Fra riflusso e impegno

Altri Libertini, trent’anni dopo

di Tommaso Ghezzi


“Per il suo contenuto luridamente blasfemo ed osceno nella triviale presentazione di un esteso repertorio di bestemmie contro le divinità del cristianesimo, nonché di irriferibili turpiloqui, […] onde il lettore viene violentemente stimolato verso la depravazione sessuale ed il disprezzo della religione cattolica”

(Procuratore de l’Aquila; motivazione dell’ordinanza di sequestro per il romanzo Altri Libertini, venti giorni dopo la sua uscita, nel 1980.)

Pier Vittorio Tondelli è stato la catapulta della letteratura postmoderna in Italia. Senza di lui, e senza le sue iniziative, non sarebbe esistita la banda cannibale degli anni ‘90, il nevro-romanticismo e sicuramente sarebbe stata diversa un’intera generazione di scrittori che ha coinvolto gli ultimi venti anni di storia letteraria italiana.

Nella prima pubblicazione di Tondelli – Altri Libertini, che subito lo consacra nel parnaso della letteratura postmoderna italiana – appaiono già definiti i tratti di una successiva formazione semiologica e strutturale: i neologismi derivati dalla cultura underground, i termini gergali, i forestierismi usati al di fuori dei loro contesti. L’opera è strutturata in sei episodi nei quali ritornano le ambientazioni (la provincia di Reggio Emilia, in particolare Correggio) e spesso anche i personaggi; Tondelli stesso definì Altri Libertini non come una raccolta di racconti ma come un romanzo unico in sei parti.

Ciò che fa della sua prima opera un capolavoro avanguardista (soprattutto rileggendola col senno di poi) è l’assoluta normalizzazione dell’omosessualità trattata come un qualsiasi altro tipo di rapporto umano, e questo nel 1979; d’altronde, Tondelli non si è guadagnato nessuna etichetta, sebbene gliene fossero state affibbiate diverse durante la sua attività. Il fatto di essere omosessuale non ha definito in lui nessun tipo di identità letteraria e non l’ha inserito, a parere di molti, nella tradizione di quella che parte della critica si ostina a chiamare Letteratura Omosessuale (Mishima, Genet, Pasolini).

Lo scandalo provocato dall’uscita del libro, che ebbe il suo apice nell’ordinanza di sequestro, fu attenuato in parte all’ottima arringa dell’avvocato (e poeta) Riccardo Costa, il quale disegnò una linea della letteratura blasfema partendo da Dante fino a Pasolini. Da allora è riconosciuta la qualità oggettiva dell’opera, sebbene esista una forma edulcorata dalle bestemmie edita da Bompiani (l’originale, consigliata, è di Feltrinelli).

La realtà presentata nell’opera non si raffigura con una fabula ben definita. Tutto è reso assolutamente etereo entro barriere fumettistiche, post-punk, ebbre di provincialismi esasperati e catalizzazioni espressionistiche degne della miglior tradizione eighties. Ciò che ne esce è la risposta italiana, più che degna, ai movimenti che si andavano formando all’estero: dal Cyberpunk di Sterling fino alla letteratura minimalista di Jay McInerney, David Leavitt o Bret Easton Ellis, o meglio ancora all’ambiente berlinese.

Il retroterra culturale dei racconti di Altri Libertini è la pura espressione del riflusso; la stessa cultura all’interno della quale, in una famosa prima pagina del Corriere della Sera, si poteva leggere la lettera di un cinquantenne che raccontava la sua penosa situazione di marito e amante. Lì, dove le situazioni frivole e spensierate assumono un senso universalmente riconosciuto come socialmente rilevante, si generano i primi germi della futura esplosione berlusconiana.

Tondelli esprime al meglio lo zeitgeist che vede intorno a sé e vive tutti i giorni. Nel suo tempo raccontare neo-realisticamente la realtà assume un nuovo scopo: non appartiene più all’ambito dell’impegno e non ha più funzione di denuncia sociale interna ad una mala amministrazione. Tondelli è sì un intellettuale impegnato, ma i problemi che espone nel suo realismo (termine da prendere con le pinze dell’ottica postmoderna) non sono più rivolti alle istituzioni. I ragazzi di strada non sono pasoliniani e la loro ricerca dello sballo è figlia del riflusso che si è preso anche la parte migliore di noi. Così la droga non è più psichedelica o mistica, ma annichilente. Le relazioni umane sono affievolite dall’atipico barocchismo postmoderno che Tondelli getta sulle pagine dei suoi racconti.

Tondelli si colloca esattamente a metà tra i due emisferi che si squadernano nel biennio 1978 – 1979: sta vicino ai cantautori ma anche alla discomusic; vive Berlino ma anche la riviera Romagnola; e riunisce altre dicotomie dello stesso genere. E’ il primo che avverte questo scontro, tra l’altro seguito immediato del compromesso storico Berlinguer -Moro-Zaccagnini.

Essere giovani intellettuali negli anni ’80 – e soprattutto intellettuali di provincia (per quanto la provincia di Reggio Emilia in quegli anni fosse il cilindro magico dal quale sono uscite alcune fra le migliori produzioni artistiche degli ultimi decenni) – significa vivere dentro un mondo che non fornisce spunti, non offre sostegni di matrice culturale; si frequentano persone e luoghi che poco hanno a che fare con i propri interessi.

La situazione oggi è ovviamente differente ma non necessariamente migliore. I due universi hanno raggiunto, in molte situazioni, un connubio forzatamente espresso come universale, il quale spesso è sfociato in un pastiche colonizzato dalle forme più estreme di consumismo e di commercializzazione.

Ecco perché leggere Tondelli oggi. La situazione che il nostro viveva, trenta anni fa, può essere paragonata con quella che noi viviamo solo se si tiene conto del fatto che la relazione tra frivolezza e impegno ha ormai raggiunto una coesione tale da rendere incomprensibile qualsiasi paletto o limite alla dilagante cultura del tutto.Da ciò si può uscire mantenendo quell’attitudine intellettuale e quell’occhio critico che furono propri di Per Vittorio Tondelli anche in mezzo all’impero mediatico della endemol generation.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. F.V.B. ha detto:

    sull’interessantissima figura dello scrittore Pier Vittorio Tondelli, sfortunatamente morto precocemente di “peste omosessuale”, e che certa critica sta innalzando alla gloria degli altari cattolici attraverso un vergognoso processo di rilettura e ripubblicazione riveduta e corretta (come giustamente ricordava Ghezzi nel suo articolo) desidererei sottoporre all’attenzione dei lettori interessati il seguente articolo:
    http://digilander.libero.it/CarMan/caropier/studies2.htm

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