Monologhi dell’otto marzo (2)

Era necessario che in aiuto dell’uomo, come dice la Scrittura, fosse creata la donna: e questo, non perché gli fosse di aiuto in qualche altra funzione, come dissero alcuni, poiché per qualsiasi altra funzione l’uomo può essere aiutato meglio da un altro uomo che dalla donna, ma per cooperare alla generazione. […] Infatti negli animali perfetti la virtù attiva della generazione è riservata al sesso maschile, e la virtù passiva, al sesso femminile. E siccome gli animali hanno delle funzioni vitali più nobili della generazione, negli animali superiori il sesso maschile non è sempre unito a quello femminile, ma solo nel momento del coito; come per indicare che il maschio e la femmina raggiungono nel coito quella unità che nella pianta è perpetua per la fusione dell’elemento maschile con quello femminile, sebbene nelle varie specie prevalga ora l’uno ora l’altro. – L’uomo poi è ordinato a una funzione vitale ancora più nobile, cioè all’intellezione. A maggior ragione dunque si imponeva per lui la distinzione delle due virtù, mediante la produzione separata dell’uomo e della donna, i quali tuttavia si sarebbero uniti nell’atto della generazione. Per questo, dopo la creazione della donna, la Scrittura aggiunge: “Saranno due in una sola carne”.


Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto, simile a sé, di sesso maschile. Il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es., dai venti australi che sono umidi, come dice il Filosofo. Rispetto invece alla natura nella sua universalità, la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto in ordine alla generazione. Ora, l’ordinamento della natura nella sua universalità dipende da Dio, il quale è l’autore universale della natura. Perciò nel creare la natura egli produsse non solo il maschio, ma anche la femmina.

Ci sono due specie di sudditanza. La prima, servile, e quella per cui chi è a capo si serve dei sottoposti per il proprio interesse; e tale dipendenza sopravvenne dopo il peccato. Ma vi è una seconda sudditanza, economica o politica, in forza della quale chi è a capo, si serve dei sottoposti per il loro interesse e per il loro bene. Una tale sudditanza ci sarebbe stata anche prima del peccato; poiché senza il governo dei più saggi, sarebbe mancato il bene dell’ordine nella società umana. E in questa sudditanza la donna è naturalmente soggetta all’uomo; perché l’uomo ha per natura un più vigoroso discernimento di ragione.

San Tommaso d’AquinoSumma Theologiae, parte prima, questione 92

La femmina viene detta “un maschio mancato”, perché è estranea all’intenzione di una natura particolare [cioè del maschio], ma non è estranea all’intenzione della natura universale, come abbiamo già spiegato.

La generazione della femmina non dipende solo da una deficienza di virtù attiva, o da una indisposizione della materia, come vuole l’obbiezione. Poiché talora è causata da qualche contingenza estrinseca; il Filosofo, p. es., asserisce che “il vento di tramontana giova alla generazione dei maschi; quello australe alla generazione delle femmine”. Altre volte può dipendere da un’apprensione dell’anima, che facilmente si fa sentire sul corpo. Questo poteva capitare specialmente nello stato di innocenza, quando il corpo era maggiormente soggetto all’anima; cosicché la distinzione di sesso nella prole sarebbe avvenuta secondo la volontà del generante.

San Tommaso d’Aquino – Summa Theologiae, parte prima, questione 99

La donna è meno morale dell’uomo essendo imbevuta di più liquido, elemento mutevole. Il che la rende volubile, curiosa: quando ha un rapporto con un uomo desidera farsi penetrare anche da un altro. Credimi, se le dai fiducia sarai deluso. Credi ad un esperto maestro. La donna è un uomo malriuscito che cerca di ottenere ciò che desidera con la falsità, con inganni demoniaci. L’uomo deve guardarsi da ogni donna, come da un serpente velenoso e un diavolo cornuto. Se raccontassi ciò che so sulle donne, il mondo ne rimarrebbe strabiliato.

Sant’Alberto Magno

In doloribus et anxietatibus paris, mulier, et ad uirum tuum conuersio tua et ille dominatur tui: et Euam te esse nescis? Viuit sententia Dei super sexum istum in hoc saeculo: uiuat et reatus necesse est. Tu es diaboli ianua; tu es arboris illius resignatrix; tu es diuinae legis prima desertrix; tu es quae eum suasisti, quem diabolus aggredi non ualuit; tu imaginem Dei, hominem, tam facile elisisti; propter tuum meritum, id est mortem, etiam filius Dei mori habuit: et adornari tibi in mente est super pelliceas tuas tunicas?

Tertulliano, De cultu feminarum

E per questo la trappola più amara e più pericolosa non è quella dei cacciatori ma quella delle donne; gli uomini non sono solo catturati per i loro desideri carnali vedendole e udendole, perché il loro volto è un vento che brucia e la loro voce è il sibilo di un serpente. Inoltre attirano innumerevoli uomini e animali con stregonerie. Il loro cuore è una rete, cioè imperscrutabile è la malvagità che regna nel loro cuore. E le mani sono vincoli  che imprigionano perché, dove mettono la mano per stregare una creatura, con la complicità del diavolo ottengono quello che vogliono. In conclusione, tutte queste cose provengono dalla concupiscenza carnale che in loro è insaziabile. Secondo i Proverbi tre sono, infatti, le cose insaziabili, e ce n’è una quarta, che non dice mai basta: la bocca della vulva, per cui esse si agitano con i diavoli per soddisfare la loro libidine. Si potrebbe dire di più, ma per chi comprende appare con sufficiente chiarezza che non c’è da stupirsi se tra coloro che sono infetti dall’eresia delle streghe ci sono più donne che uomini. E, di conseguenza, bisogna chiamare questa eresia non degli stregoni ma delle streghe, perché la denominazione risulti ancor più giustificata. E sia benedetto l’Altissimo che finora ha preservato il sesso maschile da un così grande flagello. Egli ha infatti voluto nascere e soffrire per noi in questo sesso, e perciò lo ha privilegiato.

Jacob Sprenger e Heinrich Institor KramerMalleus maleficarum, parte prima, Perché si scopre le donne sono più superstiziose?

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Xenia Skliar ha detto:

    ragazzi, il cristianesimo occidentale che si autodefinisce come “cattolico” = “universale” è soltanto una delle denominazioni… a me viene in mente un aneddoto del IX sec. L’imperatore Michele II di Bisanzio cercava la sposa per il figlio Teofilo. Fece venire decine fanciulle più belle e più colte a Costantinopoli, e il giovane principe ne doveva scegliere la futura basilissa. Tra le pretendenti era una che si chiamava Cassia. Il principe non poté non notarla, e il fatidico giorno si avvicinò a lei con una mela d’oro in mano e disse: “La donna fece venire il male al mondo”. Era pronto a consegnarle la mela. Ma Cassia rispose: “La donna fece venire nel mondo la salvezza.” Lui parlava della vecchia Eva, lei – della nuova, Maria. Il principe rimase scoraggiato, perché sarebbe diventata Cassia il vero basileus, e non lui. E diede la mela d’oro ad una nobile fanciulla, affascinante nella sua mediocrità.

  2. tool ha detto:

    necessita di verificare:)

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