Una comoda gita in campagna

Quando Douglas Macarthur, generale del contingente alleato, nel giugno del 1950 atterrò a Seul dopo l’attacco della Corea del Nord si aspettava, al più, una comoda gita in campagna fino al 38° parallelo. Il conflitto coreano si chiuse però solo nel 1953, con un imprecisato e ingente numero di perdite per il contingente delle Nazioni Unite.

Ieri sera, al Nelson Mandela Bay stadium, una vittoria della Corea del Nord contro la Seleçao era fissata, per la Snai, alla strabiliante quota di 35 a 1 e per la squadra di Dunga si prospettava, dopo il pareggio del Portogallo nel pomeriggio, una comoda leadership nel girone. Come è andata a finire, lo avete visto.

Una partita storica, segnata anche dal pianto del centravanti Jong Tae Se sulle note dell’inno della repubblica popolare, che rilancia il gioco del calcio in un paese che lo ha sempre fortemente disciplinato alle dinamiche della politica internazionale e alle direttive del partito dei lavoratori.

Non solo all’inizio degli anni Settanta la squadra Nordcoreana subì una prolungata squalifica dalla FIFA per essersi rifiutata di disputare una partita contro Israele ma, a partire dagli anni Ottanta, boicottaggi e altre esclusioni imposte dalla federazione internazionale le impedirono di partecipare a competizioni di rilievo, se si eccettua una Coppa d’Asia nel 1992, da cui però la rappresentativa fu eliminata al primo turno. Eroe della partita contro il Brasile, Ji Yun Nam milita, come molti dei suoi compagni della nazionale, nella squadra “25 aprile”, storica leader del campionato Nordcoreano e proprietà dell’esercito, secondo le mode del socialismo reale di una volta ( le varie Dinamo e Stelle Rosse).

Nonostante tutto questo, i “Diavoli Rossi” sono una squadra motivata e insidiosa, prima rappresentativa asiatica nella storia a superare la fase a gironi nei mondiali del 1966, disputati in Inghilterra. Dopo il passaggio del turno, i tifosi di Middlesbrough, città notoriamente proletaria, decisero persino di seguire la “classe operaia del pallone” nella partita di Liverpool, nella quale furono superati 5-3 dal Portogallo di Eusebio. al loro ritorno in patria, paradossalmente, molti dei giocatori di quella nazionale furono condannati dal regime ai lavori forzati per aver “borghesemente” festeggiato il loro passaggio ai quarti di finale.

Difficile sapere, data una storia cosi controversa, se i nordcoreani abbiano potuto seguire in diretta il successo contro il Brasile. I supporters già sapevano di non poter volare in Sudafrica a sostenere la nazionale, visto che dalla Corea del Nord non si può uscire (i tifosi che assembrano gli spalti durante le partire della nazionale sono in larga misura i cosiddetti Zainichi,oriundi giapponesi, e cinesi assoldati dal regime). L’ex premier Kim Jong Il aveva anticipatamente chiarito che il regime non avrebbe pagato i diritti televisivi delle partite dei mondiali, in maniera da impedire alla televisione di stato di trasmetterle. In caso di vittoria coreana sarebbero comparsi dei sottotitoli all’interno dei vari programmi.

A sorpresa l’Asia-Pacific Broadcasting Union di Kuala Lumpur, in Malaysia, ha avuto il coraggio di offrire alla Corea una copertura gratuita per le partite dei mondiali, in modo da far vedere a 23 milioni di coreani quello che succede al di là dei confini, con una differita di un giorno, almeno nelle prime partite.

Le qualificazioni di Pyongyang, su Mongolia e Iran, sono state abbondantemente festeggiate e altrettanto potrebbe accadere per il gol segnato alla Seleçao. Le agenzie di stampa del regime si sono limitate a complimentarsi laconicamente con una nazionale “che non ha mai perso la fiducia di fronte ai favoriti del torneo” ma non è detto che la gioia popolare non possa esplodere, con qualche giorno di ritardo.

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