Aldo Busi: attraverso lo schermo?

di Silvia Costantino

Abbiamo parlato di Sanremo, e del “caso Morgan” ad esso in molteplici forme correlato: ora che la vicenda si è sgonfiata, come non parlare del nuovissimo caso mediatico che agita la società – tanto più che la vicenda va a toccare i nervi non solo della televisione, ma di quell’indefinibile “oggetto” chiamato intellettuale -?

Mi riferisco, come è ovvio, all’affaire Aldo Busi, al suo clamoroso ingresso nell’Isola dei Famosi e alla sua ancora più clamorosa uscita dal programma. La partecipazione di Busi era stata posta al centro dell’attenzione da subito: non tanto per il fatto che fosse scrittore, o per la sua omosessualità, ma per la sua già assodata notorietà come istrionico agitatore di animi all’interno di una trasmissione in cui tanti ragazzi «Ballano e cantano come fichi secchi caduti dal nulla », Amici di Maria de Filippi. Busi ha giustificato a posteriori la propria presenza sull’Isola affermando di voler portare una riflessione politica, sociale e culturale in televisione, come, a quanto si intuisce, aveva cercato di fare anche in Amici. A dire il vero, però, dai pochi fotogrammi che ho visto, in Amici Busi non ha mai «cercato di portare nel cosiddetto entertainment la società e la politica», ma si è comportato più che mai da cosiddetta, passatemi il termine, “checca isterica”. Ovvero, si è adattato perfettamente allo spirito del programma, un classico talk show condito da balletti e sonatine e, soprattutto, da tanta tanta polemica.

Già a proposito del caso di Vladimir Luxuria ci si era interessati alla qualità, ed all’utilità, della partecipazione di personaggi estranei al mondo dell’entertainment televisivo. Il parere di chi scrive era, e rimane, di fondamentale scetticismo. Di Luxuria si era detto che aveva tentato di portare la politica nel programma, di sensibilizzare attraverso lo schermo su una serie di tematiche, legate principalmente alla transessualità. La mia obiezione, ai tempi, era basata sulla difficoltà ad accettare l’idea che tale sensibilizzazione potesse realmente realizzarsi “a costo zero”, senza implicare una banalizzazione di contenuti, fosse anche solo per il modo e il luogo in cui la si proponeva. Obiezione che mi sento di opporre anche in questo caso.

L’Isola dei Famosi, come qualsiasi altro format del genere, non è luogo preposto alla sensibilizzazione di alcunché. Lo scopo di queste trasmissioni è, oltre che fare share, riportare in auge personaggi di cui si sente parlar poco e che si pensa possano ravvivare un po’ la normale banalità televisiva: di questo Aldo Busi era perfettamente al corrente, e sin dall’inizio ha tenuto la parte, e in effetti ci potrebbe interrogare su quanto sia provocatorio e politico e dirompente l’effetto di una frase come «Vorrei salutare gli italiani e cioè: i magrebini, i rumeni i senegalesi: ciao, siete tutti nel nostro cuore». Vero è che si tratta di un’anomalia, però, tutto sommato, un’anomalia scontata, pronunciata dal “diverso”. In fondo, se Busi è stato preso nel cast dell’Isola è proprio per il suo ruolo di trasgressivo, di fuori dagli schemi, con buona pace del suo ruolo letterario, culturale, sociale o politico. E se lo scrittore si aspettava realmente di sentire «una parola di preoccupazione per la politica, per l’ economia, per il lavoro che non c’ è, per le sorti del paese», devo confessare che, se da una parte ci spero e mi auguro che si continui a provarci, dall’altra non posso che pensare a Busi come un povero illuso, forse il primo a vivere in quella bolla di sapone che attribuisce agli altri.

Andrea Inglese, su Nazione Indiana, ringrazia pubblicamente Busi per le sue parole e per il suo operato, affiancando alla breve citazione ed al ringraziamento un quadro di Fontana: la volontà di bucare la tela come quella di bucare lo schermo, di tagliare il bianco vuoto per toccare tutte le dimensioni, sarebbe quello che Inglese pensa di Busi. Egli, secondo Inglese, avrebbe dunque tentato una contaminazione “pluridimensionale”: è forse davvero uscito dalla famosa torre d’avorio?

Non sono sicura che sia questo il metodo giusto. Tanto più che, al di fuori del mondo televisivo, di Busi non si parla mai, i suoi romanzi sono poco letti e non certamente dalle masse, egli stesso non interviene quando si parla di adozioni, gay, chiesa, e televisione stessa. Ci sono modi e modi per sensibilizzare, per toccare, per contaminarsi, e temo che, al di là di una sterile polemica tutta televisiva, anche in questo caso non si andrà molto lontano. Già Busi ritratta le proprie accuse, già si parla di lui come il nuovo martire dei CdA televisivi (e, piccola nota di colore, indovinate chi ne parla?), già ci si dimentica che l’Isola è stata tacciata di regno dell’inconsistenza. Forse perché è questa stessa polemica ad essere inconsistente?

ibidem

Sono un pazzo… ibidem

4 Comments Add yours

  1. Giuseppe ha detto:

    Il termine “checca isterica” te lo passo.
    “… non ci se la aspetterebbe da altri” no!

    1. faticoso, eh?
      chiedo venia. e correggo.
      Sil

  2. Aldo Busi non ha ritrattato le sue dichiarazioni, che d’altra parte non hanno fatto che ribadire il pensiero già espresso nei suoi libri.
    Aldo Busi cerca, eccome, di intervenire sugli argomenti chiesa, adozioni e via dicendo, purtroppo negli ultimi anni i giornali non l’hanno mai pubblicato, non hanno nemmeno risposto ai suoi numerosi articoli. Se volete constatarlo, ne troverete alcuni nel sito http://www.altriabusi.it.
    Cordialità.

  3. Ringrazio per la cordialità. In effetti per questo articolo mi sono basata principalmente sulla stampa nazionale e sulla televisione.
    Continuo a ritenere che non si diffonda cultura partecipando all’Isola né ad Amici, a prescindere dalla volontà individuale, a causa della forma stessa dei programmi. Si tratta, questo, di un dubbio che ho da tanto e tanto tempo, e che certamente (come del resto ho accennato) non riguarda solo Busi. Continuerò sempre a chiedermi quale sia il modo di rivalutare la cultura – in tutti i sensi, civile, politica, letteraria e quant’altro – e di condividerla, ma credo che vadano realmente trovate vie decisamente alternative a questa. Per quanto l’esperimento potesse essere, almeno per un po’, interessante.
    Riguardo alle ritrattazioni, io ho avvertito una lieve frizione tra le parole dette alla Ventura e le successive interviste e dichiarazioni ufficiali. Si tratterà di commenti a caldo forse, ma i toni erano ovviamente molto più forti (e forse, di questo periodo, tanto più inefficaci).

    Grazie per l’attenzione
    Silvia C.

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