Rise and fall

Se si pensa al calcio in Sudamerica viene subito in mente la grande rivalità Brasile-Argentina, la Seleçao contro l’Albiceleste, Pelè e Maradona, i Pentacampeao e la Seleccion. Due nazioni, due culture, che da sempre si contendono il primato dell’America Latina calcistica, la possibilità di essere ammirati come la patria del calcio più spettacolare. Ma se si guarda ai numeri e alle statistiche, non è il Brasile e non è l’Argentina la nazionale di calcio sudamericana più titolata. E’ l’Uruguay, che vanta 16 trofei (contando solo le coppe che valgono: mondiali, coppa america e olimpiadi) al pari dell’Argentina, e a fronte dei 13 del Brasile. La Celeste, infatti, negli anni ’20 conquista due olimpiadi, a Parigi e Amsterdam Nel 1930 è la prima squadra ad aggiudicarsi la Coppa del Mondo e, dopo la doppietta italiana e la pausa per la guerra, riconquista il titolo nel 1950 a Rio de Janeiro. Sì, proprio al Maracanà, in quella che diventerà la Mecca del calcio mondiale, in una delle partite più straordinarie della storia di questo sport, in cui estasi e tragedia, gioia e disperazione divennero quelle di due popoli interi. La partita è una delle più famose di tutti i tempi. Il Brasile è lo strafavorito del torneo e arriva alla decisiva partita con l’Uruguay forte di due risultati su tre, cioè con la possibilità di poter pareggiare. Ma lo immaginate voi, il Brasile che pareggia? Dopo essere passato come da pronostico in vantaggio, subisce il pareggio di Schiaffino. Niente paura allora, basta mantenere il possesso del pallone, non allungarsi sul campo e il gioco è fatto. Macché! Il Brasile non fa melina, mai, tantomeno nel 1950, e allora si riversa in attacco per segnare il superfluo gol vittoria. E tanto inesorabile quanto micidiale arriva il gol della squadra uruguayana in contropiede, a far capire a tutti che il calcio è uno sport anche di tattica e di cervello, dove non sempre chi ha i piedi più buoni vince. Il gol di Ghiggia ammutolisce lo stadio: in una atmosfera congelata Jules Rimet consegna la coppa all’Uruguay e mentre nello stadio e nel paese si consuma la tragedia, a Montevideo è festa grande.

Tutto qui l’Uruguay, solo una preistorica meteora calcistica? No, perché l’Uruguay ha vinto tre campionati continentali nel giro di 12 anni (’83, ’87, ’95) ed è riuscita a tornare a buon livello in campo internazionale. Questa in Sudafrica è la undicesima partecipazione al mondiale, frutto del quinto posto nel girone di qualificazione sudamericano. La stella è Diego Forlan, attaccante di razza, che quest’anno ha trascinato l’Atletico Madrid alla vittoria dell’Europa League. Ecco il resto della rosa.

Detto questo, e visto il girone (pallavolisti transalpini, Bafana Bafana e fortissimi messicani) può fare nove punti come non cavare un pareggio.

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