“Per il resto della tua vita, ovunque andrai, Parigi sarà con te”

di Daniele Amandolini

Il bacio della leonessa.

La chiamano “leonessa”, o meglio, questo soprannome se lo è affibiata da sola. Quando, a 27 anni, dopo 8 finali perse, ha conquistato il suo primo titolo a Bad Gastein – torneo dalla cornice splendida ma piuttosto modesto – lo si è a stento considerato il suo primo ruggito.

Francesca ha una personalità forte, che colpisce subito e in qualsiasi lingua, tanto che nel suo pur striminzito inglese è riuscita a conquistare le sue colleghe e i giornalisti.

A dispetto di questo e della sua temeraria programmazione, scegliendo sempre di giocare i tornei più importanti e di sfidare a viso aperto le top players, la fama che si era costruita non era certo quella di un cuor di leone. I successi più belli sono arrivati tutti in Fed Cup, la competizione a squadre gemella della Coppa Davis nel maschile, con le sue compagne di nazionale. Quest’anno le azzurre hanno già raggiunto la quarta finale in 5 anni mostrando di essere, se non il team più forte, almeno quello più unito e continuo.

Per Francesca sono arrivati anche un altro paio di titoli in singolare, ma mai un acuto.

A poche settimane dal suo trentesimo compleanno, ormai era la sola a credere di avere ancora qualcosa di importante da dare. Le speranze italiane erano tutte riposte su Flavia Pennetta, in continuo progresso da un paio d’anni a questa parte, e prima italiana ad entrare fra le prime dieci tenniste del mondo.

Parigi, che 34 anni fa ha visto trionfare Adriano Panatta, ha un valore tutto particolare per chi è cresciuto sui campi in terra battuta. Franny (come la chiamano oltreoceano), alla sua prima partecipazione nel tabellone principale, ha raggiunto subito i quarti di finale (suo miglior risultato di sempre nei tornei dello slam), battendo tra le altre la moglie di Roger Federer, Mirka Vavrinec e arrendendosi solo ai quarti di finale dalla bambina prodigio Martina Hingis.

Da allora non aveva mai più superato quel risultato, che rappresentava anche le colonne d’Ercole del tennis femminile italiano.

Dieci anni dopo

Francesca non comincia benissimo la sua decima avventura parigina, perdendo il primo set del torneo contro Regina Kulikova, per poi portare a casa il match in quasi tre ore di gioco. Ma il primo vero test arriverà al terzo turno contro la cinese Na Li. Il capolavoro comincia qui, smontando pezzo per pezzo il gioco della cinese, variando il gioco, mostrando un tennis sempre più difficile da vedere su questi campi. Un gioco intelligente fatto di variazioni di ritmo e di rotazione, di improvvise discese a rete; un tennis paziente, complesso, d’altri tempi.

Ho sempre saputo che avevi il gioco per battere tutte ” le dice Martina Navratilova dalle comode poltrone di Tennis Channel. “Molti dicono che a quest’età è un po’ tardi per pensare in grande, ma io sono pronta adesso”, risponde Francesca. E in effetti sembra ancora una ragazzina: corre, salta e si incita in campo, mentre a casa le piace guidare la Ferrari e rivela di averla spinta fino a 250 km/h.

Il suo torneo prosegue senza intoppi: giunta ancora una volta ai quarti di finale, stavolta irretisce la giovane Wozniacki e vola in semifinale. La russa Dementieva, con un polpaccio acciaccato, lotta per un set prima di cedere al dolore e ritirarsi. Francesca è incredula, indugia per un attimo, ma poi non può più trattenersi. Si sdraia a terra e bacia la terra parigina, quella della sua prima finale Slam. “Ha un sapore buonissimo”.

Passion and believe

Sabato 5 giugno è il gran giorno, sottolineato persino dal ritorno del tennis su una rete nazionale. Dall’altra parte della rete non ci sono né la Henin, né Serena Williams o la serba Jankovic. L’australiana Stosur le ha battute una dietro l’altra, candidandosi a favorita finale. Il suo è un gioco semplice, che parte dal devastante servizio e si conclude il prima possibile, quando alla prima occasione riesce ad esplodere il suo diritto.

E’ una delle finali più belle degli ultimi anni. Nell’occasione più importante della sua vita, Francesca rivela al mondo quello che ha dentro. Il talento per competere con le primissime, e la grinta per batterle. Nonostante un passaggio a vuoto ad inizio secondo set, Schiavone rimette subito a posto le cose, mostrando grande maturità e lucidità. E’ vero che forse proprio a 30 anni è finalmente pronta.

E il successo di Francesca non è stato solo italiano: se gli ascolti in Italia sono stati altissimi, è anche vero che di lei si è parlato ovunque, a dimostrare che le belle storie non hanno confini. Su Twitter, una collega si è congratulata, centrando nel segno lo spirito della campionessa del RG: “passion and believe”. A chi le ha chiesto, in conferenza stampa, se credeva in un suo successo, ha risposto che lo aveva sempre sognato, e che dopo aver battuto Na Li aveva seriamente creduto di potercela fare.

Dopo l’ormai consueto bacio alla terra battuta, Francesca si è arrampicata sugli spalti per abbracciare il suo gruppo e tutti gli amici che erano venuti a vederla. “E adesso non vedo l’ora di tornare da mamma e papà per una cena tutti insieme…di solito siamo una decina, stavolta ci saranno 50 persone, dovrò comprare una casa nuova”, dice scherzando. E a chi le chiede cosa farà col milione e mezzo di euro incassato, mostra ancora una volta la sua ironia “mi comprerò un paio di jeans”.

Fino a una settimana fa, probabilmente, il torneo più bello mai disputato da Francesca fu quello giocato a Mosca nell’autunno 2005. Una dopo l’altra, batté Mauresmo, Kuznetsova e Dementieva giungendo in finale e giocando il miglior tennis della sua vita. La domenica, però, la francese Mary Pierce fu semplicemente troppo forte per lei.

Beh, vedere Mary ormai ritirata, sul palco della premiazione, consegnare il trofeo nelle piccole mani di Francesca, è stato davvero bello. E a giudicare dal sorriso, di chi quel trofeo l’ha sempre sognato e, finalmente, ha potuto sollevarlo al cielo, si può dire che l’abbia abbondantemente perdonata.

(il titolo l’abbiamo preso in prestito a Hemingway)

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