Baggio l’innamorato (parte prima)

di Marco Stella

Una mattina di venerdì scopriamo abbastanza per caso che Roberto Baggio è  presente in questa giornata della nostra vita. Ce l’eravamo dimenticato (senza alcuna accezione negativa del termine), perché da qualche anno era completamente sparito dalla scene, dopo il suo ritiro dal calcio. Invece questa mattina Baggio è oggi, è attuale, è qui nella notizia come tutti gli altri, come se giocasse ancora. La «Gazzetta dello sport» apre con lui in prima pagina, lui è in redazione oggi perché presenta una collana di dvd sulla sua carriera e la sua vita. Escono profumi, immagini, teneri ricordi da quelle pagine rosa, nonostante si tratti di una campagna pubblicitaria. Perché escono, con tutta la loro positività? Chi è stato Roberto Baggio? La pubblicità (alla quale noi nostro malgrado contribuiamo) annuncia che domani, sabato, a Baggio sarà dedicata la copertina del settimanale allegato della «Gazzetta» Sportweek. Ho già deciso che lo comprerò. Voglio mettermi addosso quei profumi. E nel frattempo ho già deciso che ne parlerò a 404. Un weekeend che ha dunque Baggio come protagonista, che lo vede sulla copertina di un settimanale e io gli do un’importanza come fosse un poeta e Sportweek una rivista di critica letteraria. Credo che Baggio dobbiate conoscerlo; credo che abbia i requisiti, anche se calciatore e non poeta, per entrare nell’università. C’è chi di voi non lo conosce a sufficienza, appunto; e c’è anche naturalmente chi lo conosce benissimo. Noi siamo qui per dare un punto di vista particolare, che sia originale. Il punto di vista che appunto gli dà i requisiti per entrare all’interno di un circuito di discorso universitario e risultare interessante per tutti.

Che questo ragazzo fosse probabilmente un eletto e avrebbe fatto strada, il popolo lo intuì in gol come quelli segnati a Napoli con la giovane maglia della Fiorentina o quello alla Cecoslovacchia durante i Mondiali ’90. Gol che si fissano nell’immaginario collettivo di chi deve capire come mai questo è un campione. Lo è uno che ti fa due gol così in tenera età. Eppure, nel muscolo di quella coscia che ci ricordiamo roteante distesa a terra subito dopo il gol alla Cecoslovacchia con le mani sul viso a non crederci, si era già scatenata la prima diatriba di potere attorno all’innocente genio di Caldogno, in provincia di Vicenza. La coscia di Baggio all’Olimpico di Roma era già bianconera. Firenze aveva già ricevuto la sua coltellata.

Baggio il giovane vestiva la maglia bianca e viola della Fiorentina. Nel 1990, prima dei Mondiali, arrivò la piovra Juventus, la grande squadra del nord, e lo strappò dal ventre dell’amata culla Firenze. Ecco, ragazzi, potere & purezza che si scontrano. Firenze la piccola rappresentava l’amore di gioventù per Baggio. Lui, un giocatore dagli occhi verdi, bellissimo ed elegantissimo, che sposava la “piccola Regina Fiorentina”, bellissima, elegantissima, effeminata. E invece arriva la potente squadra del nord con le strisce verticali e se lo porta via. Baggio non voleva andare. Non voleva lasciare quell’amore viola. Firenze scese in piazza, per rivendicare l’amore ricambiato verso il suo gioiello e osteggiare la decisione della società. Ma ormai era tardi. Baggio è della Juventus, la peggiore nemica della città di Firenze. Il più grande calciatore italiano del futuro venduto a ventidue anni alla nemica per eccellenza. Un affronto duro da digerire per Firenze la passionaria.

Ma ogni tanto qualcosa viene restituito, qualcosa rimane, qualche briciola, qualche piccolo simbolo, che rimane impresso, che ti restituisce la vera dimensione delle cose e ti dà soddisfazione. Nella stagione successiva si giocò naturalmente Fiorentina – Juventus. Accaddero due cose che fecero intendere che Baggio fosse un prescelto, come lo avevano fatto intendere le reti al Napoli e alla Cecoslovacchia; due cose che fanno entrare Baggio nel suo romanzo, indubbiamente meno conosciute e meno canoniche dei gol al Napoli e alla Cecoslovacchia, e per questo noi le raccontiamo, per svelare il Baggio sconosciuto, perché un calciatore è fatto anche di queste cose e non solo di reti meravigliose. Durante quella partita venne assegnato un calcio di rigore alla Juventus, ma Baggio, che era il rigorista, non se la sentì di calciarlo. Non se la sentì di prendersi la responsabilità di trafiggere dopo così poco tempo il suo vecchio amore. Il rigore venne calciato dal manovale Pierluigi De Agostini e, come in un romanzo, venne naturalmente sbagliato. Così il gesto di Baggio assunse ancora più significato. E poi accadde una seconda cosa, ancora più emotiva e significativa. A un certo punto della partita Baggio venne sostituito. Oppure no, non ricordo bene, forse era semplicemente la fine della partita e lui stava uscendo dal campo. Insomma, poco importa. Quello che importa è che durante l’uscita dal campo a Baggio vestito della maglia del nemico bianconera venne lanciata dagli spalti una sciarpa della Fiorentina. Lui la raccolse e se la mise al collo, continuando ad uscire dal campo con addosso quei tre colori che mai erano stati tanto vicini e mai erano andati d’accordo. Stavolta l’affronto è per i tifosi della Juventus: il loro nuovo idolo tradisce l’emozione e dimostra di essere ancora fragile e di non aver affatto reciso il legame sentimentale con la grande nemica Firenze. Per Firenze invece è il valore che si perpetua. Qualora ci fossero stati dubbi, la pace è definitivamente sancita. Vai Roberto, farai carriera lontano e altrove perché Firenze era una dimensione troppo piccola per te; noi siamo sicuri che nel tuo cuore ci sarà sempre un piccolo spazio viola simboleggiato da quella sciarpa al collo.

(continua..)

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