Se Zlatan fosse uscito…

di Marco Stella


Ottavi di ritorno

In questa settimana si è giocato il turno di ritorno degli ottavi di finale di Champions League. Se abbiamo scritto un articolo su una singola giornata di campionato, quella di domenica scorsa – e confermato l’implicita intenzione di continuare a farlo dato che ci stiamo avvicinando alla fase clou della stagione – non è possibile non riproporre la stessa cosa per gli ottavi di Champions (ci tocca adeguarci alla modernità e chiamarla così anche noi). La Coppa è, infatti, nel calcio di oggi, non meno importante del Campionato. Anzi. I Padroni del Pallone l’hanno voluta così pomposa e piena di soldi, alla stregua esatta di un grande campionato non singolarmente nazionale ma globalmente d’Europa: sicché, purtroppo modifichiamo il concetto, nel calcio di oggi la coppa è decisamente più importante del campionato. Ma questo discorso ci porterebbe a una comparazione storica fra le due competizioni, cosa che oggi non è il momento di fare. Oggi non posso esimermi dal parlare di Chelsea – Inter, che – visto com’è andata – nel calcio di oggi diventa una cosa molto più grande di Milan – Chievo di domenica scorsa e della stessa sconfitta dell’Inter a Catania di venerdì.

Con gli ottavi di finale superati e i quarti ormai alle porte, anche la coppa entra nel vivo. Inoltre entriamo nella famosa fase della stagione nella quale veramente si decide tutto, perché a cavallo dei quarti di finale gli sforzi delle squadre in questione andranno divisi fra le due competizioni. Lì si vedrà chi resisterà di più.

Diciamoci la verità: nessuno o quasi s’aspettava un’Inter così. Accolgo invece con paradossale piacere il passaggio del turno dei nerazzurri perché una squadra italiana viene osservata dai media italiani più da vicino e ci consente di parlare di una cosa che solleva un polverone e che costituisce sorpresa. Voglio parlare della vittoria dell’Inter dal punto di vista contrastivo (ecco perché il paradosso) di chi ne è dispiaciuto. Diciamoci infatti senza girarci troppo intorno un’altra verità: i tifosi di Milan e Juventus speravano sinceramente in un trionfo del Chelsea. Perché è bello vedere patire la propria rivale. E al diavolo i discorsi sull’italianità e il ranking Uefa. Non ho motivo di negare ciò, in nome dell’ipocrita italianità che circola in questi casi. Non lo nego, ma ciò non mi impedisce di applaudire la partita dell’Inter e darne una visione sportiva da tifoso contro. Perché dopo una partita così c’è solo da riflettere, prenderne atto e applaudire. Perché l’Inter ha suscitato stupore. Dopo il sorteggio che l’aveva messa contro il Chelsea, ai suoi stessi tifosi avevo sentito dire: «si può praticamente dire che noi siamo già usciti dalla Champions». Difficile non essere d’accordo. La squadra inglese dalla mentalità italiana faceva paura.

Invece martedì sera a mio modesto parere si è visto fin dai primi palleggi che era l’Inter che in coppa non si era mai vista. E i suoi stessi tifosi presenti a Stamford Bridge parevano sentire l’aria dell’impresa, dato che a tratti sembrava di essere a San Siro.

Il gol di Eto’o ha solo sancito ciò che si era già visto in partita. Ha messo la croce sul Chelsea. Wesley Sneijder gli ha dato una palla veramente pazzesca: non solo lo ha messo davanti al portiere; ma, soprattutto, ancora prima che Milito desse la palla a lui, sapeva benissimo che lui l’avrebbe data a Eto’o, dal momento che lo aveva guardato prima di ricevere palla. La confusione delle parole di questa frase vuole volutamente non essere in grado di seguire la velocità della luce del ragionamento di Sneijder. Che, purtroppo, mi ricorda Nedved. Anche nel coro che gli tributano i suoi tifosi, identico a quello del biondo di Cheb.

Giustissimo, più che meritato, sacrosanto quel gol. Chi degli interisti non avrebbe voluto essere a Stamford Bridge in quello spicchio nerazzurro in quel momento. Un altro purtroppo (quando i purtroppo del tifoso avversario diventano tanti vuol dire che l’Inter l’impresa l’ha fatta davvero grossa): il gol di Eto’o mi ricorda quello di Roberto Baggio del 1993, semifinale di Coppa Uefa (allora importante come la Coppa Campioni) al Parco dei Principi contro il Paris Saint Germain. Anche lì l’andata era finita 2-1 per la squadra italiana, e ora a una manciata di minuti dal termine il Divin Codino scampava per sempre il pericolo di una rimonta parigina. Così come Eto’o, al minuto 78.

Perdonate l’intrusione di questa juventinità. È il tributo che un articolo interamente nerazzurro deve pagare. Il tributo e il riconoscimento di una superiorità e di una fase storica che è ben lontana dal finire. Ma viva l’oggettività, perché è giusto così. Sarebbe facile attaccarsi al rigore netto negato al Chelsea all’andata, o ad altri catenacci improbabili. O ancora a Calciopoli del 2006…che aprirebbe un discorso vastissimo, e se ne potrebbe pur parlare. Andiamo avanti, la verità è oggi e non si può non seguirla né non tenerne conto. Che sia scaturita da Calciopoli o meno, l’Inter sta vivendo la sua fase storica di gloria che per la legge dei grandi numeri prima o poi le sarebbe toccata. L’ha vissuta in Italia e adesso si sta affacciando anche in Europa. Al Milan era successo a cavallo fra anni Ottanta e Novanta, e poi a metà anni Zero; alla Juventus era toccato nella seconda metà degli anni Novanta. Oggi è il turno dell’Inter. È la storia, succede così.

La strada per Madrid è ancora molto lunga. Il titolo dell’articolo è tributato a Zlatan Ibrahimovic perché la serata di Stamford Bridge è stata intrisa di interismo a tal punto che sono sicuro i tifosi nerazzurri hanno cominciato a sperare già in un’eliminazione del Barcellona ieri sera. Sarebbe stato il definitivo fallimento di Ibrahimovic. Lui, mai decisivo in Europa. Eto’o, suo sostituto, che alla prima occasione mette la propria firma su un successo storico. Così non è stato, neanche per idea. Il Barcellona le ha suonate pesantissime ai malcapitati tedeschi dello Stoccarda, 4-0. Zlatan però non ha ancora messo la propria firma. Il resto lo scopriremo a partire dai prossimi quarti di finale.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Francesco ha detto:

    Complimenti per l’articolo…
    Non male l’obbiettività messa in mostra, da tifoso.
    Si capisce quando segnala un solo episodio da rigore(sacrosanto) all’andata.
    Per la parte tecnica ciò che accomuna Nedved a Sneijder è il carattere, la voglia di non mollare mai, però son giocatori diversi. Il ceco faceva della velocità la sua arma migliore, Sneider è un assistman puro. Naturalmente può ingannare il fatto che entrambi son ambidestri ed entrambi cercano la porta in un moto perpetuo che li può veder ovunque in campo!!
    Riguardo le prodezze dell’olandese nella notte magica dello Stamford Bridge io ricorderei un colpo di tacco davvero magico per Pandev, dove genio e tecnica si fondono. Il lancio per Eto’O si può ricordare per la precisione e per il movimento impacciato e stranito della linea del Chelsea che non si aspetta la giocata, ma mi sembra arduo additare al genio…è la champions!!! Veder Messi per credere…Se non si è perfetti dietro si paga.
    Cito io dunque la prestazione vista nella doppia partita col Chelsea della coppia di centrali più forti del mondo al momento. Samuel Lucio.
    Saluti Capitano.

  2. Gianpy ha detto:

    …mi associo ai complimenti per l’articolo…
    …non voglio parlare di questa partita, ma vorrei suggerirti lo spunto per un prossimo articolo: questo turno di Champions ha messo in luce il genio, se ce ne fosse stato bisogno, di due grandi campioni, stesso ruolo, stessa nazionalità, stessa storia(essere stati scartati dal Real Madrid): Snejider e Robben.
    Ma come loro potrei citare anche un Ruud Van Nistelrooy (guarda caso anche lui olandese) andato a segno con l’Amburgo.
    In un calcio che ormai è fatto solo di nomi (e di milioni) c’è ancora una giustizia divin-sportiva…

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