Roland macchine e animali

di Silvia Costantino e Camilla Panichi

Il 18 e 19 settembre, all’interno del festival Pordenonelegge, si è tenuta una piccola ‘anticipazione’ di un progetto dal nome curioso: Roland – Macchine e animali. Il nome nasce dall’incontro di una vecchia macchina tipografica di marca Roland e dal ricordo di un particolare elefante marino, narrato dalla scrittrice croata Dubravka Ugrešić nel Museo della resa incondizionata (Bompiani 2002). Nel giardino zoologico di Berlino, racconta la Ugrešić «c’è un’insolita vetrina. Sotto vetro si trovano gli oggetti recuperati nello stomaco dell’elefante marino Roland, spirato il 21 agosto 1961. Oggetti persi dai visitatori e prontamente ingoiati dall’animale: braccialetti, monetine, lattine di birra, una bussola, un mazzo di chiavi […]».
Roland spiega al pubblico le ragioni di questa scelta: «Se colleghiamo Roland-animale a Roland-macchina si genera un’immagine della scrittura come animale che entra in una macchina e si mescola a essa per poter esistere anche per gli altri, un contenitore (linguistico e drammaturgico) che vuole trovare il suo delta e moltiplicarsi». Inoltre spiega Vasta qui che «l’idea di una caverna animale all’interno della quale sono radunati elementi eterogenei è anche una metafora della letteratura, tanto suggestiva quanto capace di descrivere cosa accade in una narrazione: “oggetti” profondamente differenti l’uno dall’altro tanto da apparire eternamente irrelati trovano nessi e disegno all’interno di un luogo specifico: si fanno senso».

A Pordenone Roland ha presentato il progetto chiamato Scritture emergenti, che propone la lettura di testi inediti di sei autori (Eleonora Caruso, Piergianni Curti, Francesca Esposito, Michele Lamon, Alessandro Romeo, Renzo Vinzio), in confronto diretto con sei editor, insieme ad un unico tavolo. In questo contesto la figura dell’editor è sì importante, ma non centrale; nel senso che Roland intende lasciare spazio e riconoscimento all’autore, concentrandosi sull’opera e non sul nome di chi potenzialmente potrebbe pubblicarla. L’idea è nata da Giorgio Vasta e Marco Peano, all’interno della Scuola Holden (Esor-dire), e si è successivamente trasferita in Roland. Il luogo fisico più adatto ad ospitare un laboratorio aperto di tale genere non poteva che essere Pordenonelegge, già ospite del premio Dedalus, un’altra delle iniziative più interessanti del panorama critico-letterario attuale.
La struttura  di Scritture emergenti è molto simile a quella di Esor-dire, con una sostanziale differenza: gli autori selezionati non sono vincolati a nessun criterio (l’età, principale marcatore dell’esordiente, non è importante), se non a quello della totale ‘verginità’ editoriale; il racconto proposto deve essere totalmente inedito. Gli autori sono stati selezionati secondo un meccanismo il più inclusivo possibile: dopo aver contattato dai quaranta ai quarantacinque bacini che lavorano con la narrativa (scuole di scritture, riviste cartacee, riviste on-line), che hanno segnalato circa settanta autori, ne sono stati selezionati sei. Non sempre sono stati scelti racconti tecnicamente saldi: hanno avuto la preferenza quelle storie che risultassero non ‘ovvie’, non ‘esaurite’; storie con elementi anomali e talvolta anche ‘selvaggi’. L’obiettivo è quello di produrre ragionamenti differenziati sui testi. Roland vuole porsi – e porre la narrativa – come rinnovata osservazione del reale, per questo cerca nelle narrazioni dei propri autori una freschezza di sguardo che permetta anche una riflessione estesa sullo stato presente delle cose.
I sei editor presenti, ognuno appartenente a una diversa casa editrice (Giulio Mozzi -Einaudi Stile Libero, Giulia Ichino -Mondadori, Vincenzo Ostuni -Ponte alle Grazie, Dalia Oggero -Einaudi, Michele Rossi -Rizzoli, Nicola Lagioia -minimum fax), hanno avuto modo di confrontarsi tra loro, mettendo in evidenza non solo le diverse linee editoriali, ma anche i differenti gusti personali: lo stesso racconto è stato motivo di dibattito e interesse per ragioni diverse, a seconda che si proponesse di privilegiarne, ad esempio, la vena comico-romantica invece di quella cinico-realistica. Dunque un vero laboratorio, in cui i testi partecipano a un processo di costruzione – decostruzione – ricostruzione a più mani e in presa diretta. A detta di Vasta, da questi incontri gli editor presenti escono di solito soddisfatti, dopo aver sperimentato un contatto e un confronto che tende sempre di più ad andare perduto e perciò deve essere salvaguardato. Un confronto-scontro nell’interesse comune della difesa della parola plurale e della complessità. Complessità che a partire dalle linee poetiche più disparate si fa complessità di sguardi, di visioni del mondo contro una pericolosa e dilagante omologazione non solo delle narrazioni in quanto tali, ma della Weltanshauung che ciascuna di esse portano in seno.
Questo, un impegno molto simile a quello che sta portando avanti Generazione TQ, con la sua proposta di un’editoria ‘di qualità’. Se una definizione di questo tipo è scivolosa, è pur vero che gli intenti dichiarati rimangono lodevoli. Così come per Dedalus, infatti, la questione della qualità va intesa in maniera provocatoria, prima di tutto come ‘qualità’ delle pratiche (editoriali e non solo), da contrapporsi alla diffusione eccessiva della produzione letteraria e alla permissività liberale più sfrenata. Ciò che Roland – e TQ, e Dedalus – cerca di proporre, è insomma una denuncia e insieme un’alternativa valida a fenomeni in ampissima espansione quali l’editoria a pagamento, la pubblicazione spregiudicata e noncurante di qualsiasi testo proposto, il self-publishing, ultima frontiera delle democrazie liberali, il quale si presenta come avanguardia della circolazione dei testi e delle possibilità, quando invece la sua vera natura è tutt’altra: l’autopubblicazione non è democratica, è privilegio di pochi, disposti ad autofinanziarsi. In questo panorama ridare valore alle figure in gioco, riaffermarne una legittimità ed una ‘autorevolezza’, siano esse autori o editori, sembra essere l’obiettivo più alto di tali iniziative.
Roland ‘nasce’ ufficialmente oggi, 1 ottobre 2011, all’interno dello spazio Assab1 di Milano. Non proseguirà il felice esperimento delle Scritture Emergenti, perché, sempre sulla linea dei manifesti TQ, si propone come un osservatorio ‘a tutto tondo’ sul mondo letterario: il programma è composito, spazia dai laboratori di narrativa per bambini allo spettacolo di ‘cetacea meccanica’; analizza la letteratura dal punto di vista della scuola e il letterario dal punto di vista dell’editoria; cercando di fare dell’evento non un festival letterario, ma un’occasione per tirare le somme su ciò che è accaduto nella stagione editoriale che si avvia alla conclusione. E magari riflettere su quello che accadrà nella stagione successiva.
Il programma della giornata, ‘numero zero’ di una più ampia manifestazione, mostra ancora più palesemente l’intenzione di fare di questo progetto la scaturigine di una riflessione che vada costantemente ad ampliare il suo sguardo e a cercare di trovare risposte –  e domande – sulla complessa situazione dell’Italia oggi: analizzare l’Italia attraverso una riflessione critica, poetica, estetica che non può prescindere dalla politica, è questo l’obiettivo di Roland e della sua multiforme costituzione:

Roland è pensato come il “numero zero” di una manifestazione che intende innescare una riflessione condivisa su scrittura, editoria, critica e pubblico. L’obiettivo di Roland è quello di provare a dotarsi di ulteriori diottrie per comprendere sempre più in profondità (e responsabilmente) i meccanismi che determinano l’esistenza di un libro e la sua percezione nel campo letterario. Il tutto, partendo da una constatazione che ci sembra palese e condivisa: ragionare adesso sulla scrittura, sulle estetiche e sulle pratiche editoriali, sulla lingua, sull’immaginazione letteraria e sul mercato, significa ragionare su qualcosa di più ampio e articolato, per esempio sulla complessità, spesso sulla contraddittorietà, del nostro Paese.

foto di Silvia Costantino

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Daniela Brogi ha detto:

    Sembra tutto molto interessante: l’iniziativa e il modo in cui Costantino & Panichi ne parlano.

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