Il ponte. Milan – Manchester United

di Marco Stella

Purtroppo leggerete queste righe soltanto quando la settimana europea sarà finita. Avrei voluto scriverle prima, ma insomma, qui non siamo alla «Gazzetta», dunque voglio provare a fare finta di niente e recuperare le sensazioni del pre – . Con l’ausilio dell’imperfetto. Che settimana buffa, si annunciava. Non solo Genoa – Juventus e Napoli – Inter; in meno di quarantott’ore ci saremmo immersi nuovamente nel terreno verde con Milan – Manchester United, e poi Bayern Monaco – Fiorentina, e poi ancora Ajax – Juventus e Panathinaikos – Roma. Un ponte. Il ponte del lunedì, come il ponte fra filologia e interpretazione. Il ponte che lega i commenti e le sensazioni del giorno prima alla gigantesca incipiente Milan – Manchester.

Milan – Manchester.

Quanto suona bene! Due emme maiuscole, la partita dei giganti, perché il Milan in Europa è di casa, e l’arrivo degli inglesi a Milano suscita fantasie. Gli inglesi suscitano fantasie perché questo Milan di oggi si presenta con un pizzico di soggezione davanti a loro. Nel senso che in questa fase storica il Manchester fa più paura ed è più forte. Però i vostri pantaloncini blu fanno veramente schifo, amici inglesi. Ma come, voi siete i Diavoli Rossi, incutete paura e timore solo a sentirvi nominare così, e in nome del merchandaising (come cazzo si scrive?) vendete la vostra pelle Red a questi pantaloncinetti da quattro soldi e privi di significato blu? Bah.

Persino noi ragazzetti, quando abbiamo visto che la maglia che ci eravamo fatti fare come seconda aveva i pantaloncini e le linee blu invece che rosse come la nostra seconda pelle ci siamo rimasti molto male. Quella maglia non può essere la nostra maglia.

Milan – Manchester è tante cose. È anche e soprattutto, oggi, il ricordo di quando era il Milan più forte. Eppure non tutti se lo sarebbero aspettato. Era la semifinale della Coppa dei Campioni 2006-2007. Kakà aveva messo in ginocchio da solo il diavolo rosso a casa sua, ma non era bastato. Il Manchester all’Old Trafford aveva fatto in ultima analisi valere la sua legge e dunque comunque si presentava a San Siro da favorito perché avanti di una rete. Era una sera di primavera, lo sapete, è vero. Con la pioggerellina, però. Pensavo che sarebbe stato un compito difficile per il Milan. Se ce l’avesse fatta, sarebbe stato con molte difficoltà, questo era certo. Dall’altra parte c’erano Rooney e Cristiano Ronaldo, beh certo (rima baciata). In fondo, non solo pensavo, ma anche speravo che il Milan non ce la facesse, perché negarlo in nome dell’ìpocrisia, del buonismo e del politicamente corretto tutto italiano? E spiegherò che c’è nobiltà anche nel tifare per l’inglese anziché per l’italiana. E invece il Diavolo fece la sua partita perfetta. Infiniti complimenti e chapeau. Raramente vista una roba così. Sotto la pioggia, i rossoneri non hanno lasciato ai rossi neanche il tempo di respirare. La partita perfetta, l’hanno registrata come tale, come tale l’abbiamo sentita rievocare dai servizi in tv in questi giorni. Non è necessario rivederli per ricordare, perché non si può non ricordare l’annichilimento del Diavolo Rosso ad opera di Kakà e di Seedorf, tutto in inizio di partita. Non lo ricorderò come un tifoso del Milan, ma lo ricordo quanto basta, certe cose sono oggettive. Seduti sul divano, non ce lo aspettavamo un due a zero così perentorio in poco tempo. Probabilmente non aspettarselo equivaleva a non augurarselo. La partita perfetta, il risultato perfetto, tutto è in cassaforte adesso. Milan – Manchester United 2-0. Che delusione cosmica da Cristiano Ronaldo quella sera.

E poi.

E poi, sempre ricordo volutamente sbiadito e non approfondito, per come mostrato da questi servizi in televisione in un certo punto del secondo tempo, facciamo il settantesimo inoltrato, c’era in tv Alberto Gilardino che da solo, ma proprio da solo, dalla metà campo del Manchester si dirigeva verso la sua porta. Ma come? È possibile, in una semifinale di Coppa dei Campioni? Contro il Manchester United di Alessandro Ferguson? Che un giocatore abbia la possibilità di percorrere indisturbato verso la porta avversaria una intera o quasi metà campo?

Sembrava come in Holly e Benji. Sapete, quelle azioni palla al piede che si svolgevano in salita anziché in pianura e che duravano tre o quattro giorni. Dal divano non poteva sembrarci vero. Neanche a San Siro sembrava vero.

San Siro? Ho detto San Siro? Siamo a San Siro? Siamo a San Siro martedì 16 febbraio 2010 ed è anche la prima serata del Festival di Sanremo! Non ero stato tanto ottimista quando vi avevo detto che avreste capito perché San Siro era meglio di Sanremo. Non pensavo che se ne sarebbe prospettata la possibilità tanto presto! Che San Siro fosse meglio di Sanremo, lo aveva detto e ripetuto (molto pressante, lui) Fabio Caressa in occasione di un Inter – Juve di otto anni fa. Era circa il 9 marzo 2002, quel match valeva lo scudetto, ed era sabato, ed era la serata finale del Festival della canzone italiana! Telepiù aveva puntato l’indice della sua pubblicità tutto sull’essere migliore dello stadio di Milano rispetto al teatro Ariston. Ma come dargli torto? Andiamo, signore e signori, molto meglio il derby d’Italia che vale lo scudetto della serata finale del festival!

A maggior ragione, oggi, molto meglio Milan- Manchester United della prima serata del festival!

In tutto questo, nel frattempo, come si conviene in Holly e Benji, Alberto Gilardino dovrebbe essere riuscito ad arrivare alla porta di Van Der Sar. Avrei pagato di tasca mia per essere un tifoso rossonero in quei momenti. San Siro che incredulo poco a poco si alza in piedi perché, come anche il nostro divano, fatica a crederci. Siamo due a zero, la finale di Atene è a un passo, e qui possiamo dare la mazzata definitiva agli inglesi. Il gol più bello di tutti, non per tecnica, ma per emotività, gioia libera ed importanza sentimentale. Il gol della libertà. Ogni gol è una gioia, ma dopo l’avversario ha sempre del tempo per annullartelo. Adesso invece no. Se facciamo questo, è fatta. Non ci sarà più tempo per essere raggiunti. Potremo gioire per un gol come si gioisce per il fischio finale. È il gol che ho sempre sognato di veder segnare alla mia squadra. Mi piacerebbe che fosse così per ogni tifoso. Il famoso gol auspicato in una finale di Coppa dei Campioni che non c’è mai stata, il famoso gol per il quale sesso e pallone si fondono, e si può avere un orgasmo davanti al televisore nei minuti che intercorrono fra l’ottanta e il novanta, prima del tripudio del triplice fischio. Questa è una semifinale e non ancora una finale, ma col Milan non si corre alcun rischio, il Milan le finali le vince tutte. Alberto Gilardino arriva in scioltezza davanti all’olandese e la piazza lì al palo di destra. Milan – Manchester 3-0. Atene, la Grecità, Gloria.

Alberto Gilardino che si fonde con tutto San Siro e che forse sale su un cartellone pubblicitario come ha fatto ad Anfield Road adesso che è il centravanti della Fiorentina. Adesso che è chiamato a rifarlo per vendicare l’ingiustizia subita a Monaco di Baviera.

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