La banalità del male

di Claudia Crocco

“Provare imbarazzo per i piemontesi che hanno votato Roberto Cota”: è questo il nome di un gruppo su facebook, al quale sono stata ‘invitata’.

Ammetto che, fino a una decina di giorni fa, non sapevo neanche chi fosse questo signore. Ora so che Roberto Cota è uno dei “non brutti giovanotti in cravatta verde”, come li definisce Natalia Aspesi in un articolo di qualche giorno fa, appena eletto presidente della regione Piemonte (l’altro, come avrete già indovinato, sarebbe Zaia). Secondo la giornalista, i due leghisti sarebbero stati eletti “a furor di popolo anche da frotte di ammiratrici che ne adorano il celodurismo di partito”.  Il suo articolo procede con un commento ad una delle prime dichiarazioni ‘programmatiche’ del neogovernatore: “Mai nei nostri ospedali (piemontesi) la RU486”. E proprio qui volevo arrivare anch’io. Si tratta, ovviamente, della pillola abortiva: quella che permette già da anni alle donne di molti paesi, vicini e lontani dal nostro, di avere un aborto senza passare attraverso un intervento chirurgico e, in alcuni casi, senza ospedalizzazione.

Roberto Cota, così come il degno collega Luca Zaia, non vuole che nella sua sacra Padania la vita sia violata : “Essendo a favore della vita farò di tutto per contrastare l’impiego della pillola – dice – Per prima cosa chiedo ai direttori generali di bloccare l’impiego della Ru486 attendendo la mia entrata in carica, poi chiedero’ che in tutte le strutture sanitarie piemontesi siano ospitate le associazioni Pro Vita”

Le accuse comunemente fatte a questa ‘pozione luciferina’ (riprendo sempre la Aspesi) sono soprattutto due: banalizzazione dell’aborto e sua proliferazione indiscriminata.

Per delegittimare entrambi i punti, è interessante dare un’occhiata al discorso che ha fatto, sulle pagine di Repubblica, Adriano Prosperi. Ecco qualche stralcio:  “Lo sforzo di civiltà del paese Italia fu compiuto con una legge e con un referendum che sancirono la volontà collettiva di attrarre l’aborto nella luce di un luogo di tutela della salute, ponendo termine al buio e ai pericoli  della clandestinità. Era un primo fondamentale passo sulla via giusta. Bisognava andare avanti eliminando le cause che portavano all’aborto. Ma quelle cause non sono state rimosse, anzi sono state aggravate dai due contraenti di una nuova Santa Alleanza. Alla necessità di una diffusa e moderna educazione sessuale per evitare gravidanze indesiderate l’autorità papale ha opposto la condanna senza appello perfino dell’uso del profilattico. Dall’altra parte le norme di legge sui clandestini volute in prima persona dai leghisti sono state pagate con una quantità di aborti clandestini per definizione incontrollabile ma sicuramente molto vasta. Oggi il conto della vittoria della Lega viene presentato alle donne in termini di una aumentata pressione perché tornino al segreto e alle pratiche selvagge dell’aborto fai-da-te.

Prosperi sottolinea il (neanche più tanto) sotterraneo legame che il Nord padano sta stabilendo con il Vaticano. E perché stupirsi, d’altronde? Si tratta di due tra le forze più conservatrici attualmente presenti in Italia, che quindi non possono non avere molto in comune: tradizionalismo sempre e comunque, mitizzazione della ‘famiglia’ come istituzione intoccabile e fondamentale per ricordarci delle sacre radici italiane ed europee, poco rispetto per la teorica laicità dello stato italiano, e fanatismo nel sostenere posizioni antiabortiste. Vita, casa e famiglia sono eterni baluardi da difendere sia per la Chiesa che per La Lega. Eccole alleate, dunque, nella lotta ad un farmaco che è già usato da tempo in buona parte dei paesi dell’UE, nonché negli Stati Uniti. E perché? Perché ‘alleggerirebbe’ la scelta dell’interruzione di gravidanza, la renderebbe facile come quella di usare un contraccettivo, troppo facile e poco sofferta. Banale, appunto.

Un po’ di tempo fa una mia amica francese mi ha raccontato di aver avuto un aborto, qualche anno prima. Il suo racconto era molto  sofferto, con i dettagli dell’ospedale e di come si era sentita nel dover decidere se farlo o no, e nessuno ne avrebbe avuto l’impressione che il tutto– la sua scelta e l’aborto in sé- fosse stato più semplice o più banale o meno doloroso. Nemmeno io, che solo alla fine del suo lungo discorso ho capito che si era trattato di un aborto ‘chimico’ (considerate anche che la conversazione era stata in inglese).

Con questo non voglio dire che bisogna tollerare la RU486, perché in fondo non è che riduca poi tanto il dolore dell’aborto – al massimo quello fisico, mentre quello ‘spirituale’ e morale resta – : questo equivarrebbe ad appoggiare gli argomenti cattolici e la visione che ne è alla base, per cui l’importante è che tu, donna peccatrice, soffra per la brutta azione che stai compiendo e per la vita che stai calpestando.

Quello che voglio dire, invece, è che una decisione come quella dell’aborto può avere un peso e un livello di ‘dolorosità’ maggiori o minori, in una donna; ma non sarà più banale e facile da prendere perché meno dolorosa. Credo che la diminuzione del livello di sofferenza fisica, e dei rischi che un intervento chirurgico presenta sempre e comunque, possa solo essere un fatto positivo; e che una maggiore accessibilità e praticabilità dell’interruzione di gravidanza siano auspicabili, anche perché ridurrebbero il numero degli aborti clandestini.

“Se gli uomini restassero incinti, potresti avere un aborto anche dal barbiere”

Daniele Luttazzi

la fotografia è di Frida.


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