Arrivederci

di Marco Stella

Nella giornata in cui si disputa la finale di Coppa dei Campioni, scrivo le ultime righe della stagione per 404.

In campionato, ci eravamo lasciati con il derby di Roma, appena un attimo prima che tutto cambiasse. Oggi l’Inter è campione d’Italia, con merito. Così come con merito lo sarebbe stata la Roma, se fosse successo. Avevamo in precedenza fatto delle analisi particolareggiate su singole partite; molto brevemente cerchiamo di riprendere cosa è rimasto di quei fili all’interno di uno sguardo d’assieme tipico di fine campionato. Possiamo dire che si è realizzato quello che in molti pensavano, e cioè che la Roma non sarebbe riuscita a vincere tutte le partite fino alla fine del torneo. In meno pensavano che questo sarebbe accaduto con la Sampdoria e non con la Lazio. A quel punto confidare in un’altra caduta dell’Inter era quasi impossibile. La corazzata di Mourinho aveva già sperperato tanto in precedenza. Certo, da parte giallorossa si poteva sperare nel Siena, in un altro cinque maggio nerazzurro: ma la storia è cambiata e questa è un’altra Inter. Così la Roma deve accettare questo altro boccone amaro, almeno il terzo scudetto buttato via negli ultimi dieci anni. Perché in pochi se lo ricordano, ma in quel 5 maggio 2002 ad avere i maggiori rimpianti doveva essere proprio la Roma di Capello, rea di uno sciagurato 2-2 col Venezia quasi retrocesso che alla resa dei conti le costò i due punti dello scudetto. Senza riparlare del campionato 2007-2008, di cui abbiamo già detto. Almeno oggi a consolare De Rossi e c. può esserci la consapevolezza che è stato un torneo pulitissimo e che ciascun romanista avrebbe firmato a inizio stagione per trovarsi a due punti dall’Inter all’ultima giornata. Va anche detto che forse di qualche treno così si doveva approfittare…non sempre ricapiterà alla Roma di poter condurre una lotta scudetto senza la partecipazione di Milan e Juventus.


Quanto all’Inter, congratulazioni, e poco altro da aggiungere che non sia già stato detto da altri. E la squadra neocampione ci consente di collegarci direttamente all’altra grande competizione, la coppa dalle orecchie grandi, che la stessa Inter si giocherà sabato a Madrid. In quest’ambito ci eravamo lasciati con un commento ai quarti di finale. Nel frattempo ci siamo persi l’imperdibile Barcellona – Inter. Qualcuno mi ha detto: ma come, una squadra italiana sta per vincere tutto, e tu non scrivi niente? Un po’ è vero che dovevo assorbire la botta, altrettanto è vero che questo progressivo spegnimento della stagione sportiva di 404 ci sarebbe stato in ogni caso. Sebbene sia cascato proprio sul più bello. Ritenevo che quanto avessimo detto in precedenza potesse costituire un buon serbatoio ed essere sufficiente; naturalmente mi riservavo un saluto finale come questo, non sarei sparito senza dirvi nulla. Bisognava solo riflettere su quando esattamente piazzare questo saluto. E la scelta è cascata sulla settimana che divide il tricolore acquisito da Madrid.

Qualcun altro dirà: volevo vedere se c’era la Juve al posto dell’Inter se non scrivevi niente. E ci mancherebbe altro risponderei io, avrei scritto sicuramente e il tempo lo avrei trovato. Credo che mi si possa perdonare questa licenza: che io non ne scriva a fondo non toglie merito alle vittorie dell’Inter, anche se sarebbe stato bello commentarle in diretta. Ma è andata così. Ci sono promesse che non ho mantenuto, come ad esempio quella di parlare per bene di tutto ciò che circonda una finale di coppa. Del resto questo è un arrivederci e non un addio, per cui di certe cose si potrà riparlare a mente fredda. Ho deciso: comunque andrà a Madrid, non scriverò niente a breve scadenza. E con ogni probabilità non scriverò niente neanche sui Mondiali. Qualcosa bisognava sacrificare: la rubrica sportiva di 404 è stato un esperimento e avverto che per il momento può bastare così. È stato un piacere…

L’ultimo pensiero va alla Sampdoria. Non tanto per questo moderno quarto posto (che se potessi lo abolirei in tronco, così come anche il terzo e il secondo: quella è la coppa dei Campioni di ogni nazione), che tanto purtroppo probabilmente le servirà solo a racimolare qualche soldo e poi a galleggiare nel magma del primo girone eliminatorio. Quanto piuttosto per il ricordo di quella che fu la vera Coppa Campioni, la vera Sampdoria che arrivò in finale nel 1992, con Vialli e Mancini e non con Cassano e Pazzini. Laddove a Wembley un lampo di rambo Koeman ne trafisse il sogno blucerchiato.

Quando, quando, ai tifosi della gradinata sud di Marassi potrà risuccedere nella storia di prendersi una rivincita come quella?

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