Qualche lettera sulle elezioni

di Bruno Pepe Russo

A di Alternativa
La parola di queste elezioni è Alternativa. Berlusconi e il suo discorso non convincono più completamente. Una Lega più forte o la riapertura al centro sono le alternative a destra. Per quella a sinistra, il centrosinistra unito (come a Bologna, Torino e Milano, e come dovrà essere al secondo turno a Napoli) è condizione necessaria, ma non sufficiente. Servono anche idee chiare, un discorso che parli della gente, dei problemi reali, ritessendo una composizione sociale alternativa alle destre e dandole spazio con candidati e proposte alternativi al berlusconismo e alle ideologie di cui è “silenzioso” portatore: il liberismo, la dismissione del pubblico e dei beni comuni, una società dei consumi e della salvezza personale.  Così Pisapia, dopo aver portato anche Boeri sulla gru con i migranti, lo ha battuto alle primarie. Così De Magistris ha cancellato le primarie napoletane dello scandalo, portando nelle liste i comitati popolari contro le discariche.

B di Berlusconi
A Milano aveva giocato tutto. La continuità del suo discorso e della tenuta della sua sfrangiata maggioranza. Si era candidato capolista, aveva fatto sponda alla Moratti nel trasformare le elezioni lombarde in un referendum sulla maggioranza. Aveva applaudito ai manifesti con su scritto “fuori le BR dalle procure” e alle accuse della Moratti a Pisapia. Insomma, la politicizzazione/personalizzazione del voto, sua arma storica per fare mambassa di teste e voti, gli si è ritorta contro. A Milano la gente ha fatto molto di voto disgiunto, votando partiti della coalizione del centrodestra, ma Pisapia o Palmieri Sindaco. Adesso deve rompere l’isolamento: la Lega già guarda al postB, e non vuole quel “ritorno alla casa dei moderati” auspicato dalla Moratti in serata. Questi moderati, cioè FLI e UDC, non vogliono la Lega. Senza l’uomo forte, la deflagrazione è dietro l’angolo.

C di Crisi
Alternativa fa rima con Crisi. Da più di due anni l’Occidente è colpito da una crisi economica con pochi precedenti. La disoccupazione giovanile è alle soglie del 30%, la precarietà e il “lavoro mai” sono la condizione diffusa di un’intera generazione. Un modello di sviluppo e le strutture di potere che lo sostengono paiono oggi incapaci di offrire risposte alle sofferenze sociali di una parte sempre più consistente della popolazione. Da due anni, contemporaneamente, giovani e precari  sotto lo slogan “noi la crisi non la paghiamo” hanno fatto urlare queste contraddizioni, praticando il conflitto nelle piazze e nelle università, e hanno messo in gioco un protagonismo generazionale che per primo ha squarciato il velo comunicativo, “narrativo”, che copriva la società della crisi.

D di De Magistris
Candidatosi dopo lo shock primarie annullate per brogli del PD, l’ex magistrato raccoglie un risultato incredibile. Il 28% non solo basta ad annichilire il candidato di PD e SEL (lo sconosciuto ex prefetto Morcone, perfetto esempio dell’impasse del partito democratico, che per avere un profilo “liquido” ed aperto, finisce per scomparire) ma lo lancia con forza al secondo turno. Un dato interessante: il sindaco prende il 10% in più delle liste che lo sostengono. Questo vuol dire che: 1, è forte il voto disgiunto. 2, è forte un voto d’opinione (che barra solo il candidato sindaco, e non le liste) che ha visto in lui l’unica alternativa a quella continuità del PD che viene vista come oscillante fra inconsistente (Jervolino) e clientelare (Bassolino) e l’eversivismo delle destre napoletane, che nelle liste presentano numerosi plurinquisiti, noti affiliati e, per non farsi mancare niente, anche qualche fascista duro e puro.
Il progetto che ha costruito non è stato balcanizzato dall’IDV ma è invece stato un cantiere aperto, soprattutto a movimenti (Rete Commons) e all’associazionismo civico (che è tutt’altra cosa dalla tanto evocata società civile). Il programmache ne è uscito rappresenta un coraggiosissimo laboratorio politico a sinistra (raccolta differenziata, forte disincentivo al trasporto privato, internalizzazioni, task force antievasione, un polo per la green economy, microcredito, riqualificazione delle periferie).

G di Giuliano
Quando ho chiesto ai miei amici milanesi (ho amici, quasi tutti, di sinistra) se fossero entusiasti della vittoria di Pisapia alle primarie, quasi tutti mi hanno raccontato di quando andava a parlare di democrazia e partecipazione alle occupazioni nei licei, “di una disponibilità infinita”.
Milano è l’unica grande città italiana che non ha mai avuto un sindaco del PCI. Fra 15 giorni al ballottaggio partirà con 7 punti percentuali di vantaggio e un gap minimo da colmare. Dire che si sta con i migranti paga più di dire che si è moderati. Dire che si sta con i precari, che non si darà l’Expo come un giocattolino in mano a Ligresti, paga più delle alchimie con il terzo polo. E’ certamente uno schiaffo alla solfa del voto utile e dell’”alleanzismo” che i dalemiani ci propongono da più di un decennio. E poi, a titolo personale, per me che sono cresciuto vedendo i ragazzi poco più grandi bagnarsi il viso di lacrime parlando del G8 di Genova, delle torture mentali e fisiche subite,  della violenza dell’assassinio di Carlo, vedere combattere a Milano il suo avvocato, uno dei simboli, insieme ai genitori Giuliano e Heidi, della richiesta di giustizia in merito a quelle immagini, è una cosa particolarmente importante.

L di Lega Nord
E’ l’incognita di questa tornata. Raccoglie magri risultati a Milano, dove perde diversi punti rispetto al risultato delle politiche. Tutto sommato vive la débâcle complessiva del centrodestra, ma lo fa dopo una campagna elettorale vissuta all’insegna del low profile. Bossi si è speso poco, per scelta, ma ha detto chiaramente una cosa: se la Moratti non vince, sono fatti vostri. Come a dire, avete voluto confermare un candidato impresentabile alla nostra gente, all’elettorato popolare, se va male la responsabilità ve la accollate. E vista la golden share crescente, il carroccio viaggia fra il ricatto a Berlusconi e l’imminente necessità di pensare al postB., allo scenario che si aprirebbe quando il conservatorismo e i poteri forti, senza l’egida di Berlusconi, potrebbero deflagrare nei mille rivoli degli interessi locali.

M di Moratti
Che bastasse farsi un giro per i mercati milanesi per sapere che la Moratti non è un sindaco amato lo si sapeva. Da qui al 41% nella città di Berlusconi e Formigoni ce ne passa. Dando del delinquente e del ladro a Pisapia, ha tentato la via muscolare, incappando in una gaffe ridicola (certe cose le può fare la Santanchè).La sua decennale inconsistenza politica arriva al pettine come i noti nodi: a B. non basta più candidare gli amici: la richiesta di politica, a destra (Lega), come a sinistra (candidati nuovi e primarie) lo incalza.

N di Non votanti
Non lo sappiamo ancora (lasciamo tempo agli analisti) ma potrebbe essere un dato significativo.  Se l’astensionismo cresce appena, bisogna capire i flussi. Ma se scoprissimo poi che alla fine l’elettorato di lavoratori e precari, ceto medio scolarizzato ed emancipato, disilluso da questa classe politica ma non intercettato dal grillismo, vale, soprattutto nelle metropoli, quasi il 10%? Che esiste un astensionismo diverso da quello che di solito favorisce elettoralmente Berlusconi, ma che si è formato negli ultimi anni in seno alla parte migliore del nostro paese e che è pronto a votare candidati che assicurano respiro a chi vive nell’isolamento sociale e culturale dell’Italia di oggi (Pisapia, De Magistris, Zedda)?

P di PDL, in Campania
Alla fine il risultato è 38,5. Mediocre. Considerando che su Napoli B. ha giocato una delle partite più importanti della seconda repubblica, quando demolì il governo Prodi e costruì l’indipendenza dall’UDC. Questa realtà merita una riflessione a parte, perché è veramente un territorio in cui oggi sussiste un problema etico sociale di particolare rilevanza: Cosentino, il coordinatore regionale del PDL, nato e cresciuto a Casal di Principe, detto negli “ambienti” Nik o’Merican, sarebbe in carcere se non fosse per l’autorizzazione a procedere negata dal parlamento. Il presidente della provincia, Cesaro, eletto due anni fa proprio dopo l’esplosione dell’affaire rifiuti, è invece detto Giggino la Polpetta. Plurinquisito, adesso è al centro delle intercettazioni della “Quarto Connection . La camorra del clan dei casalesi, quella affaristica, polipoide, ipertrofica che Saviano ha rappresentato in Gomorra, ha un rapporto diretto, testimoniato, riscontrabile culturalmente e giuridicamente, con la dirigenza locale del PDL. Affianco a questo, il clientelarismo vecchio stampo. Sono 11 le liste collegate a Lettieri in queste comunali. Un numero incredibile di candidati che costituisce una rete capillarissima di “portavoti”. Isolato per isolato. Spesso, intimidazione per intimidazione.
Con regione e provincia in mano hanno attentato a tutte quelle cose buone che pure ereditavano da una gestione nell’ultimo tratto fallimentare, ma che nella prima fase aveva molto convinto. Mercadante, Madre, tutto il laboratorio culturale della città. I tagli dei finanziamenti sono drastici. L’imposizione di direttori artistici mediocri e controllabili pervasiva. Arrivano, prendono e distruggono. Con un socialista (Caldoro, pres. della regione) e un personaggio dal profilo “molto chiaro” (Cesaro) cercavano in Lettieri l’imprenditore che chiudesse il quadro dei poteri forti. Al secondo turno perderanno qualche voto, perché senza tutti i candidati a comune e municipalità, il micropotere, la rete di candidati/militanti completamente esterni al partito e alla politica, viene meno, ed è gente che spesso preferisce il mare. Ma possono recuperare il voto del terzo polo, che resta, a Napoli, un voto conservatore, anche se profondamente anticosentiniano. Occhio alle invenzioni televisive e alle compravendite.
Altre fotografie: a Caserta vince il centrodestra, dopo molti anni.  E in uno dei comuni più ‘strategici’ dell’alto casertano, Santa Maria Capua Vetere, la situazione è ancora peggiore:  al ballottaggio il candidato del Pdl Simoncelli e quello della lista civica “i gladiatori”, Biagio Di Muro. Quest’ultimo, per capirci, è il figlio di “
don Nicola”, che ha amministrato Santa Maria per più di vent’anni, rubando e dilapidando miliardi (del comune), diventando il simbolo della corruzione e della connivenza fra camorra e politica in Terra di Lavoro, accusato di concussione e associazione di stampo camorristico negli anni novanta, è poi fuggito in Francia, e arrestato. Sversatoio per i rifiuti di mezza Italia, CIE, produzione massiva dell’indotto economico casalese: la provincia di Caserta è già probabilmente uno dei territori in cui la crisi politica della sinistra, la crescita economica delle mafie e la gestione connivente delle destre si congiungono in un potenziale ad altissimo rischio per il territorio. E così si torna indietro di vent’anni.

R di Ruby
Per battere Berlusconi, ci vuole un’idea alternativa. Non la giustizia, non il gossip, non il moralismo. Nonostante la mediatizzazione pro B. e l’esercito che le si oppone, i segnali di cambiamento sono venuti da quei cittadini a cui è stato detto: candidatevi, votateci, e provate a cambiare le vostre vite e la vostra città. Urgerebbe capirlo, un po’ tutti.

S di Stelle
Grillo non è la novità politica di queste elezioni. I suoi dati sono uguali se non minori a quelli dell’ultima tornata elettorale. Ci sono due differenze però: 1) dove c’è un’alternativa reale, sentita e partecipata dai cittadini (Milano e Napoli) Grillo prende  il 3,2 e l’1,75, cioè scompare. Dove il centrosinistra è sentito come establishment (Bologna), nonostante un buon candidato come Merola (fortemente osteggiato ai tempi di Delbono), va fortissimo. 2) adesso ha dei consiglieri comunali in giro per l’Italia. E sarà il momento di scegliere. La politica o la si fa o non la si fa. Non si può stare in un consiglio comunale con le mani in mano, e spero che, nonostante il narcisismo di massa, gli elettori che li hanno scelti esigano qualcosa in più della palla da tirare ai barattoli-politici che veniva offerta nei comizi napoletani.

T di Terzo Polo
Civati scrive: Il terzo polo in realtà è il quarto polo. Stritolati più o meno ovunque, elettoralmente non tirano, considerando quanto forti erano partiti. Adesso possono essere rinvigoriti e ricreati dai due altri schieramenti: il PDL, che nella débâcle, comincia ad ambire alla ricostruzione della casa dei moderati, con tutto quanto comporta nell’asse con la Lega e con l’eversivismo giudiziario berlusconiano (incompatibili  con il conservatorismo vecchia maniera); il PD, che non ha ancora il coraggio per accettare quale sia la sua area culturale di riferimento (un centrosinistra che si rivede in Vendola e non in Marchionne), e continua a traccheggiare sul nodo terzo polo, che potrebbe essere affrontato dopo e non prima della definizione del cuore del centrosinistra (PD-IDV-SEL, che insieme non hanno ancora fatto una manifestazione).
Ma certo è che per il terzo polo il timing è corto. Ieri Urso e Ronchi dichiaravano il loro voto per la Moratti. Bocchino li rimproverava. Fini deve capire che i conservatori vogliono partecipare al governo dei territori: l’opposizione non è nel loro DNA. O trovano un modo forte per garantire respiro agli amministratori e i dirigenti che hanno coinvolto, o torneranno tutti alla casa del Padre, e lui resterà con Bocchino come nelle ultime ore del Fuhrer. Il bipolarismo è ancora la chiave del sistema italiano. E lo resterà, ovviamente, con leggi elettorali con elezione diretta a doppio turno…

V di Voto disgiunto
De Magistris ha preso il 10% in più della sua coalizione. L’analisi dei flusso manca ancora, ma è probabile che almeno metà venga dal voto disgiunto. Gente che ha votato Sel o il PD, che avevano ottimi candidati, ma De Magistris invece di Morcone come sindaco. Che un elemento di così forte coscienza politica come il voto disgiunto, che prevede consapevolezza, conoscenza dei candidati ecc., diventi così significativo in quadro elettorale da esigere una spiegazione in diretta di Mentana, beh, vuol dire che la Politica può prendere il posto del “referendum su Berlusconi” e scardinare la stanca e perdente inerzia con cui avanza il centrosinistra italiano da qualche anno.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. lejujude ha detto:

    V di Viva il Voto disgiunto.

  2. Ciocci ha detto:

    oh per una volta concordo in tutto con Bruno

  3. Alex ha detto:

    Concordo molto sulla lettura del fenomeno del grillismo e sull’importanza del voto disgiunto, molto meno sull’entusiasmo per De Magistris (questione di gusti) e per Pisapia, persona degnissima ma che credo sia stato molto favorito dall’antipatia per la Moratti e dalla becera campagna del PdL.
    Perché scrivi “le destre”? è una terminologia molto usata, se non abusata, ma è un plurale che non lascia intendere a cosa si riferisca.
    Infine, il berlusconismo è antitetico al liberismo: un conto è riempirsene la bocca, un altro è metterlo in pratica, e nonostante la vulgata, soprattutto a sinistra ancor prima che a destra, vorrebbe questo governo come “liberista”, nei fatti è una forma postmoderna di interventismo pubblico e statale a servizio di grossi gruppi di potere ed economici.

  4. BPR ha detto:

    Prima di tutto grazie per il commento.
    Rispondo per ordine. L’offerta politica milanese e napoletana, indipendentemente dai candidati sindaco, è fatta da un programma e da forze che si sono spese, con candidature e progetti, nei rispettivi percorsi, ed è fatta di dimensioni dell’immaginario in cui si inserisce. Questo ha un valore indiscutibile e ha pesato sui risultati quanto se non più della crisi del centrodestra (Pisapia l’han votato il 48% degli elettori, e De Magistris ha battuto l’intero apparato del centrosinistra, spinto dai voti delle periferie, dall’attivismo delle mamme contro le discariche, etc). Questo mi entusiasmava, e mi scuso se ho usato i cognomi del candidati sindaco per intendere, invece, l’insieme di elementi di discontinuità che costituiscono le loro candidature nel quadro del centrosinistra.
    Le altre due questioni (Le destre e Berlusconi liberista) sono fortemente connesse.
    Personalmente ritengo fortemente fuorviante schiacciare il liberismo sull’anarcocapitalismo notzichiano o sulla sola scuola di Chicago, intesa in via teorica. Meglio sarebbe invece comprenderlo come fenomeno che attraversa gli ultimi 30 anni di storia e si ritraduce in tante posture e modalità diverse quando incontra contesti sociali e politici differenti.
    In questo senso il progressivo smantellamento del pubblico, l’attacco alla piattaforma di diritti (nel mondo del lavoro, dei beni comuni, dell’istruzione) per come essa era uscita dalle lotte degli anni ’60 e ’70, mi sembrano fenomeni evidentemente portatori di una direttrice complessiva, economico culturale, degli ultimi trent’anni che muove certamente dal liberismo anglosassone. Nel contesto delle democrazie europee il liberismo puro americano non può darsi perchè 110 anni di lotte operaie hanno costruito un contesto normativo, giuridico, culturale che vincola l’economia alla vita delle persone, ai processi reali e alla società (dalla sanità pubblica allo statuto dei lavoratori, passando per un’attenzione ai temi sociali di cui le società europee sono ancora il simbolo), quindi, a parer mio, quella direttrice storica si ritraduce con l’attacco a tutto ciò che le si opponga.
    Inoltre il liberismo è stato un laboratorio di culture, che ha spinto e convogliato verso “destra” la composizione sociale della nuova società di massa: l’emancipazione degli individui verso l’individualismo, l’accesso diffuso al reddito verso il consumismo. Ha imposto il tema della salvezza personale contro la ricerca della salvezza comune, ha demolito l’idea della ricerca collettiva del miglioramento delle condizioni di vita (che è stato il tema centrale del novecento) ed infine ha cementificato l’idea che la Storia fosse finita.
    Uso invece il termine destre appunto perchè, come te, intravedo che la fenomenologia della destra in Italia è vasta e contraddittoria. Essenzialmente raggruppabile, sull’aspetto economico (che mi pare ti interessi di più) proprio nel protezionismo tremontiano (che risponde però anche a un asset produttivo specifico che è quello del nord-est) e quello di un liberismo riconiugato in salsa europea e gestito da un conclave di poteri forti. Ma anche su altri aspetti della realtà socioculturale non riscontro un’unitarietà precisa delle posture reazionarie, antiprogressiste e, in generale, dei partiti e degli elettorati della coalizione di centrodestra. Nel tempo della crisi economica tutti i calderoni ribollono. Usare il plurale incoraggia uno sguardo analitico meno generalizzante di quello che tante volte si usa per definire B. e chi lo segue(lui comanda ed è corrotto, gli altri manco pensano, gli elettori sono scemi…).

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