a carico; fatto sta che i parcheggiatori questa volta non ci stanno.  Insieme al sindacato, proclamano uno sciopero ad oltranza, fino all’ottenimento del risultato vertenziale, proprio a ridosso del ballottaggio (durante i quali Arciprete fa lavorare abusivamente i dipendenti di un’altra società di parcheggi). È a questo punto che Michele Arciprete si dimette da presidente della cooperativa.
Durante l’assemblea successiva, il 17 giugno 2011, vengono formalizzate le sue dimissioni, e inizia un nuovo periodo per la Icaro. La cooperativa non si chiude, i lavoratori ed i sindacalisti – che non li hanno mai abbandonati in quei mesi di agitazioni e frustrazioni- riescono a fare fronte comune; è eletto un nuovo presidente, e per la prima volta si tratta di qualcuno che è sullo stesso piano degli altri lavoratori: Pietro Zibella, fratello di un ex-parcheggiatore licenziato tempo prima, è stato un parcheggiatore fino a quel momento, e continuerà ad esserlo nei mesi successivi. Diventa ufficialmente presidente il primo settembre, e la sua prima decisione è quella di reintegrare l’ultimo lavoratore che era stato licenziato (Pasqualino Ventrone). L’obiettivo successivo è il raggiungimento di una perequazione dei salari fra i membri della cooperativa: una nuova fase sta per iniziare, all’insegna di una gestione ‘dal basso’ e comunitaria.
Qualche dato sui risultati ottenuti dalla nuova gestione. Nei primi due mesi, sono stati guadagnati 10.000 euro in più rispetto alla mensilità precedente; anche nei successivi, la produttività ha continuato a crescere. Sono stati reintegrati dei lavoratori, e si prevede il reintegro totale per fine 2012; a tutti i parcheggiatori è pagata la tredicesima. Le ore di lavoro settimanale sono aumentate, e fra i principi alla base della nuova organizzazione c’è l’uguaglianza dei salari, per tutti – ‘amministratori’ compresi. Per questo motivo è approvato un protocollo sindacale, in base al quale è deciso che in tempi di crisi non c’è bisogno di impiegati: tutti quelli che sono all’interno della cooperativa devono effettivamente lavorare come ‘ausiliari del servizio pubblico’, o uscirne. Una delle due ex-figure di ‘quadro’ si dimette poco dopo. Tutto avviene nella più totale trasparenza. Mentre ogni attività o spostamento di denaro è verbalizzata, molto più di prima, emergono delle ombre sui conti e sui verbali della gestione precedente: come spiegare gli atti di acquisto di un furgoncino nuovo mai visto realmente da nessuno, e le migliaia di euro spese in ‘consulenze legali’ continue? Forse è un caso che gli avvocati a cui erano stati pagati quei soldi fossero politicamente collegabili a persone presenti all’interno dell’amministrazione Giudicianni prima, e di quella Di Muro poi. È solo un’ipotesi che il pagamento di queste somme di denaro a membri del consiglio comunale e il contemporaneo aumento di ‘strisce blu’ (ossia zone destinate al parcheggio a pagamento, che avrebbero aumentato le entrate della CPS, e dunque della Icaro) siano connessi.
L’appalto per la gestione dei parcheggi alla CPS scadrà nel novembre 2012. Nonostante l’attuale amministrazione stia andando molto bene, ha deciso di non presentarsi alla prossima gara d’appalto, nella convinzione che la gestione di ogni parte del suolo cittadino, parcheggi compresi, debba essere affidata alla gestione pubblica e non privata.  Le cose sembra vadano sempre meglio, ed è solo un’ipotesi che questo sia legato al codice di trasparenza che si è implicitamente data la nuova gestione operaia, o allo spirito egalitaristico che la guida. È un fatto, però, che i conti ora tornano – o almeno tornano quelli nuovi. Rimangono, invece, i vecchi debiti.
Il 24 gennaio scorso il comune ha contestato al Consorzio Icaro irregolarità della CPS con il DURC, documento unico di regolarità contributiva. Si tratta di un documento importante, che chiunque abbia avuto a che fare con appalti pubblici conosce bene: attesta l’assolvimento, da parte dell’impresa, degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di INPS, INAIL e Cassa Edile . Per poter mantenere un appalto pubblico, è indispensabile che il DURC sia presentato e che sia in regola. Per dieci anni questo non è successo regolarmente: il debito con l’INPS risale al 2005, quello con l’INAIL al 2010; ma forse è un caso che il Comune di Santa Maria Capua Vetere non abbia mai preso provvedimenti. È solo un’ipotesi che la contestazione sia arrivata proprio ora che la gestione della CPS sta sfuggendo al controllo diretto del Consorzio e della classe politica locale. Il consorzio ha immediatamente notificato alla CPS la contestazione, comunicando la revoca dell’affidamento della gestione del servizio a partire dall’11/02/2012. Fra dieci giorni tutti i parcheggiatori potrebbero il posto di lavoro, per colpa di debiti pregressi e sostanzialmente imputabili alla cattiva gestione dei precedenti amministratori; il loro esperimento di gestione dal basso della cooperativa, fino ad ora anche economicamente più produttivo, rischia di interrompersi dopo appena sei mesi. Per questo motivo è stato dichiarato lo stato di agitazione permanente. Fino ad ora, i parcheggiatori hanno agito in due modi: con proteste ed iniziative come l’occupazione del tetto del Comune di Santa Maria Capua Vetere (foto in alto); con la decisione di rinunciare al proprio stipendio per una o più mensilità, per poter coprire i debiti contratti dai loro precedenti ‘padroni’. La resistenza continua, ma fino a che punto sarà possibile?

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