Genoa – Juventus 2-2

di Marco Stella


Non avrei dovuto poter guardare la partita delle 3 domenica pomeriggio. Sebbene fosse un’abitudine, l’altroieri non avrei potuto – in via del tutto eccezionale – perché avevo promesso ad un amico che sarei andato a vedere la sua, di partita. E una promessa è una promessa. Sebbene avessi un esame il lunedì e il programma di domenica pomeriggio prevedesse nientemeno che Juventus – Genoa.

Consapevole di ciò mi dirigo domenica mattina al bar a prendere un tradizionale cappuccino. Non è presto come mi piacerebbe che fosse, non è quella fascia compresa tra le 8 e le 9, che di domenica tutti quelli che hanno fatto i leoni il sabato dormono, fuori c’è la pioggerellina, io invece sono sveglio per produrre tanto e mi accingo a godermi il mio cappuccino seguito dal mio quotidiano. Il cappuccino di questa domenica si preannuncia un po’ meno tranquillo e rilassante, perché sono già le 11 (Leopold Bloom), l’esame non è per niente felicemente lontano e non ci sarà nessun quotidiano ad accompagnarmi. Alzando lo sguardo verso il televisore però mi sento subito attratto, faccio uno sforzo di una ventina di centesimi di secondo per auto-confermarmi che alle 11 di domenica mattina stanno dando la replica di Genoa – Juventus, quella del girone d’andata, quella bellissima finita 2-2.

Genoa – Juventus è una partita affascinante già dal nome, perché ispira pienezza e non vuotezza, perché il Genoa è una squadra magnifica dalla storia più che gloriosa, non tutti lo sanno ma è il club italiano che è nato per primo nella storia, nel 1893. Altro che quelle che ci hanno dato da mangiare da bambini, Milan Inter Juventus e basta: un tempo esisteva solo il Genoa, per primo, e tutto il resto era noia. E ancora di meno forse sanno che il Genoa ha vinto ben 9 scudetti! Che peccato, pensai bambino quando lo scoprii, che soltanto per uno non abbiano potuto cucirsi sul petto rossoblu la prima stella. Poi nel Novecento il Genoa è diventato storicamente una squadra leggermente meno blasonata degli inizi, per cui per molti anni ha militato non in serie A, e dunque non sempre è stato possibile che ci fosse la partita Genoa – Juventus (perché la Juventus viceversa è storicamente, assieme all’Inter, la squadra che non è mai stata in serie B; recentemente, nel 2007, c’è stata per la prima volta, ma questa è un’altra storia, beh, certo). Per cui quando senti che c’è Genoa – Juventus dici caspita, che bell’accoppiata e che bella partita! Certamente. La squadra più titolata d’Italia contro la squadra più antica d’Italia. La squadra più antica d’Italia che agli occhi di noi juventini è magari una provinciale e ne faremo un sol boccone; macché, loro arrivano a Torino ogni volta in diecimila, a venire a ricordarci che saranno anche meno forti e potenti di noi ma sono i più vecchi di tutti, e questo è un dato storico incontestabile. Nei miei vent’anni ormai di attività calcistica, Genoa – Juventus è una rarità, perché spesso è mancata. E quando una cosa è rara acquista valore. E quando una cosa è così ti succede che nella mente isoli quello che è l’episodio saliente che per te rappresenta la storia di quella partita. E per me è il gol di Platt della prima metà degli anni Novanta, il gol del pareggio. Quanti anni felici avevo? Boh, otto, o nove. Perdevamo a Genova 2-1, ed eravamo in dieci contro undici. Quando verso il quarantesimo del secondo tempo l’inglese David Platt incaprettò il Grifone con il 2-2, e mimò l’importanza di quel gol dando un calcio veemente contro un cartellone pubblicitario. Era solo un punto, ma in inferiorità numerica, nel contesto della superproletaria juve trapattoniana di inizio anni Novanta, ne valeva il doppio.

E dunque grazie allo sguardo rivolto al televisore il mio cappuccino era diventato a un tratto dolce come sempre, se non addirittura di più. Mi sono fermato e seduto alle undici di mattina di una domenica con un esame l’indomani a vedere con passione gli ultimi dieci minuti di una partita di cinque mesi prima. Mi sono incantato perché ho visto in diretta cose che in diretta appunto da cinque mesi non eravamo più abituati a vedere, cioè una squadra bianconera che attacca con coraggio, giocatori che sembrano essersi perduti come Iaquinta che si mangiano la fascia del campo, una squadra che (simpaticamente come quella volta con Platt) è sotto 2-1 e ha così tanta foga di pareggiare che anche quando ne basta uno di gol ne fa tre, perché due le vengono annullati. Il tutto nelle maniche corte e nei colori più scuri tutti particolari tipicamente post – estivi, in diretta tanto meravigliosi e oggi tanto nostalgici. Vuoi vedere che oggi vinciamo 3-2, mi sono detto? Me lo sentivo. Perché non vinciamo una partita chissà da quanto tempo. Perché almeno uno dei due gol che ci hanno annullato all’andata era regolare, due più uno fa tre, e ho la sensazione che ci riprenderemo quella vittoria. Perché 3-2 per il Genoa è anche il risultato di Genoa – Juventus dell’anno scorso, altra partita romanzo, e nella sua mente il tifoso deve riprendersi anche quella. Perché come si vede Genoa – Juve è sempre ricca di gol, e io me lo sento che oggi sarà una grande partita, e per questo mi dispiace non poterla vedere. Almeno posso scommettere sul 3-2 per noi però.

Una partita, o donne, è fatta non anche, ma soprattutto di queste cose. Di questi respiri, di queste sensazioni, di questi profumi che la circondano, che circoscrivono il suo disputarsi fisicamente in un’ora e trenta minuti, che circoscrivono il terreno verde con tutti i suoi falli, le sue proteste e le sue bestemmie.

La Juventus è in crisi da un po’. C’è una protesta dei suoi tifosi ormai assodata. Da tempo insultano i giocatori invece di incitarli. Non avevo letto niente in settimana, avevo preparato l’esame. Sinceramente, non lo sapevo. Eppure me lo sentivo. Che oggi sarebbe stato diverso, perché con tutto il rispetto giocare con il Genoa non è giocare con il Livorno, perché giocare nel gelo della sera in inverno non è lo stesso che giocare nel tiepido sole del pomeriggio del calcio di una volta, come Dio comanda. Oggi immaginavo, col cappuccino in mano, il vecchio Comunale riprendere il suo posto, riempirsi quasi totalmente, fare il tifo, perché a un certo punto delle cose ci si stanca, e oggi era giusto riprendere la corsa all together per il quarto umile posto.

Quando, poco prima di pranzo, il mio amico mi comunica che a causa della neve la sua partita è stata rinviata, mi dispiace, per davvero. Ma almeno non perdo Juventus – Genoa. A sorpresa, con dieci minuti di ritardo, con un po’ della testa all’esame, vengo catapultato al vecchio Comunale, ed è bellissimo, ed è tutto esattamente come lo avevo immaginato. E i genoani sono meravigliosamente tanti, e tifano, tifano un sacco. Approfittando del silenzio polemico del pubblico bianconero. E sembra a tratti che sia il Genoa a giocare in casa. E il pubblico bianconero ogni tanto risponde però. Chi lo sa e chi lo vuole sapere se il pubblico bianconero si scalda perché così era stato deciso, perché non vuole che quello rossoblu vinca la partita degli spalti, o perché la squadra tanto per cambiare è sotto 0-1 per il gol di Marco Rossi. Quel che conta è che si scalda. Non succedeva da mesi. È molto bello. Tutto il contorno è molto bello. Il vecchio Comunale non è una lastra di ghiaccio mezza vuota di una mestizia infinita come due settimane fa con la Lazio, ma è una culla illuminata da un timido sole, e i colori vi si distinguono molto meglio, tutto è calmo, rossoblu e bianconero stanno benissimo assieme. C’è la storia in quei colori.

La partita si incanala sui binari del 2-2. Di nuovo. Non credo che vinceremo, visti i tempi recenti abbiamo già fatto tanto oggi. Però un pochino inevitabilmente comincio a pensare alla mia scommessa. Alla fine accade davvero che incredibilmente la Juve vince una partita, contro una grande squadra e segnando tre gol. E che tutto quello che avevo immaginato col cappuccino in mano si realizza, addirittura anche il risultato di 3-2. Una vittoria bellissima, un punteggio bellissimo, tutto è colorato, i calciatori festeggiano sotto la curva come un secolo fa, e i tre punti sono importantissimi, come la mia scommessa vinta.!

Alessandro Del Piero, mio capitano, ti amo e continuerò ad amarti, ho gioito con te per il 2-1 e anche per il 3-2. Me lo prendo questo 3-2, come detto. Però il rigore è completamente fasullo, ed è sbalorditivamente simile nella sua falsità a quello di due sole settimane fa contro la Lazio. Contro la Lazio mi sarei aspettato veramente che tu dicessi all’arbitro: «no, non è rigore». Da uno di spessore come te me lo sarei aspettato lo stesso ieri. Non voglio contestarti, non me ne frega niente, tant’è che ti ho detto che prendo volentieri questi tre punti come te. Però era giusto dirti questo. Per il resto la mia stima nei tuoi confronti è immutata. E, per il resto, se tutto questo fa parte di una manovra per darci una mano ad arrivare quarti, sarebbe veramente una cosa triste.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marco Mongelli ha detto:

    Chapeau.

  2. elghe ha detto:

    Tom Henning Ovrebo.
    E non dico altro.

  3. betta ha detto:

    Non c’entra molto, ma rivendico il primato del Siena, finora unica squadra insieme all’Inter a non essere mai retrocessa in serie B. Siccome si parla di amore calcistico e siccome la classifica è quella che è, mi sbandiero questo record per i pochi mesi di vita che gli restano.

  4. Alessio ha detto:

    Sono nato a Genova. Sono genoano, vivo a Siena. Grazie!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...