in diretta

pezzo corale a dieci voci

15:23, Roma – Alfredo Milioni si è presentato al seggio.

14.58, Roma – radici radicali. Una delle cose più strane di queste elezioni è il ruolo dei radicali. Nella regione-in-bilico per definizione, quella che ospita la capitale, per la prima volta a memoria d’uomo se la giocano per vincere.

Onestamente i radicali ci sanno stare poco in questi panni. Si muovono tutti un po’ a disagio. Prendete il mio amico A.: vota radicale e tifa Lazio (non necessariamente in quest’ordine). Ha un’etica di minoranza così pronunciata da sentirsi a disagio ogni volta che qualcuno comincia una frase con la parola “noi”. La sua vocazione naturale – non ha difficoltà ad ammetterlo – è un 2% combattivo e molto molto pragmatico. Per lui, e in fondo per tutti gli altri, tre ovvie regola di come si segue uno spoglio:

1) piano con lo spumante, gli exit-poll vi daranno avanti per definizione. E’ il loro mestiere. Prima di tirar fuori la bottiglia dal frigo si aspettano le proiezioni. Prima di stappare, i voti reali – alla fine sciaguratamente contano quelli.

2) A stare soli durante lo spoglio si esce scemi. Invitate parenti, amici; se non vengono, telefonate a qualcuno fosse anche un call center. Al limite accontentavi del cane, assicurandovi che abbia votato bene.

3) La sera, a cose fatte, si beve come spugne. In ogni caso.

Buono spoglio!

14.47, Napoli – memoriale. Sono davanti al pc con un piattino sporco di briciole di pastiera. Ci si sono depositate in 7/8 portate, nell’arco di poche ore. Tre giorni a Napoli per un fuorisede, e per di più in periodo elettorale, sono un viaggio nelle radici. Internet, la diretta di Repubblica.it, i commenti con i miei e l’odio negli occhi quando discuto con mio nonno, che la pensa diversamente. Ieri mattina al seggio un tizio giocava con una palla di carta, tenuta insieme con lo scotch. La faceva rimbalzare sul muro nervosamente: una sorta di scrutatore-dr. House. Un quartiere tutto palme (della messa) e cartacce, pensavo, camminando su un letto di spazzatura. Questa è questa città.

Oggi sono sceso al centro: Vai Campania, La campania diversa, Con la Campania. Una serialità sconfinata, intrapartitica, e la faccia di Sandra Lonardo Mastella, inquadrabile da una finestra del MADRE, mentre appoggio sconsideratamente una mano su una mensola di Donald Judd, e “Berlusconi ten e sord, p chest nun ten interess a rubbà”, mentre il pullman viaggia, e penso a tutti i miei amici che si sono astenuti, perché “le tasse, le tasse le pagano le masse, internazionalismo, rivoluzione”, e i cartelli dei disoccupati organizzati scritti ancora col pennarello perché la carta stampata, chissà perché, non fa popolo, non fa massa. Prima di scendere, la signora delle pulizie, napoletana, che lavora da noi da 20 anni, curva sul lavello brucia tutte le foglioline di palme prese ieri da mio nonno, una ad una. “Sono benedette”, mi spiega “è peccato buttarle”.

Cronismi e anacronismi, quartieri che non riesco a capire dove stiano, cosa vogliano dire.

La mia storia di elettore e militante di sinistra è breve ma ricca di ricordi. Ieri mattina ho aperto, dopo più di due anni, un editoriale di Scalfari, che invitava a votare. Non ce l’ho fatta, a cominciare a leggerlo, mi sembrava che oltre l’amarcord delle mie prime partecipazioni (ricordo le primarie del 2007, dove votai Veltroni, alle soglie dell’adorazione) non vi ci potessi scorgere alcun senso. L’agnello dorato e fritto di mia madre invece non ha perso il suo fascino, così come quel calore nella computazione dei dati elettorali che arrivano, e nello stringersi attorno alle immagini che ti sono care, al pensare che questa è la volta buona, che questa volta ce la si può fare, che non fa niente che c’è tizio, non fa niente che i compromessi e che dì qualcosa di sinistra, ma che stavolta ce la facciamo, pure se con una vaga nozione di chi siamo, e di cosa vogliamo fare. Ma ce la faremo?

14:06, Roma ultimi segnali. Vigna Clara, xx municipio, storica fortezza di an (prima) e del pdl (ora), dove Alemanno avrebbe vinto anche al primo turno, con la destra che tradizionalmente la fa da padrona e anche di più. Ecco, proprio lì, l’affluenza è precitata di 18 punti. Vedremo.

13: 50, Santa Maria Capua Vetere – rai uno. Sto seguendo pigramente il tg1:  per abitudine, perché la TV a casa dei miei è accesa sempre sulla rai (o su fox, ma in cucina solo rai), perché da quando ho memoria all’una e mezzo, se pranzo qui, c’è il tg1. Ad un certo punto il mio rimescolare distrattamente la forchetta nei broccoli è interrotto dalla voce, sexy al pari dei broccoli, di Francesco Giorgino. Alzo lo sguardo e cerco di seguire e di capire cosa farà a partire dalle tre, davanti a tante sedie bianche vuote.  Ecco, sto cercando di concentrarmi su quello che dice e non su di lui, ce la posso fare.. Ah, ci sono. Capito: Giorgino condurrà la diretta di Rai1 sullo spoglio elettorale.  Per l’occasione saranno presenti in studio personalità politiche (ecco perché le sedie bianche) e ci saranno collegamenti con direttori e giornalisti dei principali giornali nazionali: “Corriere della sera”, “Giornale”, “Messaggero”.

Certo. I principali giornali italiani. Mi hanno detto che era estremamente  bipartisan, il TG1. Grazie , Giorgi.

PS. scrutatori e osservatori. in tema di ‘osservazione’ del voto: alla sottoscritta hanno cambiato sede del seggio (quella originaria a cui ero abituata, in pieno centro, era una scuola elementare pericolante dai tempi in cui ci andavo io; finalmente, dopo vent’anni e tre terremoti, l’hanno dichiarata inagibile davvero, ma ovviamente non è partito nessun lavoro di ristrutturazione), per cui mi sono persa nei viottoli di un quartiere  frequentato da trattori (sic!) e cani randagi, alla ricerca della scuola media ‘Perla’. Alla fine, dopo tanto girovagare, arrivo al seggio e noto che le nomine degli scrutatori non sembrano essere state molto regolari, qui..  altrimenti non si spiega la gestione ‘familiare’.

Vorrei proprio sbagliarmi, ma temo di no.  Come sarei contenta di pensare di aver votato per un cambiamento vero, anche di queste piccole cose.

13:26, Fermo tour elettorali. Ieri ero a Roma, intenzionato a ritornare in tempo a Fermo per votare. Ingenuo come un bambino mi presento a Castro Pretorio per salire sul pullman senza biglietto, con la convinzione di poterlo acquistare a bordo. La lunga fila di aspiranti viaggiatori mi getta nello sconforto, ma i primi exit poll sembrano ripristinare in me la fiducia, mi vedo eletto a rango di possessore di un titolo di viaggio. Gli exit poll non vanno ascoltati! Salgo a Castro per dover scendere a Tiburtina: il Grand Tour al contrario finisce immediatamente.

Alla stazione degli autobus, in attesa, incontro un gruppo di senesi, in trasferta come me nella capitale: dal comune ghibellino per eccellenza, incontro guelfi fuggiaschi diretti a San Pietro per la Domenica delle Palme.

Finalmente ottengo un biglietto per la corsa successiva (senza dover ricorrere al ballottaggio) e mi siedo al mio posto. Uscendo dalla stazione ed imboccando la tangenziale vengo assalito dai variopinti murales che abbelliscono le cementifere mura ai lati della strada. L’avanguardia artistica giovanile è interrotta solo da un proclama elettorale: “UDEUR PER POLVERINI PRESIDENTE”. Il conformista per eccellenza, si è confermato conforme occupando ogni buco di culo di muro. Immobilismo e graffitari in un pastiche degno dei nostri tempi.

Il viaggio è tranquillo. Arrivo a casa in tempo per votare e cenare con tranquillità.

Stamattina si sono riaperte le urne, scelgo una passeggiata in macchina e per caso mi trovo davanti ad una scuola materna, sede di seggi elettorali. Noto con sarcastico stupore i lavori in corso davanti all’edificio. Il comune sta sistemando il manto stradale. Tutt’Italia è paese.

13:o5, Civita Castellana (VT). Al 53% l’affluenza nel seggio n°4, quasi al 60% nel seggio n°5.  Meglio di ieri, ma molto peggio rispetto al 2005.

“Le donne che hanno votato fino ad ora sono più del doppio degli uomini”, mi dice sorridente una delle scrutatrici.

“Una curiosità: come mai il simbolo del PdL compare ancora nelle liste?”, chiedo a uno dei rappresentanti di seggio.

“Perché è stato escluso soltanto per la provincia di Roma, non per la regione.” Poi tentenna e osserva perplesso lui stesso: “Però in effetti è strano: non dovrebbe esserci nelle liste delle provinciali.”

Silenzio. “Beh, speriamo bene.”

Speriamo bene.

12:16, Roma – dedicato a chi non vota e non si astiene. I due figli del portiere del mio palazzo non hanno mai votato. Se ci pensate è una cosa singolare: sono maggiorenni, nati e cresciuti in Italia. Politicamente impegnati, si riconoscono in una sinistra riformista. Hanno fatto le elementari nella mia scuola e il liceo nel mio stesso quartiere. Risiedono a viale Regina Margherita 59 dalla nascita. Vivono il condominio, il municipio e la città con molto più coinvolgimento di quanto possa o voglia fare io. Puntualmente però quando ci sono delle elezioni, amministrative o politiche, rimangono a casa. Mi capita qualche volta di incontrarli nei giorni di voto; in quelle occasioni mi chiedono sempre: “come è andata al seggio?”, rispondo – laconicamente e un po’ impacciato – “tutto bene” e la conversazione finisce lì.

I due figli del portiere del mio palazzo non hanno mai votato perché non possono votare. E non possono votare perché, casualmente, i loro genitori sono filippini.

La legge, in Italia, non riconosce la cittadinanza e il diritto di voto ai figli degli immigrati regolari. Di questo problema si è occupata la scrittrice italiana d’origine somala Igiaba Scego. In un editoriale, apparso sul numero 839 di “Internazionale”, scrive: “La cittadinanza in Italia si trasmette secondo il principio dello ius sanguinis, da genitore a figlio. Si è italiani se si ha un genitore (o un antenato) italiano e si riesce a dimostrare il rapporto di parentela. Chi è nato all’estero e non sa niente dell’Italia può avere la cittadinanza perché il suo trisavolo era friulano o calabrese. Invece ragazzi di origine cinese, somala, albanese che sono cresciuti qui, sulla carta sono considerati degli stranieri.” Più avanti, si fa riferimento a una proposta di legge bipartisan, la 2670, che intende sanare questa anomalia.

Ieri, tornato dal seggio, la conversazione non è stata così scarna. Abbiamo parlato un po’. A un certo punto, il più grande dei due mi ha precisato un particolare che credo gli stia molto a cuore: lui non si è mai astenuto.

11:00, Montecchio Emilia – l’affluenza. La mattina non riserva grandi sorprese qui a Montecchio Emilia, i seggi sono quasi deserti, dopo una lieve affluenza delle 7.30, si dovranno aspettare le due del pomeriggio per vedere qualcuno avvicinarsi.

Una bella mattinata di sole accompagna le chiacchiere dei miei amici che lavorano al seggio. Sono loro a dirmi che l’affluenza, un po’ come in tutta Italia, sembra essere calata. Certo, qui nel 2005 ha votato l’ 80,5% degli aventi diritto quindi. E anche quest’anno, nonostante il calo, ci teniamo ancora su livelli invidiabili.

23.00, Corato (BA) – chiacchiere e astensione. Dopo la chiusura dei seggi, ci ritroviamo al solito posto per una birra e due chiacchiere. Confluiscono molti amici impegnati come rappresentati di lista e scrutatori. L’argomento di discussione è l’astensione, ancora una volta vero ago della bilancia delle elezioni e motivo classico della chiacchiera post-elettorale. Il problema è che qui la chiacchiera è inter-elettorale. “L’astensionismo, storicamente, per ragioni culturali ha sempre avvantaggiato la sinistra” “(gesti scaramantici)”. Fra tutti gli scenari paventati uno si fa largo insinuante e pericoloso: “Se domani vediamo le code ai seggi, c’è qualcosa che non va!” “Già, correranno ai ripari, chiameranno gente, magari pagheranno anche.”

Ma no, non succederà.

22.00, Santa Maria Capua Vetere – Mr. Seduction. Ecco, a SMCV di solito non succedono troppe cose interessanti, per cui non pensavo che sarei intervenuta ancora qui, ma, scusatemi, devo assolutamente condividere una cosa con voi: tratta di nuovo delle elezioni provinciali!

Vi ho già detto che da queste parti si vota anche per il presidente della provincia, e che i maggiori candidati sono Stellato e Zinzi. Bene, non si tratta degli unici. Ovviamente, come in ogni parte d’Italia, ci sono anche alcune liste civiche. Tra queste vorrei segnalare quella di Giuseppe Cirillo, che si chiama “Impotenti Esistenziali”.

Qualche ‘chicca’ (come ve ne promettevamo nell’intro al live blogging) biografica su questo personaggio: nato a Salerno nel 1963, psicosessuologo, laureato tre volte (in psicologia, sessuologia, giurisprudenza), fondatore-docente di una Scuola Italiana di Corteggiamento, organizzatore delle Olimpiadi della Seduzione, si fa chiamare “Dottor Seduction”. Vanta di aver sedotto ben 278 donne, è riuscito a convincere il suo commercialista a chiedere la detrazione dalle tasse dei costi dei profilattici (dopo aver ottenuto la prescrizione di un medico, il quale ha riconosciuto che, poiché Cirillo è single e girovago, non usarli sarebbe dannoso per la sua salute), organizza vari eventi e manifestazioni legate all’interazione fra uomini e donne, ed è diventato un personaggio televisivo, spesso ospite di ‘Buona domenica’ e programmi del genere.

La sua carriera politica: il primo partito che ha fondato è stato  il “Partito delle buone maniere”; poi c’è stato quello “Preservativi gratis”, e ora gli Impotenti Esistenziali (che, spiega, sono i cittadini stessi). Ha tentato la scalata al Parlamento Europeo, alla provincia di Napoli, al comune di Monza (perché?!).

Passi la sua campagna per la prevenzione sessuale etc.. , così come quella per la ‘sicurezza del pedone’ e ‘contro la scostumatezza degli automobilistici’.. (altro piccolo aneddoto: ogni tanto stende uno striscione zebrato per terra, sulle strisce pedonali poco visibili, e lo chiama “strisce pedonali portatili”).. ma, Cristo, questo qui ( provocatoriamente, spero!) ha proposto di smontare la reggia di Caserta e venderla agli americani!

Parlavo di Cirillo e della mia intenzione di scrivere questo post con un’amica che era appena stata a votare, a cui ho chiesto se aveva fatto caso al simbolo degli “Impotenti esistenziali” sulla scheda elettorale.. e lì ho avuto la rivelazione. “Ma Cla, è il tizio che metteva quei cartelli al casello, hai presente?”. Noooo. E’ lui: incredibile! Questo tizio ha turbato la mia infanzia: è l’autore dei (per me) misteriosi striscioni che comparivano sulla facciata di un albergo abbandonato, proprio di fronte all’uscita dal casello autostradale di Caserta Nord (attualmente SMCV ha un proprio casello, ma quando ero piccola tutte le mie gite e i mari e le uscite varie passavano per il traffico della Nazionale –via Appia – e poi per Caserta Nord). Non ricordo il testo di molti striscioni, tranne quello con scritto “Preservativi gratis”; ma c’erano sempre cose strane, riferimenti sessuali ed altro, che non capivo bene. La cosa mi spaventava, perché i miei erano restii a spiegarmi che origine avevano gli striscioni.

Bene, direi che ho vinto la palma della provincia con il candidato più ‘folcloristico’. No?

Cosa dire? Ormai tanto affoghiamo tra qualunquismi e grillismi, e allora buona fortuna (ma anche no) Mister Seduction!

PS: Infine, l’anno scorso Cirillo el conquistador ha girato un film censurato dalla RAI (che novità!), con la partecipazione di Tinto Brass.

20:15, Siena Happy hour. La prima volta che voto dopo il tramonto. Arriviamo alla scuola elementare di Ravacciano che si intravede nella penombra un carabiniere sulla soglia. Ho un brutto presentimento. Invece mi sbaglio. Superati i cancelli mi si parano davanti la fedele scrutatrice e la vicina impegnata, consigliera di sezione nonché nostro referente del partito. «Ecco il nostro elettore preferito!». «Ci stavamo quasi preoccupando». Svolte le operazioni di voto con ilarità, usciamo a chiacchierare di gossip elettorale con la vicina. Facciamo la conta delle persone del nostro palazzo. Manca qualcuno? Sì ma c’è anche domani. Ah, è vero. Per concludere, buone notizie: affluenza al 50%. Da non credere. Beh, buon dato, anche se niente in confronto degli anni d’oro di un quartiere rosso di una città rossa. Ce ne andiamo affamati ma appagati e passiamo il testimone a due giovani e una coppia con bambino. Che porti bene?

19:47, BellunoVeneto is not Italy. Alla fine di una splendida giornata di sole – trascorsa probabilmente sulle Dolomiti diventate da qualche mese patrimonio dell’umanità dell’UNESCO (grazie al lavoro di un’ottima presidente della provincia, da poco sostituito dall’ennesimo leghista biondo e pallido salito dalla laguna veneziana) – anche i bellunesi, queste lumachine uscite tutte insieme nella prima domenica di primavera, vanno a votare. I conoscenti che incontro al seggio appartengono a quella minoranza di esclusi, «in larga parte giovane» (ma non solo), «che ritiene di non avere più rappresentanza televisiva», il cui esilio «prima ancora che politico, è culturale», come ha scritto ieri Serra su Repubblica. Quelli che giovedì sera hanno spento la TV e hanno cercato di connettersi al sito di Raiperunanotte – a spezzoni, tra interruzioni, qualche ‘porco…’ e spasmodiche ricerche di onde radio o canali del digitale terrestre, visto che la banda larga dalle nostre parti è poco diffusa e per noi montanari è praticamente ancora impossibile caricare un video in streaming (…scelte politiche…?).

Tra noi pochi ‘esiliati’ veneti, abituati a votare sempre e incrollabilmente per il candidato che non ha mai vinto né mai vincerà, circolano i soliti moniti («Preparati: non ci sperare troppo») e i tipici sguardi complici degli sconfitti. C’è poca fiducia e tanta malinconia. Tra gli slogan elettorali che ci circondano mentre prendiamo l’aperitivo in piazza campeggiano a lettere cubitali quelli dei movimenti nasionali veneti: Veneto is not Italy, ma gnanca Padania. Insomma, tra inglese e dialetto, ognuno si stringe sempre più al proprio campanile. Noi sorridiamo e ci aggrappiamo soltanto al nostro bicchiere di spritz…

Eppure qualcosa di bello c’è: da ieri non facciamo che incontrare vecchi amici, quelli a cui eravamo molto legati e non vedevamo da mesi, arrivati da Venezia, Firenze, Trento, Roma (e Siena, naturalmente!). Ci siamo ritrovati ieri sera al solito pub di paese, a giocare a Taboo (specchio della nostra realtà, se per spiegare «Pornodiva» si cita la D’Addario e per «Slogan» si imita la voce di Silvio che scandisce In tre anni sconfiggeremo il cancro). Qualcuno ci ha chiesto come mai fossimo di nuovo tutti insieme, a Belluno. Elezioni, abbiamo risposto in coro. E ci siamo sentiti un po’ più vicini, un po’ meno soli.

Nel frattempo sul cellulare arriva un messaggio dalla Germania: in bocca al lupo per le elezioni, noi tedeschi siamo emozionati per voi.

Trasmetto anche a voi un po’ di questa vicinanza europea, per ricordarmi/ci che i confini del nostro mondo vanno un po’ oltre la marca trevigiana.

19:05, Figline Valdarno (FI)buoni e cattivi. Ho votato, come sempre andando fino al seggio a braccetto con mia madre, come sempre trovando la mia vecchia scuola media piccola e decadente (sempre più decadente, mi pare). Sulla lavagna della mia sezione – e, se non ricordo male, anche ex classe – c’erano, separati come i buoni e cattivi delle elementari, i votanti uomini e le votanti donne. 280 circa a 310 circa per le femminucce. Un voto velocissimo, neanche un accenno di fila. Un sacco di vecchietti, a dire il vero.

Dopo, l’altrettanto consueto giretto. Piazza Marsilio Ficino era piena piena. Forse di gente reduce dal voto, forse solo per la principale attrazione di questo fine settimana: la fiera del cioccolato. Una cioccolata calda il 28 marzo non mi era mai successo di berla, in effetti.

Intanto, nel mio ruolo di brava rompiscatole con taaaanto senso civico, ho gentilmente chiesto ad un’edicolante di rimuovere la palesemente propagandistica civetta de Il Giornale risalente al 21 marzo, ovvero quella in cui si diceva che erano un milione, e che la candidata per la Toscana è una tosta, ma tosta. Piccole soddisfazioni paesane.

17:33, Roma – lombrosiani. Solita atmosfera rarefatta e stanca d’una domenica come tante qui in XVII municipio, zona Prati.
Il Manifesto di oggi titola fiduciosamente “RICOMINCIAMO”, ma il caldo sole d’un pomeriggio primaverile sembra aver spazzato via dalla città la tensione e l’ansia di una tornata elettorale piuttosto ardua e incerta.
Il passaggio mattutino al seggio mi ha permesso, oltre che di constatare affluenze sconsolanti, di dilettarmi in un po’ di fisiognomica lombrosiana, tentando di cavar fuori percentuali e voti da nasi adunchi e fronti sporgenti.
Niente atmosfere da vecchia comunità di paese qui, gargantuesche liste di candidati e consiglieri opprimono stanze in cui non vola una mosca. Unico rumore: il consumarsi della grafite della matite e lo squittire del presidente di seggio.
La scuola adibita a luogo delle consultazione sembra essersi trasformata in un triste fabbricato industriale verso cui cittadini stanchi e, per lo più, avanti con l’età arrancano contro voglia.
La ritualità civile di una comunità che nel voto dovrebbe rinnovare se stessa non sembra riuscire a rompere la sonnolenza cittadina.

Non ho ancora votato e, forse per godermi fino all’ultimo il momento, penso che mi scapicollerò con la mia scheda elettorale solo nella tarda mattinata di domani.

17:17, Roma (in casa) – L’affluenza è bassa ovunque e il mio seggio (via Brenta 26) segue l’andamento generale. Poche persone e nessuna coda. All’entrata sparsi lungo tutta la via quasi un centinaio di volantini di tale Illuzzi candidato con la Polverini, dentista. Ho segnalato e mi è stato gentilmente risposto che era già stato segnalato. Al momento, però, le segnalazioni ancora non valgano una scopa. Il brutto ceffo, un po’ roditore, è qui sopra.

Intanto, certe voci suggeriscono un’astensione prevalentemente di destra e in qualche caso si sbilanciano in prospettive piuttosto rosse. Occhio con questi primi dati, però: le forchette sono ampie e solitamente sovrastimano la sinistra.

Buon voto.

16:00, Montecchio Emilia (RE)la sagra delle elezioni . Anche qui l’affluenza è ancora bassa, la domenica chiama gli elettori solo dopo pranzo e pennichella annessa; cominceranno a formarsi code ai seggi, come avviene solitamente, intorno alle 17.00.

E’ interessante vedere come questa sia una routine ormai assodata per questo paese, ci si ritrova la domenica pomeriggio ai seggi ,ci si saluta, chiedendo aggiornamenti vari ed eventuali sulla salute della famiglia, e si scambiano due battute sui vari candidati, niente di incisivo, si cercano persone con le quali condividere speranze di risultati; insomma il clima è quello di una sagra dove si rincontrano vecchi amici, qui votano quasi tutti, le elezioni rimangono un ottimo modo per riprendere i contatti con il proprio paese.

Tornerò ai seggi proprio per questa “sagra” delle 17.00 per controllare che nulla sia cambiato e per respirare ancora un po’ del mio paese prima di ripartire.

15.22, Roma (in trasferta) – Di passaggio nel capitale Lazio, verso le care e vecchie Marche subisco la locale campagna elettorale dell’ultima ora. Contro i manifestanti PDL sul libro-paga del Grande Capo, le cartine elettorali di Sinistra ecologia e libertà. Ecologiche, contro ogni proibizionismo, a favore di tutti i luoghi comuni.

15.18, Santa Maria Capua Veteredelle province e dei miracoli. Anche qui vale ancora il porta a porta. Ieri pomeriggio ho risposto io, casualmente, ad una telefonata destinata ai miei, e ovviamente trattavasi (sic!) di un ‘consiglio’ per il voto. Nella provincia di Caserta, da cui scrivo, non siamo solo nel weekend delle regionali: si vota anche per eleggere il nuovo presidente della Provincia. Eh sì, perché esattamente un anno fa, nel marzo 2009, si era dimesso Sandro De Franciscis (PD, ma dopo un allegro tour tra DC, PPI, Margherita, Udeur, e scusate se ne ho dimenticato qualcuno.. forse l’Ulivo.), e da allora la mia provincia è stata commissariata dal prefetto Biagio Giliberti.

Prima di diventare presidente di una delle province più difficili d’Italia, De Franciscis (eletto nel 2005 e supportato da una coalizione di centrosinistra) faceva il medico. Il motivo ufficiale dell’abbandono è stata la sua nomina a responsabile del ‘Bureau Medical’: ovvero l’organismo che si occupa di verificare i miracoli a Lourdes. Wow. Sui giornali leggo che si tratta di una nomina prestigiosa, è la prima volta che l’incarico è ricoperto da un medico non francese. Sarà… Da altri canali vengo a sapere che le sue dimissioni erano aspettate e richieste da tempo (cosa di cui si trova conferma in alcuni siti web e quotidiani) e che non è un caso che siano avvenute alcuni mesi dopo l’arresto della moglie di Clemente Mastella, volute dal procuratore capo proprio della mia SMCV.

Un anno dopo, i candidati principali alla provincia sono un avvocato sammaritano (cioè, sempre di SMCV) che abita in un bel palazzo giallo accanto alla chiesa di S. Erasmo, a meno di cento metri da casa mia, ossia Pasquale Stellato, per il PD; e poi l’on. Domenico Zinzi, esponente dell’UDC, che il PDL –e, anzi, Silvio in persona – ha scelto di supportare dopo molte indecisioni, dovute principalmente all’ostracismo di Nicola Cosentino.

Fate vobis, immaginate pure chi supporterò io, e chi i sondaggi danno messo proprio male.

Buona domenica.

13:20, Corato (BA) niente di nuovo. E’ il solito clima elettorale, qui. Il pre- ci ha regalato bambini non ancora decenni, di famiglie disagiate, distribuire volantini per il candidato forte del partito forte, già consigliere regionale nella legislatura che sta finendo. Il durante ci regala assessori comunali che distribuiscono bigliettini all’ingresso di uno delle scuole centrali della città, e con voce monitoria pronunciano parole del tipe: “mi raccomando”, “sai che devi fare” etc. Più che le campagne mediatiche (telefoni, posta, internet) qui vale ancora il porta a porta, o quasi.

Vedremo cosa ci regalerà il post.
Buon voto a tutti.

13:00, Civita Castellana (VT) – dati ed eventuali

Dati:

Scarsa l’affluenza ai seggi n° 4 e 5 della sezione “Priati” di Civita Castellana. Ma è l’ora di pranzo del primo giorno.

Si vota per regionali e provinciali da queste parti. Entrambi i presidenti uscenti sono del centro-sinistra: rispettivamente, Piero Marrazzo (50.7%) e Alessandro Mazzoli (52.3% al ballottaggio)

Piccolo scarto tra l’assetto delle liste: alle provinciali il gruppo SeL, Idv e Rifondazione Comunista si presenta separato dal PD, alle regionali tutti insieme con Emma. Nelle liste del centro-destra, campeggia il simbolo della Renata, ma sotto fra gli altri c’è ancora quello del PdL. Perplessità.

L’affluenza al momento è intorno all’8.6%. Il clima è temperato e il vento soffia da ponente.

Background&Curiosità:

Prove generali certamente burrascose per queste regionali, tra intercettazioni, relazioni poco ortodosse e panini che scavalcano scadenze importanti. Del resto lo dicevano Albano&Romina che “un bicchiere di vino con un panino è la felicità.”

Ma avanti si va. “Sono di destra e mi sono stancata di votare, anche solo indirettamente, per Berlusconi. Forse domani consegnerò scheda bianca”, mi dice una mia amica ieri sera davanti a una quattro stagioni.

Fonti accreditate segnalano Emma Bonino al cinema ieri sera a Trastevere a vedere Invictus.

La strada è comunque ancora lunga. E bisogna augurarsi che lo sia.

13:00, Figline Valdarno (FI)avanti così! Si torna a casa dopo tanto tempo, e dunque: un sacco di chiacchiere tra amici e conoscenti. Tra i vari discorsi, le frasi più gettonate: “ma tu voti?”; “ah, io metterò una x sul simbolino più simpatico, tanto son tutti uguali”; “non so nemmeno dov’è la tessera elettorale! Vabbè, pace.”; “non so nemmeno come si vota”… bene, ottimo, avanti così! (NB: la scritta della foto ricorre a intervalli regolari sui muri di Firenze)

12.40, Napoli – Sto per andare a votare. Quartiere Vomero. Anche a noi, borghesia bene della città,  non viene risparmiato il patchwork cromatico di manifesti strappati e pavimenti di volantini.

Intanto: oltre la “civiltà della carta” lo smercio elettorale è anche altro.

1) Messaggi in arrivo – Lunedì 15 marzo: Ti aspetto Sabato alle ore 14 a Roma Circo Massimo. Un grande corteo fino a San Giovanni per difendere la libertà e la democrazia. Silvio Berlusconi

Il mio cellulare deo gratia non riceve messaggi. Quello di mia madre sì.

2) Pagata da un’agenzia interinale per andare a manifestare. Interessante la risposta quando le chiedono la sua opinione. 

3) Le masse elettorali.

4) Ecco cosa è stato recapitato ad una mia amica, per posta. E’ il suo primo voto. Da notare l’emoticon a metà pagina. Cliccate per leggerla meglio.










12:10, Roma – a mo’ di inizio. Il mio quartiere è letteralmente invaso da manifesti della regione Lazio che promuovono una gita al parco dei mostri di Bomarzo, 18 chilometri a nord di Roma. Con grossa foto del mostro più famoso: bocca spalancata, occhi sgranati e due grossi incisivi quadrati. La didascalia recita “preparatevi a un fine settimana mostruoso”. Cominciamo bene, insomma.

11 commenti Aggiungi il tuo

  1. no, non ci posso credere. DI NUOVO le cartine, come già la (rovinosa, infatti: non è un buon auspicio, per loro) sinistra arcobaleno la volta scorsa.
    oddio, ma non imparano mai?

    claudia

  2. Marco Mongelli ha detto:

    Secondo me è un’iniziativa simpatica: a uno può anche rimanere indifferente, ma non credo assolutamente sia inopportuna o che cavalchi un luogo comune. (per i preservativi l’iniziativa era solo da lodare, invece.)

  3. Beh, la mia ovviamente è solo un’opinione, ma credo sia un’iniziativa ‘inopportuna’. Cioè, per i profilattici sarebbe un altro discorso e ok, lodevole. Ma le cartine, perché? Mi dispiace, ma non riesco a non pensare che sì, rafforza un luogo comune e dà l’idea di mirare solo ad un certo tipo di elettorato.

    ma vabbè, speriamo bene comunque.

    claudia

  4. oh romani de Roma, io aggiungerei anche che dice che succede questo: “Si annuncia uno scrutinio difficile per le regionali del Lazio, il Pdl sta dando ordine ai propri rappresentanti di lista di pretendere che vengano considerate valide anche le schede su cui viene espressa una preferenza per nomi che non compaiono nelle liste elettorali”

    (da http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/elezioni/notizie/lazio-caos-scrutinio_5e3309c6-39e8-11df-862c-00144f02aabe.shtml)

  5. Marco Mongelli ha detto:

    Il tentativo di furbata è palese, però bisognerebbe consultare attentamente i regolamenti per capire meglio. Anche se credo sarà battaglia su ogni singolo voto senza una direttiva generale di comportamento.

  6. bruno ha detto:

    come a ogni elezione in questo paese. non sappiamo proprio cosa siano le direttive interpretative, è proprio previsto che il presidente detti regole ad apertura dello spoglio (cfr elezioni studentesche). comunque sì, fino all’ultimo voto, i famosi gladiatori della libertà servono a questo.dipenderà, ma resta il fatto che il nome da qualche parte l’avranno pur dovuto scrivere, e se non han barrato caselle sarà difficile ritenere quel voto valido: essendo necessario dal nome sbagliato indurre che abbia votato una lista solo perchè ne ha abusivamente preso la casella, e poi, altro passaggio, che quindi voglia appoggiare quel candidato presidente. la maggior parte glieli riconosceranno secondo me.

  7. claudia ha detto:

    “Veneto is not italy”.
    mi scappa un ‘magari’; ma no, non magari. Piuttosto: accidenti.

    Speriamo di non diventare tutti membri del club degli esclusi di cui parli maddi.

    Speriamo almeno di perdere con onore, e che i leghisti e i pidiellini si scannino tra loro.

    che tristessa.

    claudia

  8. Le “strisce pedonali portatili” Cirillo le ha prese a “tanti euro” al Piccol!
    A parte ciò, l’accostamento cravatta-codino-“zeppole come momento d’incontro” creano un cortocircuito visivo-intellettuale “zeniale”!
    Donna sammaritana, vota quest’uomo!

    V.

  9. splendido il pezzo sui romani delle Filippine.

    Sil

  10. sandra ha detto:

    e nel Lazio, con l’intervento dei ‘Gladiatori’ di Silvio, la notte sarà molto ma molto lunga

  11. ‘dedicato a chi non vota e non si astiene’. bellissimo, il pezzo migliore.

    c.

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