Prima le donne

di Marco Stella

Il lettore si domanderà cosa ci stia a fare una rubrica di calcio all’interno di questa rivista che intanto si occupa di argomenti importanti come, tanto per fare un esempio d’attualità, la conferenza sul clima recentemente svoltasi a Copenaghen. E che annovera fra le sue fila sezioni dedicate alla letteratura, all’arte, al cinema. Cosa ci sta a fare, straniero, lo sgangherato e basso mondo del pallone? Cosa ha in comune, di nobile, con le sopra indicate branche del sapere? Eppure mi hanno chiesto di occuparmene, e io ho accettato di buon grado, perché so che una qualche correlazione c’è. E, se me l’hanno chiesto, vuol dire che in fondo lo sanno anche loro. Allora mi hanno chiesto di tirare fuori quello che di poetico e di romantico c’è nel mondo del pallone, e che dunque c’è in comune con le Lettere. La cosa che mi inorgoglisce di più di questa richiesta però è un’altra. Se hanno deciso di inserire all’interno del giornale una rubrica di calcio, vuol dire che sono convinti che il calcio non sia indirizzato a un’elite, ma possa avere un pubblico di fruitori più vasto. Cosa scontata, direte.


In realtà quello a cui mi riferisco io è marcatamente il pubblico femminile. Buona parte dei fondatori di questa rivista è composta da ragazze: ecco, io credo che loro avranno il piacere di leggere tutti gli articoli che ne fanno parte, e questo vuol dire che l’articolo sul calcio giungerà anche a loro; credo che avranno il piacere di esserne interessate, e faremo in modo che le interesserà non meno degli scritti di letteratura tedesca o della traduzione dal cinese. Se è vero che la curiosità è donna.

Perché parliamo di calcio quando ci sarebbero decine di migliaia di cose oggettivamente più utili per il pianeta di cui parlare? Perché ci concediamo il privilegio di parlare di calcio mentre la gente muore? Perché quella vasta fetta di appassionati di pallone (verosimilmente di sesso maschile) che ho la presunzione di rappresentare è cresciuta assieme ad un pallone sotto la sedia quand’era bambina, come Oliver Hatton, per poi calciarlo violentemente contro una saracinesca, come Michel Platini; perché questa medesima fetta, anche se crescendo ha visto il pallone sporcarsi di fango e di imbrogli, non riesce a disinteressarsene, adesso che è diventata grande. Il pallone conserva sempre dentro di sé un embrione di sentimento e di poesia che ci mantiene attaccati ad esso e ci spinge ad occupare con esso certe parti delle nostre giornate. Se il pallone nel 2010 ha resistito a tutto questo, alla violenza negli stadi, alle partite truccate, al profumo dei soldi, vuol dire che possiamo preservare quanto contiene di buono per tramandarlo a chi il pallone lo odia o lo ha sempre snobbato. Credo che nell’esistenza umana ogni cosa abbia il diritto di essere conosciuta e che ogni cosa valga la pena conoscere. Il calcio è lo sport più diffuso nel nostro Paese. Ci stiamo occupando di esso perché ha a che fare col nostro qui ed ora, come in qualunque altro momento futuro volentieri ci occuperemo di qualunque altra cosa. Non ostinatevi a non conoscerlo per pregiudizio, come i bambini che neanche assaggiano il cibo e si ostinano a dire che a loro quel piatto non piace. Vi assicuro che ci sono delle storie di pallone che vi piaceranno. E questa è la parte narrativa del pallone.

E poi ci sarà quella sociologica, di chi (come me) sostiene che il calcio è sempre una metafora della vita (il calcio come qualunque altro sport, beninteso, e saremo lieti se qualcuno di quest’altro sport si occupasse. E noi non avremo pregiudizi). Capire perché si parla tanto del pallone, perché gente adulta urla, piange e ride; capire la passione nel suo interno, non snobbarla («è una gioia immensa, e chi non la capisce non sa cosa si perde» – tifoso juventino dopo la vittoria in Coppa dei Campioni contro l’Ajax nel 1996). Vi assicurò che vi piacerà. E allora sarà bello condividere assieme il romanzo del pallone.

Dovete anche sapere, però – e ne parleremo – che oggi più che mai il calcio è dentro di sé malato, corrotto, sporco. Ce ne sarebbero tanti di motivi validi per abbandonare al loro destino i signori che l’hanno ridotto così. Eppure lo seguiamo ancora. Non riusciamo a staccarci, non foss’altro che per non abbandonarne la maglia, perché non è colpa sua se è stato ridotto così. Come il calcio (ecco la prima metafora) anche il mondo è corrotto, sporco e malato, eppure ne facciamo parte, nostro malgrado (e neanche del mondo è colpa se è stato ridotto così, ed ecco la seconda metafora). Non possiamo autoeliminarci dalla giostra, ci stiamo sopra; esattamente come ci sono certi momenti in una partita in cui un calciatore non può scomparire, e con questa frase si giustifica la mancata concessione del calcio di rigore. Come si fa a non sapere più niente della carriera di Leo Messi, epigono di Maradona, al tempo del quale il pallone era (un po’) più pulito? No, non si può.

E allora sotto. Il prossimo pensiero è il derby di Milano di domenica sera. Vedrete che vi piacerà. No, non dico che vi piacerà la partita, che con ogni probabilità sarà brutta come è nell’attuale livello del campionato italiano, sebbene giochino la prima e la seconda in classifica. Vi piacerà scoprire che cos’è un derby, realizzare che San Siro è meglio di Sanremo, capire che di Scala non ce n’è soltanto una. Scoprirete chi è Nereo Rocco, chi Helenio Herrera, chi quel figo di Gianni Rivera, che ha giocato tante altre partite oltre alla famigerata Italia – Germania 4-3 del 1970. Che cos’è la Foglia morta, dal nome tanto affascinante che quasi sembra una figura retorica: e, appunto, perché dovrebbe essere meno importante e interessante dello zeugma?  Quand’eravate adolescenti, guardando Radiofreccia, vi sarete chieste: «ma cu minchia è Bonimba?». Avreste dovuto avere la curiosità di andare a cercarvelo da qualche parte, con la stessa meticolosità che merita un termine sconosciuto che si cerca su un dizionario. Ma non l’avete fatto. Lo scopriremo dal prossimo giro, assieme. E vi piacerà.

6 Comments Add yours

  1. E ineffetti sì, Marchi. Ci piace.

    Claudia

  2. Antonio ha detto:

    Mi sembra un post onesto (in senso buono) e molto intrigante. Good. Ti leggerò. Ciao

    1. Marco ha detto:

      Ciao lettore numero zero,non ti conosco ma avevo dimenticato di ringraziarti per il pensiero carino dopo il primo articolo.Lo faccio adesso!Mi raccomando,seguici e dacci i tuoi consigli e le tue indicazioni!

  3. Vai Marchino!!! Facci sognare!

    V.

  4. MonnaLaura ha detto:

    Grande Stella!! Mi è piaciuto molto l’articolo. Ottima penna!

    1. Marco ha detto:

      Grazie carissima!

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