Quando la santità odora di fame

di Silvia Costantino

Iniziamo da zero. C’era una volta Anoressia Nervosa, per gli amici Anoressia (dal greco ἀνορεξία – anorexía, comp. di an- priv. e órexis ‘appetito’), un grave disturbo psichico dovuto al rifiuto del cibo: non semplice mancanza di appetito, ma volontaria rinuncia ad esso.  Di questi tempi se ne parla spesso, attribuendone l’esistenza alla moda che esige modelle dalle curve infinitesimali e alle taglie dei jeans talmente falsate che chi porta una 44 è già ai margini della società. Lo pensavo anche io, fino al momento in cui ho deciso di scrivere questo articolo e mi sono fatta una breve gita per il web, facendo scoperte molto interessanti, che mi hanno pressoché ribaltato un mondo. È stato interessante, ad esempio, scoprire che ascetismo e santità erano strettamente connessi a quella che oggi, con un simpatico nomignolo internettiano, è chiamata Ana.

In effetti, sebbene il rifiuto volontario del cibo sia stato riconosciuto come malattia già nel 1500 ed abbia esordito ufficialmente nella medicina solo nel 1869 grazie agli studi di Richard Morton (che ha immediatamente collegato il disturbo ad un problema principalmente psichico: di qui il “nervoso”), è sin dal medioevo un fenomeno estremamente diffuso. Pensateci. Siamo in un’epoca di santi ed eremiti, convinti di poter arrivare alla santità la purificazione del corpo e della mente: qual è il metodo più logico, se non il totale rifiuto del cibo? Ogni vena in vista, ogni capogiro, ogni grammo perso significava un passo in più verso la leggerezza del corpo, la vicinanza al divino. Ovviamente chi ha risentito di più di questo modo di vedere le cose è stata la parte femminile: il corpo decisamente poco aerodinamico della donna costituisce già da solo un impedimento all’elevazione trascendente, senza contare che le curve femminili erano viste come attributi pericolosi e demoniaci, cui chi volesse realmente farsi santa doveva necessariamente rinunciare. La magrezza estrema come canone di purezza era sostenuta ulteriormente dal fatto che l’anoressia provoca anche dismenorrea, ovvero assenza di ciclo mestruale. Il peggiore dei sintomi dell’impurità femminile, debellato senza bisogno di niente. Letteralmente. E poi allucinazioni, svenimenti e visioni mistiche: il naturale corredo dell’ascetismo estremo, nulla di più desiderabile per Teresa D’Avila, la conturbante santa rappresentata dal Bernini come trafitta dagli strali d’amore. È da Teresa d’Avila che scopriamo come già allora esistessero semplici trucchetti per non sentire lo stomaco gorgogliare: se ora ci sono sigarette e chewing-gum, allora avevamo i ramoscelli d’olivo che, con buona pace della colomba e di Noè, la santa anoressica si spingeva in gola per provocarsi il vomito e liberare lo stomaco “per meglio ricevere l’ostia consacrata”, a quanto pare suo solo nutrimento. L’altra famosa è la nostra patrona nazionale, Santa Caterina da Siena. Morta di fame a trentatré anni, nella di lei (breve) biografia leggiamo che “non fu Santa Caterina a rifiutare il cibo, ma dopo l’apparizione di Nostro Signore che le fece dono di “bere al suo costato” lo stomaco di Santa Caterina “si chiuse”, non ebbe più bisogno di cibo né poté più digerire. Nessuno se ne meravigliava, perché accostandosi alla fonte della Vita, lei aveva bevuto a sazietà una bevanda vitale, che le tolse per sempre il bisogno di mangiare”.(S.Caterina da Siena -B. Raimondo da Capua – Ed. Cantagalli Siena, pag.417). Tanto per dirne un paio. Se non corressi il rischio di diventare morbosa, continuerei la mia carrellata mistica, e invece, dopo una veloce insinuazione sulle manie di eterna giovinezza di Antoine De Saint-Exupery (Il piccolo principe) e di James M. Barrie (Peter Pan), arrivo a tempi più moderni.

Quando è successo che la moda ha iniziato a proporre figure lunghe e sottili come ombre, che l’ideale di bellezza femminile è andato sempre di più ad assottigliarsi fino a far morire d’infarto le proprie testimonial (vedi Twiggy, tanto per dirne una) e le loro meno famose emule (vedi una qualsiasi delle ragazzine scheletriche di cui ogni tanto si legge in rete)? Non è semplice creare una cronologia del dimagrimento mediatico, e non è mia intenzione azzardare pseudo psico-sociologie, preferisco attenermi al dato di fatto. La strettissima connessione tra rifiuto della crescita e anoressia è comprovata: i corpi anoressici sono sottili, androgini, praticamente asessuati. Lo sguardo scavato e assente che si rivede in tutte le foto, i capelli, i polsi, le caviglie fragilissime, tutto rimanda ad un’idea di delicato e sotto molti aspetti infantile (ancora una volta l’assenza di mestruo, e la prepubertà).  Che l’anoressia sia sempre stata legata, per un modo o per un altro, alle tendenze della società, e giustificata in tale senso, è un dato di fatto: occorre forse chiedersi perché, non essendoci più bisogno di misticismo cattolico, il fenomeno sia passato agli idoli pagani della moda, e perché questi debbano necessariamente essere creature senza tempo – almeno per la breve durata della loro vita. C’è da dire che, almeno fino a poco tempo fa, l’anoressia (e la sua fedele compagna di giochi Bulimia) era combattuta più o meno intensamente. Certo, c’era sempre bisogno di un caso mediatico forte, ma il problema riemergeva sempre, e veniva affrontato con intense campagne di informazione e propagande. Ci si potrebbe domandare anche, però, che esito abbiano avuto gli sforzi artistici di Oliviero Toscani e della sua campagna anti-anoressia, “Nolita” ; o quanto siano state poi attuate le belle promesse dei grandi atelier riguardo alle assunzioni di modelle troppo sottopeso. Il problema è che nel frattempo le cose si sono evolute.

La trasformazione davvero inquietante è avvenuta nell’ultimo decennio.  Recentemente è morta Brittany Murphy (ve la ricordate? In ordine non cronologico: 8 Miles, Sin City, Ragazze Interrotte – quella bulimica che nascondeva i polli sotto al letto, ironia della sorte), a quanto pare di arresto cardiocircolatorio. Ora, di lei si è detto che abusava di sostanze, che era di fisionomia gracile, che nella doccia dove è morta c’era del vomito. A me il dubbio è venuto, ma il coroner ha dichiarato la sua morte “naturale”. Vabbè, sarò morbosa io. Intanto però mi viene da pensare che, tra blog di ragazzine e ragazzini – maschietti, credevate di essere immuni? – osannanti Ana e Mia, ferventi fautori della “Thinspiration”, tra attrici magre che muoiono per cause inspiegabilmente naturali e costanti monitoraggi di modelle che prendono e perdono peso, la nostra amica sia diventata di casa: talmente di casa ormai da passare inosservata. Tanto è sottile, si nasconde bene, e nessuno ne parla più. L’aspirazione alla leggerezza è tornata, ha solo cambiato di segno: allora erano sante, adesso sono dee.

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Per concludere su note non troppo deprimenti aggiungo una storiellina. Il punto di partenza è il racconto di un mio amico, per un certo periodo vittima di disturbi alimentari abbastanza gravi, e delle controindicazioni del latte con i cereali. Aggiungete la lettura dei manoscritti di Santa Teresa e Santa Caterina, et voila.


Historia et parabola de la lotta de l’anima et de lo corpo, che per troppa lievitate conduce a miasmi inverecondi.

Ne lo tertio anno postea due millenni de la venuta di Christo, lo spirito mio cadde in ambasce et con esso lo corpo, qui tanto stressato erat en in turbolentia. L’anima mia afflitta pativa per la pesantezza de lo mio greve corpo et de la invereconda fame che tanto turbava la mia persona. Presi per cotanta afflitione la decisone di non nutrire più lo ventre per favorire li voli et le altezze de l’anima mia, che Christo si lamentabat de la mia inconstantia et superbia.

La bocca de lo corpo mio pure si lamentava, et la mia anima non riusciva a udire li pensieri più profondi que il Signore Christo Iesu Etterno volevami inviare, et gli strali de la fame erano più forti de li strali de lo amore Divino. Volevo diventare lieve come la piuma de lo Angelo Gabriele et de li sancti tutti et de li angeli benedicti. Ma lo stomaco meo urlabat et coveriva le ardenti passioni de lo mio amore. A causa di codesti rumori et disturbi volsi placare le ambasce le do corpo cum il fructo de lo grano stiacciato et essiccato et raccolto in pratiche confitioni di cartone et plastica et un conturbante disegno di figura nuda et snella sopra raffigurato, da consumare insieme a lo succo qui secretum est de la mammella de la alma vaccha.

Placabo così la mia fame terrena, et norricavo la anima mia cum ferventi preci et orationi ardenti, elevando a lo cielo qui est speculo de lo paradiso lo fumo de l’incenso prodotto da le foglie de quell’arbore che altri clamano tabacum et che in cambio di un modesto obolo de la cifra di quatruor soldi mi viene ceduta da lo venditore di cose terrene et spirituali, in particolare prediligo quello incenso che porta come effigie per essere distinta un animale con gobbe in numero di duae.

La pancia mea plena et satia sembrabit dunque, sed non satiata, ma solamente gonfia di divino aeree t latte et cereali, et fumo de lo tobacco cum lo cammello. Tanto gonfia erat, que necessitava di distendersi a intervalli regolari cum fuoriuscite puteolenti al punto da fare sclamare lo genitore mio, quando entrabat ne la mia cella, d’orrore per lo puzzo inverecondo. Ero diventato aria, non de la stessa aria que componit lo cielo et lo paradiso, sed la aria de lo dimogno, tanto forte di zolfo pervadevo le stanze mie et li corridoi et le lenzuola nocturne la mattina dopo, et lo miasma insopportabilis erat anche a lo divino Signore Iesu qui repudiabit me.

Codesta triste historia perdurabat ad libitum fintanto che non decidetti che la divina volontate non erat quella di lasciarmi affamato et scoreggiante, sed di soddisfare li desiderii mei et de lo corpo meo et lasciare che mi pascessi de lo cibo terreno, ché per lo cibo divino tempus est, e di molto, a Deo piacendo.

Imparate dunque fanciulletti che leggerete le incolte righe mee: non solum i fagioli producono l’odor di pesti lentia, sed il lacte et li cereali, se mangiati senz’altro aggiungere, et rendono la persona invisa a tutti, et maleodorante perfino al cospetto de lo Deo.

Melius est cocta mangiare et bene evacuare, quam insoddisfacentem et frigidum lactem comere et tota noctem scureggiare.

(estratto da De vita et flautulentia Claudi Pauli P. R., a.d. MMX in Florentia)

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fonti:

http://www.neurolinguistic.com/proxima/james/jam-29.htm

http://www.pforster.ch/yMmP/12/MmP%2012_1a/anoressia.htm#Storia

http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=149&page=3#6

http://www.psychomedia.it/pm/answer/eatdis/rodigh1a.htm

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Roberto Greco ha detto:

    Cara Silvia, l’articolo è brillante, ben documentato, ironico quanto basta (anche questo è lessico gastronomico) e si presta ad aprire altri squarci d’inchiesta su una della più crudeli manifestazioni delle rimozioni corporali, anzi, sul disturbo per antonomasia che porterebbe per assurdo all’identificazione, trascendente, corpo/anima.
    La storia del digiuno ha una bibliografia vastissima.
    Mi permetto, per brevità, due particolari da aggiungere in successive discussioni: il lessico biblico vetero-testamentario è più carnale e meno astratto di quanto si pensi. Nell’Esodo, dopo che il popolo ebraico, condotto da Mosè attraverso 40 anni di peregrinazioni, finalmente giunge nella terra promessa, si dice che Israele si nutrì della manna prodotta dalla terra. Il verbo da cui attinge l’espressione *-ruah significa propriò “mestruare, stillare dal grembo”. Come non pensare al ritorno nel grembo avito e come non considerare il passo come tangibile testimonianza e inseparabile dall’idea di “terra madre”?. Rimosso per sospetta allusione incestuosa dai primi sessuofobici traduttori della Bibbia? L’astrazione, la sublimazione linguistica, la continenza e la reticenza sono indici di violenza, lo ricorda Leopardi. E’ una costruzione ideologica raffinata e studiata per eliminare qualsiasi contatto o prossimità coi bassi appetiti della terra, sigillati dal sospetto di animismo, panteismo, o altri residui condivisibilili con retaggi paganeggianti.
    Ma dietro questa rimozione se ne cela un’altra, credo: quella della proprietà privata. Se la speranza, ultima sempre a morire, spinge a desiderare il “pan degli angeli” (Dante, Convivio) ne deriva che il corpo di regni, imperi o latifondi, non può essere inquinato da spinte eversive e rivoluzionarie pretese di condivisione materiale. E anche “contaminatio”, inquinamento, è parola del diritto di famiglia. La sposa ascetica o la casta vergine che era prima garantiscono la purezza del sangue e della stirpe, la proprietà del nome e della casta. Lo ius primae noctis non vi dice di un privilegio assoluto, goduto e consumato da nobili definiti da tali per autolegittimazione semidivina?. Infine, la Congregazione della Santa Anoressia (labili tracce Controriformistiche) non sembra estendere al tempo di quel corrotto clero i privilegi secolari e mondani che avrebbe dovuto, per missione, espellere dall’universo mondo? Ora, dove mi è sempre più difficile vedere Dio, soccorre, quasi fratello del consenso, il mercato: e rinascono gli androgini, grossa fetta (!) che spinge a consumare prodotti e a bruciare stili di vita per riadeguare, sotto ben altra luce, immanente, stavolta, la coppia anima/corpo. Vi aspetto in agenzia, per discuterne! ciao

  2. giuseppe de chiara ha detto:

    Cara Silvia,
    c’è da sperare che come un tempo chi soffriva d’epilessia veniva creduto posseduto dal demonio, così tra breve verrà il tempo in cui dietro le figure di santi scopriremo figure di malati di mente e di poveri schizofrenici, di persone affette da gravi disturbi della personalità. Ma forse questo tempo è già venuto. In cui saremo coscienti del fatto che accanto a santi e sante inesistenti che affollano il nostro calendario, come ad esempio santa Uliva e san Giorgio; che accanto a criminali che sono stati fatti santi se non anche padri della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, vedi ad esempio il padre della Chiesa san Cirillo che ordinò l’assassinio di Ipazia donna che aveva la sola colpa di essere scienziata e filosofa e che insegnava all’università (vedi il film Agorà) e vedi anche il cardinale Stepenic che dal 1941 al 1945 si rese responsabile perchè li occultava e li fomentava gli eccidi dei serbi ortodossi e degli ebrei nelle strade della capitale croata e che papa Wojitila ha beatificato nel 1998; che accanto uomini e donne di potere che niente hanno fatto se non di creare strutture di potere per la Chiesa Cattolica, vedi ad esempio santa Caterina Volpicelli che non permetteva ai suoi servi di precederla ma che le dovevano sempre venire dietro (e questo secondo la testimonianza del fratello); insomma che dietro tanti di questi santi e sante, si cominicino a vedere anche le figure di poveri malati di mente che la chiesa ha sfruttato ad arte investendoli di santità ma che avevano solo bisogno di accurate cure mediche.

  3. giuseppe de chiara ha detto:

    Cara Silvia,
    ti ringrazio perché questo è un altro tassello che smascherà la struttura di potere su cui si basa la Chiesa Cattolica che mi auguro abbia i giorni contati nel momeno in cui ci si renderà conto che l’idea di Dio che essa propugna è qunato meno aberrante: un Dio che eleva i suoi figli e figlie predilette attraverso la sofferenza. Una concezione che predilige la sofferenza come strumento di santità, estremamente sessuofobica. Basta vedere la misoginia di san Giuseppe Moscati. Tu pensa che quando divenne beato o servo di Dio, non ricordo bene, nella Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli vennero esposti alcuni cimeli appartenuti al medico santo e tra questi c’era un disegno fatto dallo stesso, in cui veniva mostrato il cervello della donna, o meglio veniva mostrato cosa conteneva il cervello della donna. La granparte di esso era occupato dalla sua vanità di comprarsi i vestiti e di farsi bella. E altre cose del genere. I gesuiti lo esponevano per mostrare con esso la prova della sua santità. Quando ci sono andato ultimamente non l’ho trovato più tra i cimeli. Più sessuofobico sei, e più santo diventi.

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