Zona mondo. Una recensione a Zona di Énard


Questa recensione è apparsa sul quarto numero di Alfalibri, supplemento mensile di Alfabeta2, insieme a una nostra presentazione e a una descrizione della nostra modalità di lavoro collettivo.

Zona è un’opera di cinquecento pagine scritta in un unico periodo. Diviso in ventiquattro canti, come un’Iliade contemporanea, il romanzo fa rivivere gli orrori e i traumi delle guerre del XX secolo attraverso i pensieri di Francis Servain Mirković, ex combattente nei Balcani e poi agente segreto.
Francis si dirige segretamente verso Roma per un’ultima missione: consegnare al Vaticano una valigetta contenente una lista di atrocità vissute, compiute, testimoniate. E’ sul treno  Milano-Roma che l’io narrante ripercorre le tappe fondamentali della sua storia individuale e di quella collettiva. Al centro della narrazione c’è la guerra di indipendenza croata (1991-95) in cui il protagonista, francese di origini croate, combatte con gli ustascia contro i serbi. Abbandonato il fronte bosniaco, viene reclutato dal governo francese per attività di spionaggio nella Zona, l’area dei conflitti del Mediterraneo: da Algeri a Damasco, passando per Alessandria e Salonicco.
La narrazione apparentemente procede attraverso un flusso di pensieri incontrollato e destrutturato ma, a ben guardare, si articola per tappe successive e non casuali, come le stazioni del treno che forniscono ogni volta nuovo respiro al ricordo e al racconto. E’ un movimento oscillatorio, che passa dal centro, il treno, ai vari episodi, in un continuo andirivieni di suggestioni e occasioni per descrivere o narrare tutte le guerre e i conflitti europei di questo secolo, dalla prima guerra mondiale al conflitto israelo-palestinese. Più voci si intrecciano nel riferire questi frammenti di storia, da quella di Francis a quella di personaggi storici o fittizi che allargano la prospettiva del romanzo oltre l’esperienza individuale del protagonista. La narrazione è incessantemente centrifuga ma sempre coesa. Ogni digressione dà vita a un nucleo narrativo indipendente, che si intreccia col successivo senza mai confondersi con esso, in una successione di livelli che definiscono la struttura stessa del romanzo. Nonostante l’assenza del punto, nonostante il procedimento associativo dei pensieri, non si può parlare di flusso di coscienza. Il movimento complessivo del romanzo procede per tappe esistenziali ben precise, le quali, benché siano affidate al ricordo, trovano nel corso del romanzo il loro spazio per essere narrate. Vale per la vita di Francis, scandita in tre momenti decisivi, adolescenza, guerra, spionaggio; vale per le sue tre storie d’amore, continuamente ricordate, ma narrate nell’ordine cronologico in cui sono avvenute; vale per le tre canzoni che ritornano ossessivamente (“Lili Marleen” per la seconda guerra mondiale, “Trois jeunes tamboures” per la guerra nei Balcani, “My way” per il periodo nella ‘Zona’); vale soprattutto per i tre capitoli del libro che Francis legge in treno: racconto nel racconto, unico spazio di narrazione scandito da una punteggiatura regolare, è la vera e propria mise en abyme del romanzo. La storia di amore e guerriglia di alcuni combattenti palestinesi a Beirut incarna e amplifica la grande riflessione sulla violenza e sull’uomo, mettendo in una forma canonica di racconto quello che nel romanzo è detto in maniera frastornante. In questo modo Ahmad, il personaggio negativo del racconto, è immagine di tutti i combattenti del mondo e in primis dello stesso Francis: “un coglione vittima del suo desiderio e della sua violenza, vittima che fa altre vittime”.

L’enciclopedismo di Zona è spiazzante: è narrazione di guerra, storia della civiltà, nuova epica, e insieme analisi del contemporaneo, bilancio esistenziale, cronaca degli affetti.  È un libro sempre eccedente da cui si ha l’impressione di essere fagocitati; la narrazione ambisce a dire tutto, condensa in ventiquattro ore non solo la vita di un singolo individuo ma quella dell’umanità intera, la cui storia nasce da una guerra, e, vichianamente, in questa rinnova nei secoli la propria identità, quella bellica. E la riconosce e la ricorda raccontandosela: come l’Iliade e il mondo mitico greco, costante bussola della narrazione e occasione di allusioni, paragoni, identificazioni.
Assistendo a una delle udienze al Tribunale dell’Aia Francis pensa a cosa avrebbe detto se fosse stato interrogato: “a come avrei spiegato l’inspiegabile, forse anch’io sarei dovuto risalire alla notte dei tempi, all’uomo preistorico impaurito che dipinge nella sua caverna per tranquillizzarsi, a Paride che rapisce Elena, alla morte di Ettore, al sacco di Troia, a Enea giunto sulle sponde del Lazio, ai Romani che rapiscono le Sabine, alla situazione militare dei croati della Bosnia centrale all’inizio del 1993”. Ma la Storia per essere declinata ha bisogno di uno spazio prima che di un tempo: la Zona, il Mediterraneo epico da cui nacque la Letteratura, è lo spazio di costruzione dell’identità e insieme quello di sprigionamento della violenza e dell’orrore. Tutto si spiega a partire dalla Storia, tutto ciò che è avvenuto resta sottotraccia e noi camminiamo sulle macerie e sui cadaveri che furono. Il treno di Francis passa letteralmente sopra le ossa degli elefanti di Annibale, il suo itinerario, come tutti, ricalca le vestigia di antiche battaglie. Ma ogni stazione, ogni cambio di luogo designa un modo diverso di espressione della violenza e insieme un modo diverso di trattarla: dalla periferia milanese alla pianura padana, passando per Bologna, centro geografico e nevralgico del romanzo, per sfociare in Toscana e poi fino a Roma. Ogni  storia, riflessione, personaggio, sconfitta forma il diario di una disfatta ineluttabile. Proprio per questo il tono generale del romanzo è sostanzialmente privo di punte moralistiche o provocatorie, rassegnato ma non indifferente, dolente ma non esibizionista.
Viene spontaneo accostare Zona a un’altra grande narrazione di guerra recente, Le benevole: al di là di tutti i possibili elementi in comune, la differenza più significativa sta proprio nella postura, lontana dalla volontà di scioccare e dal cinismo di Aue. Questo è il segno più riconoscibile di Zona e insieme uno dei suoi punti di forza, quello che tocca il lettore e lo fa sentire davvero uno dei “fratelli umani”.

Per recensire Zona abbiamo adottato un metodo molto semplice. Prima abbiamo fatto una riunione allargata, alla quale hanno partecipato tutti quelli che avevano letto il libro: in questo modo abbiamo discusso e deciso insieme gli aspetti sui quali ci saremmo voluti soffermare. In un secondo momento si sono riuniti quattro di noi (Silvia Costantino, Claudia Crocco, Marco Mongelli, Camilla Panichi), e hanno materialmente scritto la recensione, sulla base degli appunti presi in gruppo. Il lavoro è poi stato condiviso con tutti gli altri per eventuali critiche e correzioni. Per questa ragione consideriamo questa recensione un’operazione totalmente collettiva.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...