Il voto leghista

di Franco Marzoli

In genere, logicamente, i commenti sull’esito delle elezioni avvengono ex post. Mi voglio sbilanciare e provo a commentare la probabile affermazione leghista ex ante.

La Lega nasce negli anni ’80 e si sviluppa nei decenni successivi come risposta, sostanzialmente di tipo identitario e conservatrice, alla globalizzazione. Di fronte all’incremento della circolazione di merci, capitali e persone ci si rifugia nel locale, nelle vere o supposte tradizioni, nella comunità intesa come un luogo chiuso e difeso verso le minacce che vengono dai forestieri (coloro, etimologicamente, che vengono dalla foresta).

Il tutto trova in Umberto Bossi un leader carismatico che riesce a dar vita ad un movimento autenticamente popolare, forse all’unica forza politica avente una base realmente radicata sul territorio. Negli scorsi decenni la Lega trova ampi consensi soprattutto nel Veneto post democristiano e nell’area pedemontana della Lombardia , mentre in questi ultimi anni l’elettorato leghista tende a diffondersi non solo a tutto il Nord, ma anche alle cosiddette regioni rosse del centro Italia.

Facile prevedere un suo successo alle prossime elezioni regionali. Perché?

Il vasto potenziale del suo elettorato la vede come:

–  Una forza identitaria che possa quindi ridare un senso di appartenenza appannato dalla dilagante omogeneizzazione della società dei consumi

–  Una barriera nei confronti di un fenomeno migratorio considerato fuori controllo

–  Una forza politica capace di amministrare bene, soprattutto a livello locale, tutelando  gli interessi di chi già vive in loco.

–  Un partito composto da un ceto politico onesto non coinvolto nei numerosi scandali di tipo finanziario e sessuale che hanno coinvolto altre forze politiche

–  Una sua attenzione ad elementi di carattere sociale , quali la tutela di artigiani, piccole imprese, produzioni locali, con relativa avversione verso forme di concentrazione del capitale finanziario.

–  Una sua attenzione verso politiche ambientalistiche del territorio che a volte, come nel caso della TAV, la vedono addirittura collegata a movimenti No-global.

Questi elementi faranno sì che buona parte dell’elettorato non coglierà, o non vorrà cogliere, gli innegabili elementi di  razzismo presenti nella sua politica. E’ ragionevole quindi pensare che una parte dei voti in uscita dal decadente berlusconismo si dirigeranno verso la Lega portando ad una sua sostanziale vittoria nel Nord e a una sua affermazione in Emilia e Toscana.

Un invito ora alla sinistra di smettere di considerare il fenomeno leghista come un fatto folkloristico di gente rozza e razzista e, come tale, da condannarsi senza appello; ma di porsi seriamente il problema delle motivazioni che stanno a monte delle scelte di una vasta parte dell’elettorato.

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