Cartoline dai morti

di Camilla Panichi

Centoventotto frammenti in cui Arminio si confronta con il mistero più grande della vita, con ciò che non ci è dato conoscere. A prendere la parola sono i morti, testimoni dell’evento decisivo, custodi della coscienza ultima delle cose. Ciascuno di questi morti porta in sé un ricordo, una esperienza particolare, una situazione indicibilmente sua, che può essere narrata solo per frammenti:

“Adesso ho una curiosità un po’scema. Vorrei sapere se poi mio cugino Maurizio è riuscito a vendere la sua Golf di seconda mano per la quale voleva sei milioni.”

La vita rimane nei dettagli: la pasta col sugo, il sorriso della madre, la sciarpa del Napoli, un geranio che continua ad assorbire acqua. E mentre i morti placano la nostra ansia di eternità lasciando cadere sul bianco della pagina parole tombali, “fuori l’orologio va avanti”. Questo ci dicono le Cartoline: che la vita va avanti e si dimentica in fretta dei morti; di qui la loro urgenza di dire, il ritmo serrato di ogni frammento, la frase concisa, aforistica, che scandiscono il tono lapidario di questa raccolta.
Un amico mi disse: “Non si può leggere tutto d’un fiato, perché il fiato te lo toglie”.

(qui un’intervista di 404 a Franco Arminio)

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