Roma-Inter

di Marco Stella

31a di campionato

La Lazio sembra davvero aver riscaldato il proprio momento. Dopo la sconfitta con il Bari, sette punti in tre partite e la grande paura sembra alle spalle. L’ultimo di questi punti fra l’altro è stato ottenuto contro il Milan, il quale così non conferma la propria vittoria contro il Chievo e pare lasciare il discorso scudetto soltanto a Inter e Roma. Roma – Inter di sabato 27 marzo alle ore 18 è infatti tutto lo scudetto in questo momento.

A differenza della settimana massmediatica che precede questa partita, non sono molto esaltato dalla possibilità che il campionato subisca uno scossone. Questo perché la Roma pare aver arrestato la propria rincorsa; proprio nel momento in cui poteva farla culminare raggiungendo la vetta, è sembrata arenarsi e rendere la rimonta di Ranieri fine a se stessa, come i critici di Ranieri vogliono. Nelle ultime giornate l’Inter ha subito un rallentamento evidente, ma nonostante ciò le inseguitrici non sono state in grado di approfittarne e il Biscione è ancora primo. Questo secondo me è il dato che serve più d’ogni altro a sottolineare ciò che manca alle inseguitrici. L’Inter è la più forte, è padrona del campionato, lo apre e chiude quando vuole. Se anche la Roma sabato dovesse vincere, rimarrebbe comunque seconda in graduatoria a un punto. E, se il campionato sta per diventare così aperto ed affascinante, lo si deve solo alla flessione dell’Inter. Senza la Champions, i nerazzurri avrebbero avuto probabilmente a questo punto della stagione i loro classici sedici punti di vantaggio sulla seconda. Così non è e dunque viva il campionato bello ed equilibrato: ma un campionato equilibrato è il prezzo di un livellamento verso il basso e non verso l’alto.

Questa è l’analisi razionale. Ma a Roma, giustamente, a chi interessa? Tutto è relativo e anche lo scudetto lo è: se lo vinci con venti punti in meno della classifica canonica, che te ne frega? E dunque Roma – Inter c’è, e se la Roma vince realmente si porta a un punto dall’Inter. Per una volta la settimana massmediatica aveva ragione. Questa partita pullula di significati. Cerchiamoli.

Il primo riguarda il singolo, e cioè il condottiero della Roma, di nuovo Claudio Ranieri. Si potrebbe con un po’ di fantasia che ci appartiene far risalire l’inizio di questo Roma – Inter di sabato 27 marzo addirittura a sabato 30 agosto del 2009, sempre alle 18. Lì, propriamente, la Juventus consegnò il relitto Claudio Ranieri alla Rometta di quel momento. Batté la Roma, sedusse e illuse i propri tifosi e fece sì che Ranieri prendesse il posto di Spalletti sulla panchina giallo-rossa. Tutto perfetto. A una cena con amici di quei giorni, dissi:«non so come possa accadere, ma sarei veramente molto contento se Ranieri facesse tanto bene a Roma». Perché noi sembravamo lanciatissimi verso lo scudetto e invece la Rometta e Ranieri non sembravano aver la possibilità di fare tanta strada assieme. Oggi, è giusto così. Più la Juve affonda, più Ranieri vince. È giusto così. Agli occhi di tutto quello che Ranieri ha subito prima di essere esonerato dalla Juve, semplice capro espiatorio di una società incompetente, di quattro senatori dello spogliatoio con i quali non andava d’accordo, degli organi di stampa e del pubblico juventino tutto. Lo abbiamo cacciato via come un rottame, convinti che il problema fosse lui e che, una volta liberi da lui, avremmo finalmente potuto pronunciare la parola “vincere”. I risultati si sono visti, ché la stagione tribolata della Juventus di quest’anno avrebbe bisogno di tanti articoli a parte. È giusto che Ranieri vada a sfidare i nemici di sempre, l’Inter e Mourinho, ma con un’altra maglia, molto meno blasonata di quella bianconera.

L’altro significato riguarda la Roma tutta. Lo sport è bello perché, per la sua natura dinamica, può dare la possibilità di riparlare sul campo di qualche discorso che il campo la volta precedente aveva chiuso in una determinata maniera. Spesso ti offre la magica possibilità di rifarti. Due anni fa, stagione 2007-2008, l’Inter vinse lo scudetto ai danni della Roma sul filo di lana. Tutto fu deciso nel secondo tempo dell’ultima partita di campionato. Daniele De Rossi, alla fine, urlò la propria rabbia. Disse che, dal momento che il campionato si era concluso con così pochi punti di distacco fra la prima e la seconda, c’erano degli errori arbitrali che a quel punto avevano pesato. Crosetti scrive che i secondi hanno sempre torto, e così è, negli almanacchi ci restano i nomi di chi arriva primo, arbitri o non arbitri. E quello non fu neanche un grosso polverone: la Roma in fondo aveva fatto più del proprio dovere e poteva essere contenta del proprio dignitosissimo secondo posto. Ma oggi se ne riparla. Che la stessa Roma, con lo stesso Daniele De Rossi in testa, arrivi a disputarsi di nuovo la possibilità di sottrarre il titolo all’Inter, è un regalo del dio dello sport.

Un regalo sono anche la papera di Julio Cesar, i pali di Samuel e Milito. Soprattutto quello al 94’! La Roma ha vinto non perché è più forte, ma perché esiste il dio pallone. Il pallone è anche episodi: credo che l’Inter meritasse almeno il pareggio, ma ha perso. Ha perso per una commistione di componenti che nulla c’entrano col gesto tecnico e che rendono fantastico il pallone: il passato che ritorna, la sfiga, eccetera. Solo così la Roma avrebbe potuto vincere. Ha trovato un gol casuale e lo ha meritatamente difeso e legittimato; era impossibile che l’Inter non pareggiasse (come anche successo all’andata) vista la pressione che stava esercitando. Si vedeva che la Roma aveva paura dell’orco nerazzurro. Ma gli dei l’hanno aiutata, con l’altro gol abbastanza casuale di Toni e con l’indefinibile palo di Milito a una manciata di secondi dalla fine.

Va detto che non si capisce né si condivide sinceramente il nervosismo di tutti i nerazzurri. A Londra avete vinto e tutti vi hanno applaudito, giustamente. A Roma avete perso e voi non avete fatto la stessa cosa con la Roma, e non è la prima volta. Sembra veramente che questa squadra non sappia perdere. Non mi risulta che Ancelotti abbia fatto menzione del calcio di rigore non assegnato al Chelsea all’andata a San Siro. Ha perso e applaudito il collega Mourihno, che pure lo aveva accusato di far parte del «clan». Ancora si deve capire di quale clan. E, a dirla tutta, se qualcuno sabato deve lamentarsi dell’arbitro, quella è la Roma vincitrice, per il gol in fuorigioco di Milito e il calcio di rigore negato a Brighi. Una squadra è grande se anche impara a saper perdere.

Qui nessuno rema contro l’Inter. Sappiamo bene che, se volete, potete chiudere il campionato quando vi pare, e lo avrete strameritato. Se lo vincerà la Roma, lo avrà meritato altrettanto.

Forse è ancora presto per fare questi discorsi, in fondo si è giocata solo una partita e c’è ancora un punto di differenza. Ma, comunque vada, queste cose a Roma non le dimenticheranno. Sabato hanno comunque vinto il loro scudetto. Parlare della Roma è una cosa straordinaria perché la Roma è l’unica delle squadre “non del nord” a competere per il titolo da qualche anno a questa parte. Se la Roma non dovesse farcela, nessuno le tirerà addosso delle uova, ma tutti canteranno lo stesso «Grazie Roma».

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