Recensione a “Il re pallido” di David Foster Wallace

Questa recensione è già apparsa sul numero 7 di “alfalibri”, attualmente in edicola in allegato al numero 15 di “alfabeta2”. È il risultato di un lavoro di scrittura collettiva della redazione di 404: File Not Found.

Il re pallido, il libro al quale David Foster Wallace stava lavorando negli ultimi anni prima del suicidio, è un testo molto controverso. Pubblicato da Little Brown & Company e tradotto per Einaudi da Giovanna Granato, sembra essere il classico “romanzo postumo”. La forma in cui è stato pubblicato dal suo editor, Michael Pietsch, è tuttavia fuorviante e non dà ragione della sua estrema frammentarietà e sostanziale incompiutezza. La struttura del romanzo è costruita a posteriori e il suo senso ultimo spiegato negli “Appunti e divagazioni” dell’autore, posti alla fine del libro, in cui le esplicazioni rendono evidente quanto il romanzo fosse ancora in fieri. Se molti capitoli sembrano elaborati a un livello stilistico ormai compiuto (e alcuni erano già stati pubblicati su riviste e giornali), la connessione fra essi è labile quando non assente. L’obiettivo dell’operazione romanzesca è ricostruibile da una serie di dati extratestuali, ma il testo non lo mostra ancora a sufficienza. Il personaggio omonimo all’autore, che complica la ricezione e contribuisce a mescolare le voci narrative, non ha una funzione che ne giustifichi appieno la presenza, non fungendo né da collante informativo né da pilastro strutturale. La posizione reciproca dei capitoli è svilita da una scelta dichiaratamente editoriale che contribuisce al senso di precarietà complessivo. Probabilmente sarebbe stata preferibile una pubblicazione sotto altra forma che rendesse conto degli ultimi, straordinari, scritti di Wallace, senza azzardare una legatura editoriale che nel testo non c’è. La struttura è “tornadica”, ma l’occhio del ciclone si intravede appena.
Se rintracciare un’unità stilistica o strutturale è esercizio velleitario, nondimeno l’opera presenta una continuità tematica che orbita intorno al dominio della noia.
Mentre Infinite Jest scaturisce da una riflessione sul binomio desiderio-dipendenza, Il re pallido tenta una risposta a cosa ci renda così sensibili a questa dialettica.
L’azione, pur frammentata in rivoli di storie separate, ha nelle vicende dell’Agenzia delle entrate di Peoria il suo centro gravitazionale. Luogo fisico in cui convergono tutte le storie dei personaggi – tra cui anche quella del personaggio-autore Wallace, che dice di avervi lavorato nel biennio ’85-’86 –, l’Agenzia non è solo il ‘contenitore’ delle singole vicende: è elemento fondante e primario della narrazione e condiziona le esistenze dei protagonisti.  Personaggi tipicamente wallaciani – per modi, ossessioni e idiosincrasie – descrivono un mondo segnato dalla ripetizione, al punto che compilare la dichiarazione dei redditi o girare una pagina divengono gesti costituenti di una noia quasi metafisica per portata e pervasività.
La sfida che investe Il re pallido, quindi, è quella di stabilire che tipo di valore sia presente in quel genere di serialità e coazione a ripetere, che per sua stessa definizione sembra opporsi a qualsiasi idea di interesse o di valore. Eppure la capacità di resistere alla noia ha in sé qualcosa di eroico. Non è un caso che  un professore di Contabilità indichi negli impiegati del fisco gli autentici eroi del nostro tempo. Nel dizionario di questo inaspettato eroismo la parola chiave è forse ‘consapevolezza’, vale a dire la capacità di riconoscere il proprio posizionamento qui e ora. Per giungere a questa condizione si impone una soglia altissima di concentrazione, che si ottiene solo oltrepassando il rumore di fondo della noia: per gli impiegati dell’Agenzia, annoiarsi è un processo di autodefinizione.
Il personaggio di Shane Drinion, significativamente detto “mister Excitement”, è l’unico che sembra aver superato il conflitto noia/consapevolezza: Drinion non è capace di provare attrazione, interessi, partecipazione emotiva, persino solitudine. Di fatto, è totalmente immune alla noia. Per questo appare agli altri impiegati come inaccessibile e imperturbabile, e letteralmente capace di qualsiasi cosa (“se sei immune alla noia, non c’è letteralmente nulla che tu non possa fare”). Ma la conseguenza di un simile esercizio astrattivo è così radicale da comportare la definitiva perdita di qualsiasi umanità.
Le traiettorie individuali dei personaggi sono comunque inserite nell’immagine di un contemporaneo americano che, come al solito in Wallace, non è solo uno sfondo.

“Il paio d’anni in questione hanno visto una delle più grandi burocrazie del mondo subire uno sconvolgimento in cui ha cercato di riconcepirsi come non- o perfino antiburocrazia. In realtà faceva paura; era come vedere un’enorme macchina prendere coscienza e sforzarsi di avere i pensieri e le sensazioni di un vero essere umano”.

Racconto di una “trasformazione epocale”, Il re pallido descrive la riconversione dell’Agenzia delle Entrate da ente di servizio pubblico a impresa a scopo di lucro durante gli anni Ottanta. Se in Infinite Jest la scena era collocata già dopo la mutazione, qui se ne raccontano le origini: il declino della responsabilità individuale dei cittadini di fronte allo Stato e il dilagante egoismo individuale è ancora più significativo perché riferito alla percezione del proprio ruolo nella cosa pubblica. “Ci stiamo trasformando in cittadini che consumano anziché in cittadini che producono” vale come una perfetta fotografia dell’epoca reaganiana, i cui effetti si ripercuotono in maniera radicale sulle esistenze individuali, fino almeno al 2005, anno in cui David Wallace decide di raccontare la sua esperienza all’Agenzia. Ci si può chiedere perché raccontare questa storia venticinque anni dopo. Il fatto è che in questo quarto di secolo si è compiuto il passaggio da produttori a consumatori e la conseguente automazione dell’individuo. L’eroismo del contabile risiede nella sua capacità di selezionare e discernere le informazioni, rompere il flusso e agire solo sulla porzione di realtà a cui è destinato. Tuttavia, questa è la tentazione a cui non bisogna cedere. Appare necessario, infatti, un nuovo eroismo: allargare il proprio angolo visuale, senza perdere nessuna comprensione locale del reale.
In altre parole, Il re pallido suggerisce che per sfuggire a un destino di esclusivo consumo dell’esperienza – rimanendo umani – occorrano capacità di scelta, consapevolezza e concentrazione. A chi voglia percorrere questa strada, come si legge in Questa è l’acqua, “augurare buona fortuna sarebbe troppo poco”.

4 Comments Add yours

  1. MatteoG ha detto:

    Bella recensione..ma uno come me che vuole comprarlo e leggerlo non capisce però se davvero ne vale la pena: se cioè prevale DWF o solo la sua immagine pallida posta sotto rilegatura.
    Mi aspetto un commento sincero :)

  2. Marco Mongelli ha detto:

    Parlo a titolo strettamente personale: la seconda che hai detto :p
    CIò non toglie che, come detto nella recensione, ci siano capitoli strepitosi.

  3. AlexM ha detto:

    Da comprare e da gustarsi fino all’ultima pagina, nessun dubbio. Se si accettano gli inevitabili limiti strutturali messi in evidenza dalla recensione (raccordi tra i vari capitoli spesso oscuri, personaggi abbozzati e poi abbandonati e intenzioni degli stessi spesso poco chiare), Il re pallido rimane una lettura imperdibile per la capacità narrativa del suo autore nel definire personaggi (anche quelli solo abbozzati),stati d’animo,situazioni, per la capacità di fondere comico e tragico.

    1. G.Luca ha detto:

      completamente d’accordo con AleM:
      non si tratta di un capolavoro, certo. Ma ce ne fossero di opere di questo livello.
      e poi leggere le note a fine libro, le idee che DFW aveva in serbo per svilupparlo…bè, vale la pena.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...