Mondrian: l’armonia perfetta

di Flaminia Beneventano

Roma, Complesso del Vittoriano

8 ottobre 2011 – 19 gennaio 2012

Finalmente è arrivata a Roma una mostra interamente dedicata a Piet Mondrian (1872-1944), l’artista ricordato per le sue composizioni geometriche dal reticolato multicolore. Finora dovevo accontentarmi delle poche tele esposte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna in Piazza Thorwaldsen; queste, però, non sono che la punta dell’iceberg di tutta la produzione di Mondrian. E, soprattutto, non rappresentano che una sola fase della sua pittura, un assaggio parziale e incompleto di tutti gli stili che l’artista ha sperimentato. Gli amanti dell’arte contemporanea lo apprezzano, affascinati dal suo stile, ma pochi ne conoscono davvero pienamente il background artistico-culturale e sanno comprendere a fondo i suoi dipinti. Chi sa, per esempio, che Mondrian – astrattista per eccellenza – ha iniziato la sua carriera come pittore realista di soggetti prevalentemente naturalistici? E che ha dipinto anche lui in perfetto stile cubista? Una mostra interamente dedicata alla sua opera consente una visione di insieme, un incontro più approfondito con il pittore la cui crescita graduale è spesso adombrata dall’eclatante successo del suo stile maturo – quello, appunto, delle rette nere su sfondi colorati. Per conoscere davvero Mondrian, vale insomma la pena di farsi una passeggiata tra le sale del Vittoriano.
Le opere tracciano la costante ricerca di armonia da parte dell’artista dal suo esordio negli ultimi decenni del XIX secolo, fino al 1944, data della sua morte. La mostra ospita anche opere di contemporanei che hanno influenzato il pittore olandese, contribuendo a definirne la personalità artistica in tutte le sue fasi.

Le prime sale sono dedicate ai dipinti giovanili, di tipo realista e agli studi di alberi. Questi ultimi sono particolarmente importanti all’interno della produzione di Mondrian, in quanto preludio dell’attenzione che l’artista dedicherà – soprattutto durante la fase neoplastica ‒ all’equilibrio reciproco di rette orizzontali e verticali, ravvisabili già nell’intreccio dei rami di un albero.
È altrettanto ricca la sezione della mostra dedicata alla successiva fase della pittura di Mondrian, che lo vede pienamente partecipe del simbolismo, diffuso in Europa già dalla fine del XIX secolo. Durante questi anni è fondamentale per l’artista la frequentazione del pittore Jan Toorop, del quale è in esposizione un’ampia serie di dipinti. Alla tendenza simbolista si accompagna la predilezione per la teosofia, che si traduce, sul piano artistico, in una prima dissoluzione delle figure e in una ricerca di equilibrio che supera i confini della singola immagine. Questa fase, insieme con la tendenza cubista, alla quale Mondrian si avvicina ispirato da Picasso e da Georges Braque, non è che una transizione verso la completa maturità artistica del pittore, ovvero la fase astrattista neoplastica.
L’ultimo Mondrian, successivo agli anni della Prima Guerra Mondiale, è quello che definiremmo il “Mondrian per antonomasia”: le sue linee rette verticali e i contrasti tra colori primari sono, probabilmente, tra gli elementi più noti della sua pittura. Risale a questi anni l’adesione al movimento artistico De Stijl, nato in Olanda a partire dall’omonima rivista. All’inizio del percorso-mostra si trova una sala interamente dedicata alla spiegazione – per i non addetti ai lavori – degli elementi costitutivi della pittura di Mondrian e del suo stile; lo spettatore è quindi in grado di capire più a fondo il significato della sua pittura, soprattutto nella sua fase astrattista.
Il solo uso di linee nere verticali e orizzontali – mai diagonali – e i contrasti dei colori primari (rosso, blu giallo) contrapposti ai non colori (bianco, grigio) sono gli strumenti che Mondrian adotta per ricercare armonia ed equilibrio. Una composizione ridotta all’essenziale, ma dotata della forza necessaria per diventare una pietra miliare dell’arte contemporanea. Costretto a trasferirsi a New York sotto la minaccia nazista, Mondrian vive i suoi ultimi anni affascinato dal ritmo del jazz e dal dinamismo della metropoli americana: l’esilio lo rinvigorisce, dando una nuova spinta alla sua arte. Purtroppo, però, la porzione della mostra dedicata a questa fase è meno ricca delle precedenti e, soprattutto, le opere di artisti contemporanei prevalgono rispetto a quelle dello stesso Mondrian.
La sezione più carente è proprio quella che raccoglie le opere più celebri e sulla quale si concentrano, probabilmente, le maggiori aspettative del pubblico. Tuttavia, il raffronto tra coevi è quantomeno efficace per cogliere lo spirito del periodo in cui il movimento si iscrive, e le caratteristiche salienti dello stesso neoplasticismo. Anche la forte presenza di opere giovanili di Mondrian, appartenenti a fasi meno conosciute favorisce sicuramente la riflessione sullo sviluppo e sulle esperienze che hanno condotto l’artista – durante la sua ricerca di equilibrio e proporzione ‒ all’approdo nell’astrattismo. L’intero percorso è anzi uno strumento necessario per cogliere la progressiva crescita dell’artista e l’essenza delle sue opere finali.

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