Un agosto portoghese

di Martina Matozzi

Agosto: mese caldo, di riposo e di ritorno. Gli emigranti tornano al paese dopo un anno passato fuori a lavoro e, oltre alla famiglia rimasta a casa, trovano un paese in festa. Le celebrazioni del santo patrono, le sagre paesane, le processioni, hanno luogo quasi sempre nel mese più caldo dell’anno, quando il paese si ripopola di tutte quelle persone che col tempo hanno deciso per necessità di lasciare la propria terra. Il calendario comunque si adattata alle esigenze dell’uomo, anche a quelle ludiche, per fortuna. Il sacro e il profano si incontrano ancora oggi modificando la scansione temporale del calendario gregoriano.

In Portogallo accade quasi la stessa cosa, le famiglie di emigranti, per la maggior parte residenti in Francia, attraversano l’intera penisola iberica in treno, autobus, furgoncino, pochi in aereo, carichi di bottiglie di Bordeaux, ma con la voglia di assaggiare il vino che ha fatto con le proprie vigne il vecchio vicino di casa. Tutto ciò accade ad agosto.

I portoghesi sono un popolo di viaggiatori, amano essere ricordati per l’epoca d’oro delle scoperte geografiche, per le imprese di Vasco da Gama, di Magellano o di Enrico il Navigatore; fu proprio nel periodo dei primi viaggi transoceanici, comunque, che iniziarono a emigrare: per il ripopolamento delle colonie non si spostarono infatti solo re, mercanti, banchieri, marinai e gesuiti, serviva anche gente comune.

Quando sono costretti a parlare della loro storia recente, tuttavia, i portoghesi provano quasi vergogna, non si vorrebbero neanche paragonare alle grandi nazioni europee verso le quali sono partite migliaia di loro connazionali. Erano gli anni ’60 del secolo scorso, i voti di povertà che Salazar nel ’68 sostituito da Marcelo Caetano aveva imposto al proprio popolo si dimostravano sempre meno credibili, così che in molti, ben un milione e mezzo tra il 1958 e il 1974, furono costretti a cercare fortuna altrove. E non fu certo un esodo felice, se si ricordano le case di latta del quartiere Champigny (Parigi), oggi scomparso, ma antenato della moderna banlieue parigina, che a fine anni ‘60 ospitava circa 14000 portoghesi. Oggi questi portoghesi si sono completamente integrati, molti hanno fatto fortuna e quando ad agosto tornano in patria portano l’esempio civilizzatore di nazioni che reputano superiori a quella di origine, parlando male della propria, forse per certe cose anche con ragione. L’amore per la terra natale, comunque, si sublima in quel sentimento tutto lusofono della saudade ed è impossibile, anche per il più scettico, non apprezzare “as coisas lindas”, le cose belle, del proprio paese.

“Portugal, Hoje – o medo de esistir”, il Portogallo ha paura di esistere, scrive José Gil, celebre filosofo lusitano; chi rimane vorrebbe andarsene, chi se ne è andato, trova e critica sempre gli stessi problemi, ma ama tornare.

Paura che non esiste certo nella cinepresa di Miguel Gomes, regista portoghese, classe ’72, che una volta perso il finanziamento per il proprio film, decide di partire per la Beira Interior: Portogallo profondo, zona centro, con una telecamera 16 mm e una troupe composta di cinque persone. Il copione si modella alle scarse risorse, si cercano attori improvvisati, gente del posto, si fa con quel che si ha. Il prodotto finale è un film-documentario, la presunta storia incestuosa di un padre, sua figlia e il cugino di questa, membri di un gruppo musicale, stile balera. I portoghesi la chiamano música pimba, dal titolo di una celebre canzone del cantante Emanuel: “Pimba pimba”, interiezione velatamente erotica che tradurrò con “Prendi prendi”. È musica popolare, una vincente mistura tra le sonorità di Raul Casadei e Toto Cotugno per intenderci, ma molto più divulgata e conosciuta. Marante, uno dei più famosi interpreti di tale genere, interviene direttamente nel film, nelle varie feste paesane che animano la storia ed è autore, tra l’altro, di una canzone dedicata agli emigranti: A bela portuguesa, la bella portoghese, nello stile del nostro proverbio “mogli e buoi dei paesi tuoi”. La colonna sonora del lungometraggio è totalmente invasa dal ritmo pimba: Marante e il suo gruppo Diapasão, Dino Meira, autore della canzone “Meu querido mês de Agosto”, leitmotiv del film, e Tony Carreira, star indiscussa del pop portoghese, in passato emigrante. Alla semplicità, certe volte drammatica, delle storie raccontate si sovrappone l’intervento diretto dello stesso regista in costante ricerca di attori per il proprio film, cosa che peraltro non sporca uno sguardo che cerca in tutti modi di attingere alla genuinità.

È l’agosto di una zona rurale, sperduta e povera, una regione che si ripopola per un mese l’anno riempiendosi di voci, musica, birra, disgrazie e risate. È un film o un documentario? È un ponte, risponde Gomes, come quello che si vede nella storia e dal quale si butta Paolo il mugnaio: ironia e profonda coscienza antropologica nella realizzazione di Aquele querido mês de agosto, uno sguardo sul presente che non ha voglia di “alti e bassi”.

Regista: Miguel Gomes

© O SOM E A FÚRIA – SHELLAC SUD 2008

Sceneggiatura: Miguel Gomes, Maria Ricardo, Telmo Churro

Produttori: Luís Urbano e Sandro Aguilar

Anno: 2008

Genere: Commedia/Dramma/Documentario

Durata: 150’

Attori: Sónia Bandeira (Tânia) Fábio Oliveira (Hélder) Joaquim Carvalho (Domingos)
Andreia Santos (Lena)
Armando Nunes (Gomes) Manuel Soares (Celestino)
Emmanuelle Fèvre (Fátima)
Diogo Encarnação (Eric)
Bruno Lourenço (Baixista)
Maria Albarran (Rosa Maria)
Nuno Mata (Médico).

Premi: Festival Internazionale del Cinema di Valdivia, Cile (2008): miglior film straniero. Festival Internazionale del cinema di Vienna, Austria (2008): premio internazionale della critica. São Paulo Internetional Film Festival, Brasile (2008): Premio FIPRESCI.  Las Palmas Film Festival, Spagna: Premio della critica (2009). Guadalajara Mexican Film Festival: Premio per il miglior regista emergente e Premio Lady Harimaguada (2009). Buenos Aires International Festival of Indipendent Cinema, Argentina: migior film (2009). Caminhos do Cinema Português, Portogallo: miglior film (2009).  Il film ha inoltre partecipato al Festival del Cinema di Cannes nel 2008 e ad altri concorsi internazionali.

35MM | 1:1.66 | DOLBY SRD | 150’

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