Tennis: febbre mondiale a 40(4)

di Daniele Amandolini

Wimbledon è alle porte, ma non sarà un’edizione come le altre. Come 4 anni fa, 4 anni prima e prima ancora, i mondiali di calcio aleggiano intorno all’All England Club, risvegliando il patriottismo dei vari tennisti, senza esclusione. Il primo grosso problema è rappresentato dalle partite in contemporanea: se da un lato Nadal, fresco numero 1 del mondo dopo la vittoria del Roland Garros, ha ottenuto di non giocare in concomitanza della partita della Spagna, a Federer tocca l’incombenza di aprire il programma del Center Court, come da tradizione per il vincitore. E a chi gli ha fatto notare che la Svizzera calcherà altri prati, quelli Sudafricani (come mamma Lynette), alla stessa ora, ha risposto scherzando che chiederà di avere il match trasmesso sul maxi-schermo.

Solo una battuta, fortunatamente, lontana dagli eccessi che abbiamo visto, ad esempio, nel 2006 quando Nalbandian fuggì dal campo dopo aver perso il suo match, senza neppure fermarsi in conferenza stampa, per poter arrivare in tempo davanti ad una tv ed ammirare i suoi amati albiceleste. Ma Nalbandian, che ha da poco dichiarato di preferire la Coppa Davis a Wimbledon, non è il solo argentino “malato” di calcio: Monaco ha problemi al polso, ma se gli chiedete qual è il suo infortunio, vi risponderà “febbre mondiale a 40” e neanche Del Potro (anche lui si è operato al polso) fa mistero della propria passione calcistica. Quest’anno per loro è un’annata che verrà ricordata soprattutto per gli infortuni, ma almeno il mese dei mondiali è “salvo” dal tennis.

Neanche gli americani, solitamente piuttosto disinteressati al calcio, sono esenti dallo spirito mondiale. Brad Gilbert, ex-giocatore e allenatore, e scrittore del best-seller “Winning Ugly”, aveva invocato una “lucky win” (fedele allo spirito del libro) per gli Stati Uniti contro L’Inghilterra, ma si sarà sicuramente accontentato del pareggio, per come è arrivato.

E mentre a Londra i gemelly Bryans rincorrono una authentic soccer experience, Roddick approfitta delle inusuali strade deserte di Londra per una cena fuori in tranquillità.

Neanche le ragazze sono immuni alla febbre mondiale: Ana-Lena Groenefeld ha seguito da un maxi-schermo in piazza il debutto della Germania contro l’Australia e Andrea Petkovic ha dormito sonni tranquilli. A dare un dispiacere alle tedesche ci ha pensato la Serbia, però, per la gioia di Tipsarevic che, alla prima semifinale dell’anno ad Eastbourne, ha tratto ispirazione dalla vittoria dei suoi: “Non è molto professionale, ma al cambio campo mi sono fatto dire il punteggio”.

Legati ai mondiali per motivi di parentela, sono anche Clijsters e Nadal: il padre della belga ha difeso le fila fiamminghe in Messico (1986) e in Italia (1990), mentre lo zio dello spagnolo ha disputato ben 3 coppe del Mondo (’94-’98 e 2002).

Dopo queste premesse, possiamo immaginare quanta influenza abbiano i mondiali di calcio negli altri sport. Le conferenze stampa spesso vertono sulla Coppa del Mondo, i giocatori non parlano d’altro, persino Wimbledon teme l’atmosfera sudafricana e bandisce le Vuvuzelas dal club. Se non ne potete più delle trombe africane, potete sempre “ripiegare” sul tennis.

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