Edna: la “fanatica della pace” del Grande Fratello israeliano

di Alessandro Cannamela

Destino strano quello del Grande Fratello israeliano, giunto soltanto alla seconda edizione e contrassegnato da caratteristiche che, anche nell’Italia post-vittoria di Vladimir Luxuria, suscitano ancora qualche particolarità.

Già la prima edizione del GF israeliano aveva lasciato con la bocca aperta gli opinionisti europei, stupefatti di assistere allo scontro epico tra “friedman” e Boubliliani, ovvero tra ebrei ashkenaziti ed ebrei sefarditi.    Il “rappresentante” di questi Yossin Boublil, dato per vincente da tutti i sondaggi fino all’ultim’ora (con il Corriere della Sera che ne parlava come l’eroe degli ebrei di serie b, quelli un po’ razzisti ed al contempo un po’ oggetto di razzismo), venne sconfitto all’ultimo tuffo dalla friedman, ovvero Shifra Cornfeld, laureata ed ashkenazita: al voto parteciparono due milioni di persone, molto più di quelle iscritti al voto delle primarie dei soggetti politici[1].

Se la prima edizione aveva stupito, la seconda ha letteralmente strabiliato gli osservatori: una donna  israeliana, Edna “dagli schermi del Grande Fratello (HaAh HaGadol, Channel 2), incita i palestinesi a ribellarsi all’autorità israeliana, a non mostrare i documenti, a dire ai soldati che è loro diritto muoversi liberamente nella loro terra”, come si legge qui.

La destra israeliana chiede la sospensione del programma e l’arresto della concorrente per le sue frasi ritenute incitanti all’odio, mentre la direzione del programma si difende sostenendo che la concorrente rappresenta solo se stessa ed è soltanto uno dei personaggi del reality.    In ogni caso la bagarre ormai è stata scatenata e sarà curioso sapere come andrà a finire: nel frattempo anche facebook si mobilita contro la “fanatica della pace”: un gruppo, al quale sono già iscritte 57 mila persone, propone di mandarla via in cambio di Shalit. Nello stesso gruppo è apparsa la foto che precede questo post: Edna vestita da martire delle brigate islamiche, con tanto di mitra.

Nel clima infuocato della politica israeliana Edna resta comunque un’imprevedibile mina vagante, che sbraita in faccia ai concorrenti, ma soprattutto a 2 milioni di ascoltatori, le verità sull’oppressione israeliana della Palestina che nessun europeo si sarebbe mai aspettato di sentire in una trasmissione ufficiale e di così grande popolarità.    E, cosa forse ancora più strana, per adesso Edna resiste, con il voto dei telespettatori che la sostiene e la fa andare avanti: alla faccia delle destre e del fanatismo, nel paese di Netanyahu e di Ariel Sharon (è vivo?).



[1] http://fuoridalghetto.blogosfere.it/2008/12/il-grande-fratello-in-israele.html

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Franco Marzoli ha detto:

    Alessandro qui si sofferma su un dato indubbiamente originale ed interessante: i media israeliani in veste di Grande Fratello.
    Mi sembra però di poter cogliere un motivo di contraddizione.
    Da un lato dipinge una società dominata dalla destra israeliana ferocemente anti-palestinese, dall’altro una concorrente del GF provocatoriamente alternativa (e fin qui nulla di straordinario) che raccoglie però ampi consensi di pubblico…
    La società israeliana sarebbe dunque così scissa?

  2. Alessandro ha detto:

    Vladimir Luxuria ha vinto l’isola dei famosi in uno dei paesi al mondo più omofobi e transfobici: Israele è come noi dunque? non lo so, le domande sarebbero molte da fare, alcune con una venatura di basso socio-psicologismo che non mi piace mai utilizzare.
    In ogni caso è una notizia interessante, che dimostra come nessuna situazione è incontrovertibile e che nessun media (leggi mezzo) è di per sè portatore solo di mali.

    Ale

    1. Franco Marzoli ha detto:

      Mi consenta…una replica.
      Premesso che non conosco l’episodio e che quindi posso sbagliarmi anche se ho letto qualcosa sul tema israelo-palestinese e ho fatto una visita estiva in loco.
      Provo quindi a dare una mia interpretazione.
      Chiaro che anche la società israeliana presenta diverse sfaccettature. Vi sono ovviamente posizioni di estrema destra, come di sinistra radicale. Entrambe però sono minoritarie. Buona parte della popolazione (ebraica) si trova su posizioni relativamente moderate e sarebbe quindi favorevole alla tesi della creazione di uno Stato palestinese secondo la teoria de: “due popoli-due Stati” La condizione che viene posta è la fine degli attachi palestinesi e il riconoscimento all’esistenza di Israele.
      Vi è poi una numerosa minoranza arabo-israeliana che putroppo sembra avere assai poca voce in capitolo.
      In questo contesto sembra poco verosimile che la citata partecipante al GF possa riscuotere un vasto appoggio popolare.
      Forse le motivazioni del suo sostegno vanno ricercate altrove….

      1. Premesso caro Franco che non condivido affatto la tua opinione secondo la quale la larga maggioranza degli israeliani (non arabi e quindi usufruenti dei diritti politici) pensi alla soluzione dei due popoli e due stati, ma al contrario convinto che pensino alla distruzione della Palestina e alla sottomissione di tutti i palestinesi (cosa che peraltro sotto il profilo innanzitutto economico avviene tutt’oggi) come mezzo di risoluzione del conflitto, mi trovo assolutamente d’accordo con la tua affermazione: Edna non riscuote un successo politico (come non lo riscuoteva Vladimir) e le motivazioni della simpatia che riscuote devono essere ricercate altrove.

        Ale

  3. Franco Marzoli ha detto:

    La storia infinita……

    La teoria dei “due popoli due stati” trova larga diffusione in Israele. A conferma basti vedere le posizioni espresse dai partiti e dalla stampa locale.
    I problemi nascono successivamente per definire:
    – i confini dei due Stati (e del muro)
    – il problema di Gerusalemme capitale
    – il problema degli insediamenti dei coloni israeliani all’interno dei territori palestinesi
    – il problema dei numerosi profughi palestinesi (che nessuno vuole)

    Oltretutto è presente anche il problema delle forti divisioni presenti tra le due parti della Palestina (Hamas a Gaza e AlFatah in Cisgiordania)

    Il tutto è poi pesantemente condizionato dalle forti disparità socio-economiche tra una società industrialmente e tecnologicamente avanzata come quella israeliana ed una arretrata come quella palestinese.

    Infine è da parte palestinese che ho sentito ipotizzare la soluzione di un unico Stato in cui le due etnie possano pacificamente convivere. Il che francamente mi sembra utopico considerando i trascorsi storici e la differente natalità presente all’interno delle due etnie.

    Ma qui siamo solo noi a discuterne?

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