La fame della Roma

di Marco Stella


(34a di campionato)

Come se fosse stata già lei la lepre. Come se avesse potuto saperlo. Come se fosse stata già lei la lepre e non più la cacciatrice, la Roma giocava a Bari. Era il sabato di Pasqua, ore 15. Dopo la vittoria sull’Inter, tutto era cambiato in casa giallorossa. Altrimenti, non ci sarebbero andati diecimila romanisti al San Nicola. Eccolo, uno degli esodi di cui avevamo fatto cenno.

Probabilmente da qualche parte mi si rimprovererà di star parlando per il momento di sole storie di vertice. Il motivo è che questo è un finale di campionato assolutamente affascinante che sinceramente nessuno s’aspettava. Se l’Inter avesse preso un largo margine di vantaggio, avremmo concentrato la lente sugli altri settori della classifica (quarto posto, zona retrocessione) che oltretutto non sono meno affascinanti della lotta per il titolo. Ma uno scudetto così incerto, concedetemelo, ha la precedenza su tutto. In questa lotta possono riconoscersi i sostenitori della squadra più forte, che ci terrebbero a riuscire nella staordinaria accoppiata Campionato – Coppa dei Campioni. E anche tutti i più deboli, che prenderebbero a modello la squadra di Ranieri contro il colosso milionario di Mourinho. Il campionato sta raccontando altre meravigliose storie rare, su tutte quelle di Palermo, Sampdoria e Napoli in lotta per il quarto posto, ma la lente rimane ancora per il momento inevitabilmente sulla Capitale. Ci auguriamo a breve di poter raccontare anche qualche altra storia; del resto il calendario delle ultime quattro giornate pare fornirci questo assist, avendo programmato degli incroci che coinvolgono trasversalmente tutte le zone della classifica.

Da qualche altra parte invece mi si potrà rimproverare di lasciar intravedere una predilezione per la Roma anziché per l’Inter in questa lotta finale. Non lo nego, e vorrei spiegare che non credo ciò possa essere oggetto di rimprovero. Indubbiamente c’è alla base l’inimicizia con l’Inter già raccontata di chi sostiene una rivale storica; ma vorrei illustrare un altro elemento, meno scontato e più oggettivo, che a mio avviso in questo contesto ha maggiore peso e nel quale auspico possano riconoscersi in tanti. Un campionato aperto fino alla fine, piace a tutti. Certo, piace un po’ di meno ai tifosi dell’Inter, ma qui è il nemico juventino che vorrebbe paradossalmente mettersi nei vostri panni e consolarvi. In passato, da tifoso, ne ho vissuti di finali di stagione così. Essere stati superati in campionato è il prezzo da pagare per essere arrivati in fondo anche alla Coppa. Fossi in voi, non me ne fregherebbe un granché: molto meglio a questo punto della stagione essere secondi a un punto in campionato e in semifinale di coppa, piuttosto che avere sedici punti di vantaggio e però essere stati eliminati agli ottavi. La stagione dell’Inter è strepitosa fino a questo momento e lo resterà comunque andranno le cose. Moratti ha speso e costruito uno squadrone: essere secondi in campionato vuol dire che evidentemente di più, una squadra nel calcio di oggi, non può fare. Del resto anche il Barcellona non ha ancora archiviato il discorso scudetto. Vincere assieme Campionato e Coppa è quasi impossibile, e più si va avanti nel tempo, più lo sarà.

Della mia già popolare predilezione per la Roma, non dovreste curarvene molto: è solo il punto di vista dello spettatore disinteressato che si augura di vedere un campionato più avvincente (stando a ciò, c’è un vantaggio nel risiedere al settimo posto in classifica: si guarda tutto con maggiore rilassatezza senza essere direttamente coinvolti!). A questo scudetto tengono molto di più a Roma che a Milano, è evidente e non è scandaloso rendersene conto. Uno scudetto a Roma ne vale tre che a Milano o a Torino. La testa dell’Inter è giustamente quasi unicamente al Barcellona. E poi, amici / nemici nerazzurri, poniamo: se veramente la Roma dovesse vincerlo, quando ci ripenserete cosa ve ne interesserà fra qualche anno? Voglio dire, non rimarrebbe come una delle delusioni cosmiche di una squadra. Ne avete già vinti tre consecutivi di scudetti (mi si consenta oggettivamente la sottrazione di quello a tavolino, senza entrare in altre questioni); quest’anno sarà stato giusto sacrificarlo in onore alla Coppa. Vi porgo un esempio autobiografico come precedente. Nel 2001 ho perso lo scudetto proprio a vantaggio della Roma di Capello. Non è che ne sia stato contento, naturalmente. Ma quando oggi ci ripenso, non provo nessuna delusione; è strano da pensare e anche da dire, provo quasi un sottile piacere per quel campionato andato alla Roma. Perché? Ma perché è stato solo uno, quando invece noi ne abbiam vinti così tanti; perché eventualmente ci ha pensato lo scudetto del 5 maggio 2002 a coprire quella delusione. Quella Roma era più forte, e basta, lo ha meritato, e oggi letterariamente guardo a quel gol di Montella a Torino o a certe trasferte epiche giallorosse col godimento dello spettatore disinteressato. Dato che il sentire di una grande del Nord può essere omologato a quello di un’altra, credo che lo stesso potrebbe accadere a voi.

Per esempio, una di quelle trasferte epiche guidate dal condottiero don Fabio fu al San Nicola di Bari, in primavera: e finì 4-1 per i giallorossi, supportati dai propri tifosi che avevano interamente riempito la curva sud dell’astronave. Lo stesso si annunciava per questo Bari – Roma di sabato 3 aprile. Appunto, quasi come se, pur essendo ancora secondi, i giallorossi avessero respirato anticipatamente l’aria del primato. Ed è stata una vittoria da primato: 1-0 in fuga con gol di Mirko Vucinic. Di nuovo la sud dell’astronave pullulare di giallo e di rosso e i giocatori ad abbracciarsi significativamente per una vittoria che forse è più pesante di quella di sette giorni prima con l’Inter. La settimana dopo, la Roma ufficialmenre raggiunge la vetta della classifica battendo all’Olimpico l’Atalanta per 2-1.

Adesso passiamo a qualche confronto con uno scudetto che la Roma non vinse; ma che contribuì ad alimentare la fame di De Rossi & c., così come quello perduto nel 2001 aveva contribuito ad alimentare la fame di Del Piero & c. e di me tifoso. Una fame esplosa il 5 maggio 2002 (e a sua volta la fame dell’Inter è esplosa negli ultimi tre anni). Il romanzo del campionato di oggi sembrerebbe portare la fame della Roma di due anni fa ad essere in procinto di esplodere adesso. Questo Bari – Roma e questo Roma – Atalanta mi sembrano infatti simili a Catania – Roma e Roma – Atalanta di questo scudetto perduto, il 2007-2008. A due giornate dalla fine l’Inter era tre punti avanti. Le sarebbe bastato battere il Siena a San Siro alla penultima per aggiudicarsi matematicamente il titolo. Invece il Siena fece 2-2, e la Roma battè l’Atalanta analogamente a oggi 2-1, rimanendo così incollata a un solo punto a una sola giornata dalla fine. Poi andò come andò: Ibrahimovic tolse le castagne dal fuoco e la Roma fece 1-1 a Catania. Credo che in tal senso le sfide con Bari e Atalanta di oggi possano letterariamente essere considerate per la Roma un completamento e uno sviluppo in positivo delle sfide con Catania e Atalanta di due anni or sono. Perché oggi il gol di Vucinic a Bari è valso la vittoria, invece del pareggio a Catania; e perché oggi la Roma è un punto avanti anziché uno indietro.

Ho steso quest’articolo questa settimana e non la scorsa semplicemente per attendere l’esito del doppio derby, quello d’Italia e quello della Capitale. Le cose al vertice non sono cambiate. Per la Roma era fondamentale questa domenica per confermare il proprio primato. Adesso è veramente la favorita.

Il resto? Lo scopriremo solo vivendo.

L’Inter? Incombe il Barcellona, e persino il Tricolore al confronto diventa noia.

One Comment Add yours

  1. Francesco Manca ha detto:

    Ci sono allenatori e squadre insaziabili che fanno la leggenda di uno sport…vedi Jordan e i Bulls per fare un’esempio alla Attila…
    Questa Inter ha il fuoco e non sono stati solo i milioni a costruirla, difatti fenomeni in senso stretto non ce ne sono più.
    E ancora le colonne su cui si regge non sono state strapagat anzi, penso a Cambiasso su tutti scaricato dal Real come Sneijder e Samuel, a Lucio, a Milito, a Zanetti…e non ci interessa che non siano italiani se sputano sangue per la maglia.
    Il campionato rimane aperto, anche se ora è l’Inter a +2, ma noi vogliamo tutto e pazienza se non arriverà niente, dire che da tifoso quest’anno me la son spassata è dire poco, Barca e Chelsea, vittime troppo illustri per non ricordarsele tutta la vita.
    Bella Ma.
    Saluti.

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