Quattro bassotti per un danese

All’ora di pranzo sarà la volta della Danimarca contro l’Olanda.

La Danmarks fodboldlandshold, ovvero la nazionale danese – non provate a fingere un accento germanico-scandinavo nel tentativo di pronunciare la seconda parola, ché tanto, per ragioni fonetiche arbitrarie e imprevedibili, risulterà sbagliata comunque- torna in una competizione internazionale dopo aver mancato le qualificazioni sia al mondiale del 2006 che all’europeo del 2008, eliminata dall’Ucraina nel primo caso e da Spagna e Svezia nel secondo.

Del resto, guardando alla storia della squadra danese, sembra che più che nei mondiali, abbia particolarmente successo nelle competizioni olimpiche. La Danmarks fodboldlandshold , infatti, esordì alle Olimpiadi di Londra del 1908 battendo la nazionale francese per 9-0 e di nuovo tre giorni dopo con un clamoroso 17-1, fermata soltanto in finale addirittura dai padroni di casa con un 2-0. Sulla stessa scia di successi olimpici, si aggiudica il bronzo nell’edizione del ’48, sempre a Londra, l’argento 4 anni dopo e di nuovo a Roma nel ’60.

Le partecipazioni a europei e mondiali sono invece cosa piuttosto recente: nell’84 la prima competizione, ’86 in Messico la seconda. Mentre ai mondiali la formazione danese non si è mai spinta oltre i quarti di finale (Francia ’98, eliminata dal Brasile), ha straordinariamente vinto gli europei del ’92 dopo essere stata ripescata dalla UEFA in seguito alla defezione della Jugoslavia insanguinata, all’epoca, dalla guerra civile.

Insomma, la Danimarca non è certo una veterana del mondiale come Brasile o Italia, ma a giudicare dalla sua storia, è una squadra che ha collezionato tante reti. Piccola postilla, doverosa direi, tante ne ha fatte quante ne ha prese, vedi ad esempio con la Germania nazista(9-0) e i Paesi Bassi (11-1) nel ’37.

Ecco, quest’ultimo risultato potrebbe non essere particolarmente incoraggiante per Olsen, l’allenatore danese ormai da 10 anni, che proprio domani incontrerà gli olandesi. C’è da aggiungere, a proposito, che il girone toccato alla Danimarca (E) non è il migliore che avrebbe potuto augurarsi: Olanda e Camerun sono di sicuro più forti, ma staremo a vedere.

In ogni caso, al di là di cronistorie comunque illuminanti, la parte interessante del calcio danese sono in genere i suoi telecronisti. Nel pieno rispetto dello spirito hyggelig, termine-bandiera della nazione che indica quella pacatezza caratteristica dei suoi abitanti, usi alla pratica della conversazione al lume del caminetto che scalda i lunghi inverni insieme al tepore del tè alla cannella con chiacchiere e chitarra, i Bruno Pizzul danesi dicono una parola ogni quarto d’ora. Pacatamente. L a prima volta che ho assistito a una telecronaca danese- a Copenhagen durante gli scorsi europei- pensavo ci fosse uno sciopero dei giornalisti, quando all’improvviso allo scatto- udite udite!- dell’attaccante italiano, all’epoca giocatore nel Bayern Monaco, sento: “Tøni” – con pronuncia rigorosamente scandinava e nessuna punta intonativa– poi di nuovo silenzio per un quarto d’ora e di nuovo, sempre piano e ex abrupto: “Tøni”.

Insomma, per quanto ad un orecchio latino, abituato come minimo agli orgasmi di Carlo Zampa, possa suonare divertente, speriamo che la nazionale danese sappia spogliarsi del suo spirito hyggelig e giochi ad un ritmo più tenace e sostenuto.

Stay tuned, people.

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