Firenze sogna*

di Marco Stella

Chissà di quale cosa pulita, chissà di quale colpo di tacco con relativa storia di Okaka o di quale commovente telenovela Antonio Cassano[1] avremmo parlato se non.. se questa settimana non ci avesse ricordato le sporcizie del dio pallone.

Avevamo detto che ci saremmo occupati della parte sporca del pallone, ma credo che sinceramente neanche il più pessimista dei lettori avrebbe immaginato tanto presto. I fatti ci hanno smentito. La notizia è grossa, nell’era di internet è impossibile non venirne a conoscenza all’istante, ma il venerdì mattina voglio provare ugualmente il piacere (ossimoro, avrei dovuto piuttosto dire dolore) fisico di vedermela spiattellata in faccia dal giornale; avrei vouto andare a comprarlo quel giornale quasi esclusivamente per leggere della morte di J. D. Salinger, e del suo Giovane Holden; e invece c’era da leggere a caratteri cubitali che Adrian Mutu[2] è di nuovo cascato nelle grinfie del doping. Volevo leggere e volevo che quella notizia fosse grande. Volevo rendermi meglio conto da vicino. Per verificare quanto fosse grande e grave (per la Fiorentina) questa schifezza. E poi lui, di nuovo! E poi la povera Fiorentina, proprio ora che si avvicinavano gli ottavi di Champions! Quanti pensieri, quanti ragionamenti struggenti all’orizzonte. Quanta poesia viola tutta buttata nel cesso. Volevo leggere Giuseppe Calabrese e Benedetto Ferrara[3], coloro che a meraviglia descrivono Firenze e il suo cuore purple che batte forte, come in un servizio in tv di Enzo Baldini[4]. Quanto è grande il cuore di Firenze e con esso il suo romanzo.

Senza andare troppo indietro negli anni – non che non lo meritino, ma adesso non dobbiamo perdere d’occhio l’oggetto di oggi -, diciamo che la Fiorentina è indiscutibilmente da qualche anno a questa parte una delle realtà più rosee del panorama calcistico nazionale. Nel 2003 era (per vicende la cui narrazione dobbiamo appunto rimandare) in serie C2 (la quarta serie), e nel 2006 era già quasi invece in Coppa dei Campioni[5]. Un salto magnifico esemplificato a meraviglia dalla meraviglia di uomo e di allenatore che è il condottiero della Fiorentina, Claudio Cesare Prandelli. Un uomo che perse la moglie qualche anno fa e che commosse tutti rinunciando per un anno alla sua attività per starle vicino nei momenti più difficili.

Come fa chiunque a non emozionarsi a vedere la città di Firenze che nel 2006 colora di viola il Bentegodi di Verona per accompagnare la propria squadra all’ultimo sforzo per qualificarsi in Coppa dei Campioni? E poi la Fiorentina venne rimossa da questa competizione, per le vicende di Calciopoli[6]; dunque il suo sforzo fu interamente vanificato; e cominciò il campionato successivo, il 2006-2007, con tanti punti di penalizzazione, e riuscì a qualificarsi soltanto alla Coppa Uefa[7] e non a quella dei Campioni.

Ma Firenze non smise di sognare, e con le unghie, con i denti, e un calcio di rigore, strappò all’Everton[8] la qualificazione ai quarti; e qui visse una notte che anche se non era una finale valeva il coronamento di quel sogno, 2-0 ad Eindhoven in Olanda con due gol di Adrian Mutu; e poi pianse tutta intera quando un calcio di rigore decise questa volta di eliminare lei in semifinale anziché i Rangers di Scozia.

Ma Prandelli e i suoi guerrieri non si diedero per vinti, e ai danni del Milan di Berlusconi andarono a meritarsi un’altra qualificazione alla Campioni per l’anno 2008-2009. E la Fiesole[9] li ringraziò così, con riferimento alla lacrimosa notte primaverile contro i Rangers: «Cuore orgoglio onore: non alzeremo nessuna coppa ma abbiamo una squadra di guerrieri guidata da un grande uomo».

E oggi, 2009-2010, Firenze pare essere più vicina di quella notte di due anni fa contro i Rangers al coronamento del proprio sogno: oggi, per la prima volta dopo dieci anni esatti è fra le prime sedici squadre d’Europa, e fra febbraio e marzo sfiderà il Bayern di Monaco per entrare fra le prime otto. E poi, chissà.

Adrian Mutu, perché l’hai fatto? Come si sente un tifoso della Fiorentina adesso? Come si fa ad affrontare il punto più alto della storia viola degli ultimi dieci anni senza di te? La Fiorentina ti aveva raccolto come un picciliddu dopo che già una volta bambinescamente eri cascato nella trappola del doping, quella volta era cocaina però. Adrian Mutu, eri arrivato in Italia all’inizio degli anni Zero come una promessa dall’Est; eri esploso come spesso capita in piccoli club di provincia, in questo caso l’Hellas Verona e il Parma; e ad un certo punto ragionevolmente queste dimensioni erano diventate troppo piccole per te, così ti hanno preso al grande Chelsea di Abramovich, la grande “occasione” della tua carriera. E lì: «il gran bazar che si spalanca: le pornostar, la cocaina»[10]. Certo, mica si può andare a Londra tranquilli, con in mente solo il proprio mestiere. Mutu viene trovato positivo e viene legittimamente squalificato. La Fiorentina lo raccoglie al termine della squalifica, e nel 2006 lo elegge a suo nuovo re. Dopo Giancarlo Antognoni, dopo Roberto Baggio. E ancora: «Dopo ogni gol Mutu s’inchinava davanti alla Fiesole adorante»[11]. Mutu è la punta dell’iceberg del fantastico progetto Fiorentina. Ma oggi Mutu ha tradito, come sembrava qualcuno aver tradito Sante Pollastri[12]. Jovetic può pure sventolarla al vento la maglietta viola numero 10, ma ormai la cazzata è stata fatta. La carriera di Mutu è appesa a un filo, Firenze è tradita, e questa in generale è una tristissima storia.

Storia di calciatori che noi idolatriamo ma che non valgono mezza bandiera di un tifoso, la vera parte sana del pallone rotondo. Mi ricordo di una storia letta sulla cronaca locale di Firenze, sempre su Mutu e sulla Fiorentina, un anno e mezzo fa. Si era al termine della grande stagione viola di cui sopra, terminata con l’eliminazione in semifinale Uefa. In prima pagina locale campeggiava un trafiletto che a leggere il titolo ti riempiva di tristezza: «Addio Mutu / si cerca il sostituto»[13]. Che storia triste era questa della cessione di Mutu al termine di una stagione favolosa come quella? E a leggere il contenuto dell’articolo le solite storie di soldi schifosi, ma sono loro che fanno girare il mondo del pallone (e anche il mondo senza pallone). ‘Sto qua che se ne andava da Firenze perché voleva aumentato lo stipendio. E la cosa che mi faceva cadere definitivamente le braccia era leggere nella pagina accanto un intervista a Sebastian Frey, portiere della Fiorentina nonché fuoriclasse come Mutu anche lui; già bastava anche in questo caso il titolo, e neppure oggi ho voglia di rileggere il contenuto: «Adrian fa la cosa giusta / io resto un anno, poi si vede»[14]. Bah. La Fiorentina tanto amata buttata di nuovo in quella cosa di cui all’inizio da un giorno all’altro per quattro soldi. Per fortuna c’erano i tifosi, qualche riga più in là; nel titolo su Mutu: «Vada pure, la bandiera è Donadel»[15]. E anche nel testo, che questa volta riporto più che piacevolmente:

Non è un caso se la metà dei sostenitori viola vorrebbe Donadel capitano. Tipo tosto, disposto a firmare contratti in bianco pur di indossare questa maglia. E l’altra metà punterebbe su Jorgensen, uno capace di giocare in nove posizioni del campo pur di fare qualcosa per la squadra. Ottimi giocatori, ma non fuoriclasse. Chi fuoriclasse lo è, Adrian Mutu, adesso è a un bivio. Gli ultimi fatti sono noti. La città legge, ascolta, si informa. E poi giudica.[16]

Poi Mutu ( e con lui Frey) restò, e bastò che ricominciasse a gonfiare la rete perché Firenze non smettesse di amarlo. Il calcio funziona con questo meccanismo. Ma a noi che stiamo fuori, piace sottolineare anche gli altri.

Oggi Mutu ha tradito di nuovo, oggi Mutu è di nuovo a un bivio. Ha tradito la purezza del tifoso della Fiorentina. I giocatori sono come le donne, vanno e vengono. Coloro che restano sono i tifosi, la maglia, gli amici. Firenze, in bocca al lupo da tutta Italia per il tuo ottavo di finale contro il Bayern Monaco. Anche senza Mutu, continuerai a sognare.



*Litfiba, Firenze sogna, in Terremoto, Warner CGD, 1993.

[1] Okaka e Cassano sono due calciatori protagonisti, seppur in modo diverso, della domenica calcistica trascorsa.

[2] Attaccante romeno della Fiorentina.

[3] Giornalisti di Repubblica.

[4] Giornalista televisivo Rai.

[5] Alla Coppa dei Campioni (competizione europea detta modernamente Champions League) della stagione successiva accedono le prime quattro squadre classificate del campionato di serie A. Lo stesso accade più o meno anche per gli altri maggiori campionati nazionali europei.

[6] Sulla scia di Tangentopoli, nome dato alla vicenda oscura di partite manovrate dall’alto che travolse il calcio italiano nell’estate del 2006 e che, fra le altre, vide coinvolta la società Fiorentina.

[7] Alla Coppa Uefa (competizione europea da quest’anno denominata invece Europa League) si qualificano invece rispettivamente la quinta, la sesta e la settima classificata del campionato italiano. Lo stesso accade anche per i maggiori campionati nazionali europei.

[8] Squadra inglese di Liverpool.

[9] È il nome della curva dello stadio Artemio Franchi di Firenze dove siedono i sostenitori più caldi della Fiorentina.

[10] M. C. Carratù, Breve storia di un idolo nel circo dove cadere è spettacolo, in «la Repubblica Firenze», 29 gennaio 2010.

[11] F. Bocca, Vita spericolata tra donne e reality, in «la Repubblica», 29 gennaio 2010.

[12] F. De Gregori, Il bandito e il campione, in Il bandito e il campione, Serraglio edizioni, 1993.

[13] G. Calabrese, in «la Repubblica Firenze», 8 giugno 2008.

[14] Ivi. Intervista a cura di E. Gamba.

[15] Ibidem. A cura di G. S.

[16] G. S., in «la Repubblica Firenze», 8 giugno 2008.

2 Comments Add yours

  1. violaceo ha detto:

    “Adrian Mutu, perché l’hai fatto? Come si sente un tifoso della Fiorentina adesso?”

    E’ ciò che mi chiedo in continuazione da qualche giorno a questa parte. E non riesco a darmi risposta.
    Solo la lettura della cronaca della bocciofila di Peretola riesce, per qualche attimo, a distrarmi.

    E mi chiedo da che scaffale abbia preso la pasticchetta, mi chiedo se avesse la ricetta o no.
    E il riconoscimento verso questa nobile città che gli ha dato tutto? mutande di Dolce e Gabbana comprese?

    Ah! sanguino viola e non mi do pace.

    E Prandelli? e la mamma, è la Coppa Uefa, il riso-latte greco, la marmellata biologica, le polveri sottili, la curva Fiesole?

    Il sentimento di una città che pulsa di vita, coperta da un asfalto sforacchiato di buche, tra Via Bolognese ed il Ponte Rosso.
    Matteo Renzi aiutaci tu, calcio mercato, sentimento ed impegno politico, punizione dal limite, viola ovunque, Rifredi, pesce fritto e baccalà. Campo di Marte.

    E in fondo è un campionato che non ha più niente da raccontare.

  2. elghe ha detto:

    Marco Grazie mille per questo articolo.
    Lacrime.

    Solo un piccolo appunto:
    cit. “…l’altra metà punterebbe su Jorgensen, uno capace di giocare in nove posizioni del campo pur di fare qualcosa per la squadra…”
    Jorgensen torna in Danimarca, nell’Aarhus; non lo fa per soldi ma per amore – (vuole finire la carriera in patria).

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