Internazionali d’Italia, impressioni sparse #1

di Daniele Amandolini

Come raccontavo qualche settimana fa, il tennis è uno sport che non si ferma mai. Di settimana in settimana si sposta fra le varie nazioni di un continente, finché non decide di seguire l’estate altrove, e allora si attraversano gli oceani e si rimette gli orologi agli orari più improbabili. Il caos causato dall’eruzione del vulcano islandese ne è la prova, con tennisti e coach bloccati nei vari aeroporti, o costretti a una decina di scali, a sfogare su Twitter la propria frustrazione.
Alcuni appassionati riescono a seguire i loro beniamini dal vivo anche molte settimane all’anno (molti ricorderanno il celebre cartello “Shhhh! Genius at work” che ha seguito Federer un po’ ovunque per diversi anni), ma per la maggior parte dei fans, quella settimana all’anno in cui il tennis si ferma nelle vicinanze, è davvero magica.
Nel mio caso le settimane sono addirittura due, con il torneo femminile di Roma che segue a ruota quello maschile. Ed è stata anche l’ultima volta, visto che dal prossimo anno i due eventi avranno luogo in contemporanea.


Questo per dare ulteriore prestigio ad un torneo che aveva vissuto un periodo di crisi fra gli anni ’80 e i ’90, salvo poi vedere vertiginosamente aumentare il numero di spettatori negli ultimi anni. Allo stesso tempo, l’evento combined porterà un po’ più di pubblico al torneo femminile, per lo più snobbato dagli appassionati italiani. Molte cose cambieranno: ci sarà meno pioggia e più caldo (il torneo viene spostato in avanti di un paio di settimane), e sarà sicuramente più frenetico e affollato; ma soprattutto, si respirerà l’aria del grande evento, colmando almeno in parte la distanza che separa i tornei dello Slam da tutti gli altri.

Trovare i biglietti non è stato facile, anche grazie ad una discutibile politica federale che ha portato alla vendita soltanto in abbonamento di gran parte dei posti del campo centrale, il palcoscenico principale delle fasi finali del torneo. Chi come me, però, ama spostarsi sui campi secondari, osservare gli allenamenti e studiare da pochi passi i gesti e le reazioni dei giocatori, non può che prediligere i primi giorni di torneo.
Il pubblico romano apprezza i “gesti bianchi”, e l’esordio nel torneo di Youzhny non poteva che soddisfare anche i palati più esigenti. Per tre ore ha offerto a Hewitt, al rientro dopo l’ennesima operazione all’anca, palle veloci e penetranti, con quel suo bellissimo e sempre più raro gesto a una mano, a cui alternava rotazioni assassine e palle corte. Dal canto suo, l’australiano ha mostrato tutte le qualità tecniche e soprattutto caratteriali che lo hanno portato sulla vetta della classifica. E al termine della battaglia il suo “C’mon!” squarcia il grigio cielo sul Foro Italico.

Ma martedì è stata soprattutto la giornata di Federer-Gulbis, il numero 1 delle classifiche contro il talentuoso lettone che minacciava già due anni fa di affiancarsi ai migliori del mondo, salvo poi perdersi e uscire dai primi 100.
Quest’anno per Gulbis era cominciato bene con i quarti di finale a Doha, ma è a febbraio che ha dato i primi concreti segni di ripresa, con la semifinale a Memphis e il primo titolo in carriera a Delray Beach. Soprattutto, sembra essersi sbloccato qualcosa nella sua testa e gli occhi tradiscono una maggiore cattiveria agonistica.
E, con la complicità di un Federer molto inconsistente nelle fasi finali della partita, la vittoria è tutta del tennista di Riga. Il centrale saluta in silenzio e forse con un po’ di tristezza l’uscita prematura dal torneo di Roger Federer, finalista due volte a Roma (2003 e 2006) ma al quale è sempre sfuggita l’affermazione agli Internazionali d’Italia. E’ comunque un Federer che, lontano dai campi dei tornei dello Slam, sembra concedere sempre qualcosa ai suoi avversari.
Con l’arrivo della sera l’aria si fa fredda; il Tevere scorre a pochi metri di distanza, l’umidità entra nelle ossa, eppure tanti spettatori si assiepano sul centrale per la sessione serale, che vede opposto lo scozzese Andy Murray, in preoccupante crisi di gioco e risultati, all’italiano Andreas Seppi.
La partita scorre senza grossi sussulti e poche preoccupazioni per Murray, mentre sul campo Pietrangeli una decina di tifosi spagnoli dava spettacolo con bandiere giallorosse e “Vamos!” per incitare il loro beniamino Ferrer, inatteso protagonista della finale di domenica scorsa.

Contro ogni previsione metereologica, il mercoledì è un giorno limpido e caldissimo, nonché quello con maggiore affluenza. Sul campo 5 è in programma nuovamente Hewitt, ma le poche energie rimaste non bastano a venire a capo del gioco brillante dello spagnolo Garcia Lopez. Ma è il match seguente a riempire le tribune, e raramente si è vista tanta gente per un doppio. E’ quello di Roger Federer. Molti, me compreso, si sarebbero aspettati una strategica sconfitta per poter lasciare Roma e trascorrere qualche giorno a casa prima della trasferta portoghese in Estoril; al contrario, lo svizzero ha offerto un bello spettacolo ai presenti, e probabilmente il doppio è una distrazione che a questo punto della carriera sente di potersi concedere più a cuor leggero, avendo vinto così tanto in singolare. Chissà che un giorno non si liberi anche un posticino per la coppa Davis, nella sua programmazione.
E proprio il suo compagno di nazionale, Wawrinka, sarà protagonista sul campo Pietrangeli, venendo a capo in una maratona del ceco Berdych, vittoria accompagnata dal boato del pubblico romano, memore della finale di Wawrinka qui a Roma due anni fa.

Per me è tempo di lasciare Roma, almeno per qualche giorno. Dopo che un ritrovato Volandri darà battaglia proprio a Gulbis, arrendendosi solo al tie-break del terzo set, per la rivelazione lettone la marcia da sogno continua fino alla semifinale contro il re della terra rossa, lo spagnolo Rafael Nadal. Gulbis non ha paura, martella con il dritto e con il rovescio, serve prime potentissime e si issa così fino al 4-4 al terzo set. L’immensa classe del tennista di Manacor però regala un’altra vittoria allo spagnolo, e gli consegna la quinta finale in sei anni. Ad attenderlo non c’è il numero 2 del tabellone, quel Novak Djokovic che l’anno scorso è stato il suo vero rivale su terra ma che, fra allergie e cambi di coach, sembra solo l’ombra di quel che era la scorsa primavera. Non c’è nemmeno Verdasco, finale a Montecarlo e vittoria a Barcellona, che alla terza settimana consecutiva di tennis finisce per cedere di schianto al connazionale David Ferrer.
Finale tutta spagnola quindi, che vede un grande favorito, Nadal, e un giocatore alla sua prima finale in un Master 1000, ma già numero 5 del mondo nel suo recente passato.
Per due volte la pioggia interrompe l’incontro, in una giornata difficile sia per il pubblico che per i giocatori, e come da pronostico Nadal torna ad essere re di Roma, salutando il pubblico in un italiano più che discreto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...