E poi Riccardone (sognando aa Roma)

di Marco Stella

E dopo le donne, l’altra fetta di pubblico da conquistare alla quale ci rivolgiamo è naturalmente costituita da quegli uomini che – pur essendo tali (!) – non si occupano delle faccende del pallone. A rappresentarli chiamo il mio amico Riccardone (che fa anche rima con pallone), che tanto per dare l’idea una volta a mensa mi chiese di fargli una panoramica di come funzionassero quelle cose di cui tante volte aveva sentito parlare ma senza capirci molto, ossia i vari campionati nazionali e le coppe europee. Esaudito il suo desiderio, con enorme piacere da parte mia, sempre il big Riccardo Lebowsky mi chiese di inserirlo come passante occasionale in occasione di quello che sarebbe stato il mio primo romanzo. Spero che per il momento possa accontentarsi del titolo di questa Numero due (Zio Paperone). E, sempre per il momento, ieri Riccardone si è davvero vestito da passante occasionale, incontrandomi mentre poco dopo le 20 mi stavo dirigendo a vedere il derbone. Lui non stava andando a vederlo, probabilmente non sapeva neanche ci fosse, ma ciò non toglie che la storia di oggi gli piacerà.

La Numero due coincide felicemente con il turno di campionato numero due del girone di ritorno. Partite di rilievo: innanzitutto e naturalmente Inter – Milan, come detto; ma anche Juventus – Roma. E una piccola menzione  per l’affascinante Palermo – Fiorentina. Procediamo per disordine e saltiamo il sopracitato derby della Madonnina, sebbene si fosse promesso che se ne sarebbe parlato.

La copertina di oggi va invece doverosamente alla Roma.

Juventus – Roma è una delle grandi classiche del calcio italiano, perché è una delle sfide con le quali negli anni ’80 si decidevano i campionati. Nel corso degli ultimi due decenni molte cose sono cambiate, e le due formazioni sono ritornate a contendersi lo Scudetto come ai bei tempi soltanto nella stagione 2000-2001; eppure il fascino di questa sfida oggi rimane intatto, non foss’altro perché la Juventus è la squadra più amata ma anche più odiata d’Italia. La sfida di andata di questo campionato, giocata il 30 agosto, si era risolta a favore dei torinesi, sembrando dunque manifestare quella superiorità non scritta ma storica per la quale la Juventus ha più soldi per procacciarsi i grandi giocatori e ha la meglio sulla Roma che lo stesso non può permettersi.

A rendere ulteriormente affascinante la sfida di ieri c’è che sulla panchina della Roma adesso siede un signore di Testaccio di nome Claudio Ranieri, il cui nome non vi dirà appunto nulla né probabilmente vi resterà in mente (l’importante è invece che non vi passi di mente quello di Mourinho, come lui esattamente desidera). La cosa affascinante non è tanto che Ranieri è un romano che allena la Roma, quanto che Ranieri nei due anni precedenti ha allenato proprio la Juventus.

Claudio Ranieri è un signore brizzolato, conosciuto e stimato per la sua eleganza british (ha lavorato all’estero e anche in Inghilterra), ma pare che oltre a questa qualità non abbia quella di fare vincere le proprie squadre. Come dire, la regola dell’amico di Max Pezzali, sei un bravo picciotto e tutto a posto, ma per vincere ci serve ben altro. Reduce da un naufragio sportivo, la Signora Juventus ingaggia il Signor Ranieri due soli anni fa, nella stagione 2007-2008, siglando un vero e proprio matrimonio di stile. La Juventus si affida a lui per cominciare la ricostruzione, in attesa di ricominciare pian piano a vincere i campionati, cosa che storicamente le compete. In attesa: perché appunto pare che qualcuno aprioristicamente abbia deciso che la Juventus con Ranieri lo Scudetto non possa vincerlo. Uscente da una catastrofe sportiva, e con limitate forze a disposizione, in due anni Ranieri svolge un lavoro a dir poco eccellente, colmando parzialmente il distacco con chi invece di quella catastrofe sportiva si era giovato (la Beneamata vittoriosa ieri sera nel derby). Ma non gli basta. La gente non può aspettare mica più di due anni per vincere, e pare che questo sia colpa di Ranieri. Così costui sul finire della scorsa stagione viene licenziato in tronco dalla sua Società Signora Juventus. E nel cestino il defunto stile bianconero. Romano de Roma, Claudio British Ranieri viene assunto all’inizio di questa stagione dalla Roma in difficoltà. E ieri arriva a sfidare il suo recente passato.

Ci pensavo da tempo al ritorno di Ranieri a Torino. Ero curioso. Queste storie di incroci fra passato e presente e di ritorni sono il sale del pallone. Mi aspettavo tanti applausi e una grande accoglienza per quel signore brizzolato che avevo amato quando stava sulla nostra panchina. Ci aveva portati fuori dall’inferno del campionato di serie B e mi ero affezionato a lui. Quando è stato assunto dalla Roma, mi sembrava molto difficile ma speravo che potesse fare un grande campionato. Che bella storia questa del ritorno nella sua città di un uomo che ha girato il mondo, in uno dei rarissimi esempi di identità fra città e maglia, esemplificato oltre che da lui anche dalle leggende Totti e De Rossi (e peccato che Aquilani se ne sia andato al Liverpool).

Domenica 24 gennaio 2010 sembra lontana un secolo da domenica 30 agosto 2009, Claudio Ranieri alla guida della squadra del suo cuore e della sua città sfida in casa nemica la società che qualche mese prima lo ha ingenerosamente licenziato, senza peraltro minimamente migliorare i propri risultati. Non c’è nessun  applauso, nessun pensiero per lui, la gente ha altro di cui preoccuparsi piuttosto che mostrare gratificazione e riconoscenza. Nello sport si piange tanto, ma certe volte il pallone ti restituisce delle cose proprio quando meno te l’aspetti, perché il pallone sa che te lo meriti tanto. Claudio Ranieri illude la sua vecchia fidanzata Juventus, la seduce, e poi nel gelo del Comunale di Torino la trafigge con i capelli rosso malpelo (gentile prestito dal Maestro Maurizio Crosetti) del calciatore norvegese John Riise, all’ultimo minuto disponibile di gioco. Perché tutti possano aver capito che solo il campo regna sovrano, qualunque esso sia.

Sognando aa Roma, Ranieri che se ncula aa Juve*.


*Aldo Nove, Sognando aa Roma, in Fuoco su Babilonia!, Crocetti, 2003.

7 Comments Add yours

  1. sil ha detto:

    non ho capito chi ha vinto, ma l’articolo mi è piaciuto! :D

    E Aldo Nove sempre sia lodato, amen

    1. Marco ha detto:

      E’ vero Sil,non ho scritto il risultato…ho lasciato terminare così il racconto perché il lettore inesperto(cui anche e soprattutto è indirizzato lo scritto)lo leggesse fra le righe il risultato(mi sembra comunque che emerga abbastanza chiaramente)oppure se lo andasse a cercare in rete…per stimolare la sua curiosità e abituarlo alle faccende domenicali.Esattamente come in rete avrebbe dovuto cercare nel 1998 Bonimba!(e se la vostra pigrizia perdurerà,più avanti sveleremo comunque chi è).

  2. sil ha detto:

    allora sospettavo bene.

  3. Riccardone ha detto:

    Ebbene si, di calcio ummene intendo! E caro Marco di strada ne devi fare per riuscire a farmi capire qualcosa! Ammetto che quella lezione a mensa era stata fondamentale! Sai che potresti fare? Un bell’articolo su Chilavert: potrebbe essere una porta d’accesso magnifica per farmi (farci) entrare!

  4. Marco ha detto:

    Ci penserò!Ti dicevo che è difficile unire tutte le istanze in un unico breve articolo…ma tu comincia a seguirmi se ti va e spero che già alla fine di questa stagione avrai un’idea più chiara!Un abbraccio

  5. Marco Mongelli ha detto:

    pretendo un articolo su Chilavert, e uno su Higuita, e uno su Jascin. Racconta Marco, racconta :)

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