Religione a scuola: la fede conviene

di Federico Pacciani

Costituzione della Repubblica Italiana, Art.7:

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Tutto nasce da qui. Senza questa norma, i privilegi della Chiesa cattolica sarebbero incostituzionali. Ovviamente, il Concordato esisteva già prima del ’46, è un regalo lasciatoci in dote dal Ventennio, ma senza l’assenso del PCI la costituente non sarebbe riuscita ad approvare l’articolo in questione. Quarant’anni dopo, i Patti vengono aggiornati grazie all’efficiente azione di Craxi, che approva la  creazione dell’8 per mille e la parificazione delle scuole religiose a quelle pubbliche. A questo punto potremmo farlo direttamente santo.

Arrivando al presente, ci giunge fresca la notizia dell’aumento che il Governo riserva ai soli insegnanti di religione, precari o di ruolo che siano. Già, perché adesso, a partire dal 2003 (legge 186/2003), la maggioranza dei docenti di religione cattolica è stata immessa in ruolo, ovvero assunta a tempo indeterminato, al pari di tutti gli altri.
Precedentemente, la
legge 312/1980 attestò che anche i professori nominati dalla Curia, che allora erano tutti precari, o per meglio dire non di ruolo, ricevessero uno scatto di anzianità ogni due anni, con un aumento automatico del 2,5% a ogni scatto. L’aumento attuale, previsto dall’informativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 166/2009 del 28/12/2009, vale sia per i contratti a termine che per gli indeterminati e scaturisce dal fatto che gli scatti vanno a influire non più solo sullo stipendio base ma d’ora in poi anche sulla cosiddetta indennità integrativa speciale (IIS). La notizia di per sé non sarebbe uno scandalo, essendo il frutto di una situazione preesistente, ma inserita in un più ampio contesto rappresenta agli occhi di molti l’ennesimo favore alla Chiesa all’interno della scuola, per di più in un momento di grave crisi. Ciò comporterà il pagamento degli arretrati ai circa 25.000 docenti IRC , che si ritroveranno in tasca qualche soldo in più: un 13 euro in più al mese secondo lo SNADIR (il Sindacato nazionale autonomo degli insegnanti di Religione), 220 euro lordi mensili e oltre mille euro una tantum secondo la FLC-CGIL. In tutto, verranno spesi oltre 10 milioni di euro per questa manovra.

Le sigle sindacali non si dicono contrarie a priori agli aumenti IRC, pur sempre destinati a lavoratori, però chiedono che siano estesi a tutti e in modo uniforme, con particolare riguardo ai precari. Ora come ora, infatti, la differenza fondamentale nel mondo della scuola, e di tutto il mondo del lavoro, è quella tra lavoratori fissi e precari, mentre per i professori in regime IRC questa differenza non esiste. La FLC-CGIL proprio in questi giorni ha presentato ricorso affinché agli insegnanti precari siano riconosciuti gli scatti di anzianità, come a tutti i docenti di ruolo e ai precari di religione. La decisione segue la sentenza del Tribunale di Livorno che ha accolto un ricorso simile promosso dall’UNICOBAS, a sua volta ammesso sulla base di una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2007 a favore di una precaria spagnola e ad alcune direttive CEE a riguardo.

Un’altra vicenda pronta a scaldare gli animi nella scuola pubblica è la scomparsa dell’attività didattica e formativa alternativa tra le scelte possibili di chi non si avvale dell’IRC, letteralmente eliminata dal modulo d’iscrizione di elementari e medie. Come tutti ricorderete, chi non si avvale poteva scegliere di assentarsi da scuola durante la lezione, rimanere a studiare individualmente sotto la supervisione di un docente o optare per l’alternativa “attiva”, svolgendo attività organizzate scuola per scuola. Una nota ministeriale però ha indicato l’obbligo di presentare solo le prime due opzioni, considerando la terza superflua, e in più costosa, quindi eliminabile. L’UAAR, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, ha denunciato questa anomalia, evidenziando però che la nota rispecchia la situazione più che crearne i presupposti, dato che in quasi tutte le scuole mancano i fondi per l’ora di alternativa, e non solo per quella. L’associazione si appresa a dar battaglia e continua la sua lotta, già ben avviata, come dimostrano varie iniziative, come il Progetto ora alternativa o la battaglia legale contro i crocifissi nelle aule.

La ciliegina sulla torta, che a ben vedere è lo strato di pan di spagna che sostiene tutto quanto, è la modalità dell’assunzione degli insegnanti di religione e ciò che ne consegue. La già citata L 186/2003, oltre a ribadire che i docenti devono essere assunti con l’accordo della diocesi e che per quanto riguarda il primo ciclo di istruzione non è richiesta la laurea, decreta che i professori in esubero possono usufruire della mobilità prevista per tutto il personale docente, in quanto equiparati a tutti gli altri. Ciò significa che un laureato in scienze umanistiche che insegna la religione cattolica poiché nominato dalla Curia potrebbe passare ad un’altra materia di sua competenza, come lettere o storia. Si ritroverebbe quindi a lavorare come qualsiasi altro docente senza dover superare il concorso che affrontano tutti quanti, passando per una corsia preferenziale. In poche parole, le “spinte” della Chiesa sono legalizzate.

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