Lo sport che non si ferma mai

La redazione di 404 è lieta di presentarvi una nuova rubrica sportiva, questa volta sul tennis.

Qua sotto il primo articolo.

di Daniele Amandolini

Buongiorno a tutti, mi chiamo Daniele e sono un appassionato di tennis”

In un futuro non troppo lontano, mi vedo in una clinica di recupero, seduto in cerchio insieme ad altri sventurati, ed una psichiatra a farsi largo fra i neuroni bruciati e cercare di recuperare il recuperabile. Quella sarebbe la mia battuta di presentazione.

Se riavvolgiamo il nastro, scopriamo una persona diversa, senza le occhiaie sei mesi all’anno, e con una vita sociale. Non più di tanto, l’appassionato di tennis è naturalmente tendente alla sociopatia.

Quello che lo contraddistingue è la percezione dello scorrere del tempo. Il tennis è un treno che non si ferma mai e sosta in tutte le città del mondo. Non lo sospetteresti, all’inizio, quando credi che oltre a Wimbledon ci sia poco altro. Poi piano piano vieni risucchiato, e senza neanche accorgertene sei seduto anche tu sull’ultima carrozza di quel treno.

Si tratta fondamentalmente di due giocatori che con la racchetta spingono una pallina gialla oltre la rete, sperando che non torni indietro. Il più delle volte lo fa, però, soprattutto sulla terra battuta, che con i suoi lenti rimbalzi favorisce i grandi combattenti, capaci di correre per ore sul campo di gioco e di sopportare la tensione, fisica e nervosa, di punti interminabili e continui capovolgimenti. E’ la superficie dominante in Europa e in Sud America, e che ci accompagna per tutta la primavera e si chiude alle porte dell’estate con il Roland Garros, tappa parigina del nostro lunghissimo tour.

I prati verdi inglesi ne raccolgono il testimone: l’erba è dove il tennis è nato, Wimbledon il torneo dove sono state scritte le pagine più importanti di questo sport. Sull’erba la palla schizza via velocissima, e il rimbalzo rimane basso. In quei pochi attimi che può durare ogni punto, devi condensare tutto te stesso, raccogliere le energie e dare sfogo all’istinto. Questi campi, così particolari, o li si ama o li odia, ma è sicuramente il successo a Wimbledon a regalare l’immortalità tennistica

Ma la superficie dominante, oramai, è sicuramente il cemento, nato in America e ormai diffusissimo ovunque, considerata la superficie intermedia per requisiti tecnici e fisici. Australia e Stati Uniti la fanno da padrone, anche se oggigiorno i campi in cemento si possono trovare ovunque.

Il tennis è un gioco fatto soprattutto di gesti: il servizio, quello dal quale comincia ogni scambio e giocato da dietro la linea di fondo, consiste nel lanciare la palla in alto con la propria mano non dominante, per poi rincorrerla con la racchetta e colpirla sopra la testa, facendola arrivare il più forte possibile nel rettangolo opposto di campo. E’ l’unico colpo che si gioca senza la complicità dell’avversario, e quindi in relativa tranquillità. Ma realmente tranquilli non lo si è mai, e lo psicodramma è dietro l’angolo nel nostro sport. Così, un colpo come il servizio è stato spesso un’arma a doppio taglio, capace di regalare tanti punti durante una partita, e di tradirti nei momenti importanti.

Dopodiché ci sono i colpi di rimbalzo, i più comuni, il dritto e il rovescio, e infine qualcosa di ormai davvero molto raro, salvo qualche sporadica apparizione sull’erba, ossia il colpo di volo, giocato nei pressi della rete, ancora romanticamente chiamato con il termine francese di volée.

L’obiettivo è sempre quello: fare in modo che la palla rimbalzi sul campo avversario, senza che questi riesca a respingerla prima che rimbalzi una seconda volta.

Il sistema di punteggio è abbastanza complicato all’inizio, la cosa più importante è che il tennis non ha limiti di tempo, si lotta anche per ore finchè l’ultimo set non è stato conquistato. E’ uno sport crudele, si è da soli contro l’avversario e le proprie paure, i fantasmi di altre sconfitte. Nel tennis hai sempre un’altra possibilità, c’è sempre un prossimo torneo che inizia il lunedì successivo, e poco tempo per pensare alla sconfitte, nel vorticoso viaggiare, e allenarsi e giocare. Ma alcune sono più difficili da dimenticare, ti possono segnare a lungo, anche per sempre.

Ed è qui che questo sport offre la sua maggiore attrattiva: il tennis che conta è composto da una ristretta elite di giocatori, sono sempre quelli e il ricambio generazionale è lento. Si impara a consocere i giocatori, i loro fantasmi. E, indipendentemente dalla nazione da cui provengono, ti affezioni o nei casi limite, ti innamori.

E così, piano piano, si spiegano le lunghe ore di diretta tv, la sveglia nel cuore della notte per veder giocare il proprio beniamino in Australia, oppure cercare lo streaming di qualche oscuro torneo che, con una finestra di pochi pixel aperta sul proprio monitor, ci permette di intuire quanto meno l’andamento della partita. Non esiste in nessun altro sport un’esperienza altrettanto totalizzante come quella di seguire un Grande Slam, anche solo in tv se non si ha la possibilità di farlo dal vivo: due settimane di full immersion, dieci ore di diretta al giorno seguite poi da scambi di opinioni al telefono o su internet con altri che, come te, vivono in prima persona la “malattia”.

E in men che non si dica ci ritroviamo lì, seduti in cerchio con gli altri “pazienti” (che sia un forum o Twitter o un blog poco importa), a condividere le esperienze e le notti insonni.

Se volete avvicinarvi al tennis, questo è un buon momento perché il tour è appena appordato in Europa, e dal bellissimo Country Club di Montecarlo Sky Sport trasmette ogni giorno diverse ore di diretta a partire da metà mattinata.

5 Comments Add yours

  1. violaceo ha detto:

    Siete partiti con entusiasmo, ora sembra un po’famiglia cristiana.

  2. Gradiremmo un’argomentazione più consistente :)

  3. violaceo ha detto:

    Calcio, tennis, elezioni, due foto in bianco e nero, zigulì 486. E’ tutto un po’soporifero e tremendamente ammodino, manca solo la rubrica di Maurizio Costanzo.

    Insomma, alla partenza c’era una verve un po’scomposta e vi leggevo volentieri. Per esempio: le stampe rassegnate sono una bella idea: perchè così nascoste e poco aggiornate? Sono un qualcosa che non tutti i millemila blog di notizie ed opinioni hanno, mentre le considerazioni sul controllo degli uteri o le profondissime analisi calcistiche si leggono ovunque e alla fine sono sempre quelle.

    Cercare notizie diverse? sport diversi? stesse notizie ma punti di vista diversi?

    Capisco che il punk è morto, pace all’anima sua, ma anche intossicarsi di Andrea Bocelli non è poi molto salutare :)

  4. Pink Floyd ha detto:

    Violaceo sono d’accordissimo con te,non avrei saputo dirlo meglio,anche se penso che è meglio che il punk si sia tolto dai maroni =)))
    Ad esempio io farei un articolo sulla mostra del Caravaggio a Roma,che sicuramente molti,specie giovani,non sanno che è in corso e sopratutto non credo sappiano che vale la pena andarci perchè è un’esperienza indescrivibile.
    ma forse è meglio parlare della Roma e dell’Inter o chi altri è in testa!
    =(

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