I calciocanguri (The Socceroos)

Che lo sport nazionale dell’Australia non sia il calcio è cosa nota, direi. Ma nella terra dei canguri lo sport è una divinità multiforme, con infinite braccia e gambe e teste (una sorta di Medusa obesa, così me lo immagino), per cui tutte le sue varianti e specificazioni sono sempre ben accette – anche se le predilette restano quelle acquatiche (surf in testa) e tutte quelle che hanno a che fare con il rischiare la propria pelle, dimostrare eroismo (genere Into the wild, per capirsi; questi ultimi sono molto gettonati nella Gold Coast, e nell’Est in generale) oppure un’immaginazione molto sviluppata (es. lo zorbing, che però rientrerebbe anche nella categoria precedente, dato che consiste nel gettarsi da una collina rinchiusi in una palla di plastica). E poi c’è il body painting, come ieri tutto il mondo ha avuto modo di apprezzare.

Ma a volte le apparenze ingannano: se andate a Melbourne, non potrà non cadervi l’occhio sui ben quattro stadi presenti . Melbie tempio del calcio australe, quindi? Nah. O meglio: sì, ma di quello australe, appunto, che è tutt’altra cosa del nostro.

Il footy, o australian football, o anche aussie football – quello, insomma – è largamente più praticato del calcio, nelle grandi città australiane e nelle università. Pensate che solo a Melbourne ci sono ben quattro squadre, e fa molto folklore vedere i tifosi con le sciarpette colorate, le tradizionali pies e le birre insipide (e no, che la Forster sia una birra bevutissima in Australia è un mito europeo e nient’altro, lì non la conosce quasi nessuno) cantare e sbrodolarsi nelle strade intorno al fiume Yarra, soprattutto se è sabato sera.

Com’è il calcio versione aussie? Per una profana come me, forse solo più colorato e – ok, questo è facile facile – più fisico. Qualcuno più esperto – autoctono, di Melbourne e dintorni- ha provato a spiegarmelo dicendo che somiglia più al rugby che al nostro calcio italiano; qualche altro – europei in Australia, brutta gente- mi ha detto che no, non valeva la pena di andare fino al Prince Park per vederlo, perché è molto più noioso del nostro (e d’altronde, io non ho mai visto neanche una partita di calcio italiano dal vivo, cioè in uno stadio, per cui era improbabile che iniziassi in Australia). Comunque, qualche dato: nel football australiano ci sono diciotto giocatori, un campo e un pallone di forma ovale, nonché molta più libertà di movimento a causa dell’assenza di fuorigioco; la data di nascita è 1858, e da allora vi hanno partecipato moltissimi atleti di origine italiana; la coppa più prestigiosa è quella di Melbourne…e poi il resto andatevelo a cercare qui.

Quanto al ‘calcio calcio’, quello che tutto il mondo guarda in questo mese, le notizie sulla World Cup non riempiono certo le prime pagine dei quotidiani australiani, neanche il giorno in cui gioca la loro nazionale. Su “The Age” e “The Australian” gli articoli di apertura sono tutti dedicati – c’era da aspettarselo – al rientro delle salme di alcuni militari morti in Afghanistan (tema sempre molto scottante, laggiù), al football australiano, al recupero di una velista diciottenne che voleva fare il giro del mondo e poi è rimasta incastrata in una tempesta (vedi sopra), all’ipad e poi, finalmente, ecco la foto di Maradona- ci siamo.Cosa dicono? Che sono abbastanza fiduciosi, ma sanno di non avere tantissime speranze, nel loro girone. Secondo loro la Germania, contro cui si scontreranno oggi, è nettamente – e ‘giustamente’, dicono- favorita. E vabbè.

D’altronde, se gli dici calcio e Italia, agli Australiani viene in mente una cosa sola: Berlino, Kaiserslauter, 26 giugno 2006, la fine del loro ultimo mondiale.

.. Ma la vera domanda, ora, è una: per par condicio con il mio amico irlandese e con la sua levataccia, quanti australiani si sveglieranno alle quattro, oggi, per vedere Australia-Germania? E quanti Europei, sempre laggiù?

Nota di colore: l’europeo in questione è poi andato a vedere la nostra finale di Champions League, sempre a Melbourne, in un Casino, cioè nell’unico posto della città in cui la proiettavano, tra l’altro svegliandosi alle quattro del mattino, nonostante non fosse tifoso di nessuna delle due squadre che giocavano – il tizio è irlandese, ma credo sia stato accompagnato da un francese e da un tedesco. Eh, dura la vita degli Europei fuori dal proprio emisfero!

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