Baciami piccina (2)

(segue da qui)

di Amaranta Sbardella


E’ passato da alcuni giorni San Valentino e, finalmente liberi da regali dozzinali e pupazzi polverosi, ci piace ricordarlo con la semplicità di un bacio. Eh sì, perché il nostro sguardo sulla multiculturalità investe anche quei dettagli della vita quotidiana che si considerano scontati (o si vorrebbero tali), come i baci e le effusioni.

Cercando di non cadere in un excursus iperglicemico o in una trattazione erotica, vi condurremo nell’intrigante mondo dello scambio orale.

In realtà il bacio coinvolge non solo la sfera della sessualità ma anche dei rapporti interpersonali, giacché il bacio sulla guancia è pratica comune in molti paesi. Si passa dal bacio a destra degli italiani a quello a sinistra di francesi e spagnoli, dai tre baci olandesi, belgi, ortodossi al bacio singolo di alcune regioni della Francia.

Il bacio può imporsi anche come momento politico, di intesa tra rappresentanti del potere: ricorderete sicuramente i numerosi scambi, non solo verbali, fra Brežnev o Gorbačev e i malcapitati (!) capi di stato stranieri quali Castro, Nixon, Carter.

A onor del vero il bacio sulle labbra tra due uomini, come appunta Voltaire nel suo Dictionnaire philosophique, era pratica comune anche dei primi cristiani che cercavano in questo modo di rendere simbolici la fratellanza e la pace…

La panoramica ci conduce dall’Europa ai ghiacci dell’Artide e alle steppe della Mongolia, dove il bacio si pratica in maniere per noi diverse e inusuali. Tutti avranno già nella loro vita strofinato il proprio nasino (o nasone!) contro quello di un altro, più per gioco che per reale esigenza comunicativa. Per gli eschimesi, così come per i Maori della Nuova Zelanda, questa forma di contatto è un modo per sentire l’odore dell’altro, di riconoscersi dalla fragranza della pelle, o dal fetore, con un’attenzione alle percezioni che spesso si perde nella società occidentale. Anche in Mongolia il bacio è molto delicato, non quel confondersi di ormoni e saliva tipico del nostro continente, ma un tenero contatto naso-guancia, segnato da respiri trattenuti e sfiorarsi di labbra.

In Giappone, poi, il bacio sarebbe anch’esso un momento quasi spirituale, un soffio nella bocca dell’altra, soffio vitale di amore.

Ma, tenetelo bene a mente, non è detto che il bacio sia necessario per una corretta comunicazione interpersonale: se vi doveste trovare tra pigmei africani, Tonga del Mozambico e Manja dell’Africa Equatoriale, non vi azzardate ad accennare un movimento di labbra! Non sia mai! Rischierete di succhiar via l’anima al vostro partner! Troverete così altri modi per sfogare i vostri istinti e il vostro amore.

Quanto al bacio indiano, infine, vi lasciamo con un mistero sensuale… (basta googlare!)

Come avrete potuto notare, non esiste un solo modo di baciarsi, di unire la propria anima a quella dell’altro, o, semplicemente, di conoscersi in senso biblico; ogni popolo, etnia, tribù ha adottato un proprio sistema di riconoscimento e comunicazione, valido, persuasivo e inattaccabile.

Ci auguriamo che questo breve e faceto viaggio vi possa far pensare all’affascinante diversità e complessità dei nostri mondi e che al prossimo incontro con una pulzella o un marcantonio non vi gettiate a capofitto sulle labbra dell’altro, affermando vittoriosi: “Ahò, ora questa/o me la/o mangio…”, ma riflettiate su un modo alternativo di “dare il la” alla vostra danza di corteggiamento.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Franco Marzoli ha detto:

    Apprezzo l’idea di un percorso anche nella vita affettiva, sentimentale e sessuale. E mi complimento con Amaranta Sbardella per il modo dolce e nel contempo ironico con cui ha trattato il tema dell’apostrofo rosa.

    Mi permetto solo due piccole obiezioni:
    – mi risulta che anche i francesi abbiano ritualizzato il triplice bacio…
    – e i baci passionali? Forse sono troppo osè?

  2. amaranta ha detto:

    Ciao Franco, in effetti hai ragione e ti ringrazio per questa precisazione: anche i francesi si baciano tre volte. Non li ho aggiunti perché avevo appena citato il costume francese e volevo evitare una ripetizione.
    Per quanto riguarda la seconda obiezione, bisogna vedere cosa si intenda per “passionale”: probabilmente il concetto così come lo intendiamo noi si risolve in quel “bacio all’indiana” sul quale non mi sono volutamente soffermata. Il discorso sulla multiculturalità consente di riflettere sul significato di “passionale”: chi ci dice che in altre culture la passione non sia proprio quel semplice sfiorarsi di labbra?
    spero di esser stata esauriente e ti ringrazio,
    Amaranta

  3. Franco Marzoli ha detto:

    Or mi sovvengono un altro paio di considerazioni in merito:

    – Una generazionale: un tempo ci si scambiava molto meno bacetti (e si usava peraltro di più il “lei”). Ora, specie tra giovani, si tende addirittura a scambiarsi bacini all’atto della presentazione. Forse meglio…ora!

    – Una latitudinale: ho notato l’uso dello scambio rituale di baci anche tra uomini meridionali.
    Noi nordici invece ci limitiamo, tra maschi, alle strette di mano.

  4. Non è proprio una pratica comune, i baci fra uomini meridionali. Cioè, direi che assolutamente non lo si fa quando semplicemente ci si conosce o cose così. Casomai, può avere un significato particolare: nel senso che può essere fatto in specifiche circostanze – l’unica delle quali mi viene in mente ora è la morte di qualcuno, ma immagino ce ne siano anche altre, che ora non ricordo..

    Boh, a me i baci di presentazione non piacciono, comunque.. anche perché – ovviamente – non è che ci si baci davvero, è più un “guancia a guancia”.. no?^

    Claudia

  5. Caracolita ha detto:

    I tre baci si usano anche in alcune zone d’Italia…nel mio periodo di ‘pendolare interregionale’ ho dovuto tenere a mente questi particolari, la mattina davo due baci, prendevo il treno, scendevo e dovevo ricordare di darne tre…

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