Internazionali d’Italia, impressioni sparse #2

di Daniele Amandolini

Mentre i maschietti continuavano il loro tour in giro per l’Europa, o si concedevano una settimana di pausa in vista del prossimo torneo a Madrid, a Roma è stata la volta delle ragazze. La Women’s Tennis Association (WTA) sta passando un periodo un po’ particolare, tra infortuni e rientri, declini inspiegabili e quant’altro. Ma, nonostante l’assenza in tabellone delle due belghe Clijsters e Henin, e della russa Maria Sharapova, il torneo ha comunque una buona front-line: ci sono le sorelle Williams, le serbe Ana Ivanovic e Jelena Jankovic, c’è la danese Caroline Wozniacki, salita al numero 2 in classifica, c’è Dinara Safina, al suo secondo torneo dopo un lunghissimo stop dovuto al grave infortunio alla schiena.

Arrivo a Roma di martedì, e subito noto un’atmosfera molto diversa da quella di pochi giorni prima. Pochissima gente in giro, spalti semi deserti, giocatrici che camminano indisturbate per il sito. C’è una certa desolazione in questa voragine che separa il torneo maschile da quello femminile, ma è anche piacevole la rilassatezza che si prova a vedere un match insieme ad altre tre persone al massimo, si crea un’intimità particolare con le ragazze in campo; è comunque qualcosa che andrà perduto dall’anno prossimo, quando nella stessa settimana si giocheranno entrambi i tornei, e il piccolo spazio del Foro Italico sarà preso d’assalto da migliaia di appassionati.

Finalmente ho la possibilità di entrare sul nuovo campo centrale, il cui progetto è sopravvissuto a mille vicissitudini, e che è stato completato poche settimane prima dell’inizio degli Internazionali. Manca ancora il tetto (previsto in un primo momento), ma l’impianto è sicuramente molto bello, la visuale è perfetta da qualsiasi posizione, e finalmente si sta piuttosto comodi. Niente più “stadio dei crampi”, come Gianni Clerici aveva soprannominato il precedente centrale.

E’ una Serena Williams che entra in campo seguita da parecchi interrogativi. L’infortunio al ginocchio l’ha tenuta lontana dai campi sin dagli Australian Open, quindi gioca finalmente un torneo dopo quasi 3 mesi. La forma fisica sembra ottimale, mentre l’impatto con la palla è come al solito splendido. Impiega un set ad adattarsi alla terra battuta, superficie poco congeniale alle sue caratteristiche, ma esce alla distanza e chiude implacabilmente contro un’ottima Timea Bacsinszky. Serena, da molti accusata di impegnarsi solo nei tornei dello Slam, risponde con una concentrazione ferrea e una prestazione davvero rassicurante. Insieme alla sorella occuperà il campo centrale praticamente tutti i giorni, ma sarà Jelena Jankovic ad avere la meglio su entrambe in quella metà di tabellone. Dopo una partenza al rallentatore, e un set perso contro Bethanie Mattek (proveniente dalle qualificazioni), JJ demolirà la belga Yanina Wickmayer davanti ai miei occhi, una partita giocata sempre in spinta e senza errori, su una nuvola, forse la migliore Jankovic dell’anno. Il giorno dopo sarà la volta di una spenta Venus Williams, alla sua sconfitta più netta della carriera, un 6-0, 6-1 che non lascia dubbi: dopo un anno e mezzo di tennis altalenante, abbiamo di nuovo la migliore Jankovic, quella capace di vincere a Roma per due anni consecutivi e raggiungere il n°1 WTA.

La semifinale contro Serena è una partita a correnti alterne. La tensione c’è e il tennis fatica a decollare. Si procede a strappi fino al tie-break del terzo set, dove sarà la serba ad avere la meglio, entrando nella ristretta cerchia di giocatrici capaci di battere entrambe le Williams nello stesso torneo.

La parte bassa del tabellone sembra più un ospedale: Vika Azarenka e Caroline Wozniacki alle prese con problemi fisici, Safina al rientro dopo 3 mesi, Ana Ivanovic in crisi nera di gioco e risultati. Sembra il palcoscenico perfetto per una semifinale tutta italiana: il tabellone di Francesca Schiavone e Flavia Pennetta sembra abbordabile, e i recenti successi in Fed Cup dovrebbero indurre all’ottimismo. Ottimismo che però dura solo fino a martedì, quando perdono tutte e cinque le italiane rimaste in gara, e con punteggi molto severi.

Perde anche la Safina, ancora lontana dalla condizione mostrata su questi campi un anno fa.

La Ivanovic invece approfitta di una Azarenka infortunata, ed elimina tutte le altre russe sul suo cammino, raggiungendo una semifinale alla vigilia insperata, e lasciando intravedere spiragli di quel gioco che l’aveva spinta sulla vetta del tennis femminile.

Ad attenderla c’era Maria José Martinez Sanchez, tennista dal cognome importante per chi ha seguito il tennis negli anni ’90, e dall’affascinante gioco di rete, ormai dimenticato tra le ragazze. Ed è proprio la spagnola a raggiungere una sorprendente finale, la prima della carriera a questo livello, da giocare contro i favori del pronostico e senza niente da perdere: la migliore condizione per giocare a braccio sciolto, senza pressioni, ed esprimere il proprio miglior gioco.

Il sabato, in uno stadio finalmente pieno, Jankovic e Martinez Sanchez scendono in campo per la finale. La serba è la naturale favorita, forte di due affermazioni qui a Roma nel recente passato, e per aver battuto entrambe le sorelle Williams nello stesso torneo (impresa riuscita a pochissime campionesse). La spagnola però non ha alcuna intenzione di interrompere il proprio sogno: con il suo tennis particolare e d’altri tempi incanta il pubblico romano e fa impazzire la sua avversaria. Palle corte, volée, e un servizio insidioso la sospingono nei momenti difficili, ed è proprio con una volée alta di rovescio che chiude il match. Accasciandosi al suolo forse avrà pensato al primo turno, quando è stata a un passo dall’eliminazione. Da allora, non ha più perso un set.

Quindici anni fa le due tenniste spagnole più forti di sempre, Martinez e Sanchez, si giocavano qui la finale. Oggi, curiosamente, una spagnola torna a vincere gli Internazionali d’Italia, portando il cognome di entrambe. Insieme a Nadal forma la prima coppia di vincitori tutta iberica qui a Roma. A premiarli, come al solito, Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli, che salutano pubblico e giocatori, dando appuntamento al 2011. E così facciamo anche noi, almeno per quanto riguarda il tennis dal vivo.

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