Un’indagine sul presente #15

404: file not found ha da sempre avuto una particolare attenzione alle voci che raccontano il presente in modi originali e non schematici, che ne rispecchiano la multiformità.
Una forma di indagine che abbiamo spesso usato è quella dell’intervista, soprattuto a proposito di letteratura e di editoria. Dopo due settimane intense di focus sui giochi Olimpici,  per questa seconda metà di agosto abbiamo deciso di riproporre tutte le interviste raccolte in questi due anni di lavoro a scrittori, poeti e persone coinvolte nel mondo dell’editoria, insieme a qualcuna ancora inedita.

Buona lettura!

Una lunga lettera a destinatari ignoti: conversazione con Giulio Mozzi (parte I)

Il 25 giugno Giulio Mozzi ha presentato al festival Narrazioni  di Poggibonsi il suo libro Il male naturale, ristampato quest’anno da Laurana. Quattrocentoquattro ha deciso di intervistarlo, cogliendo l’occasione per proporgli un questionario legato ad un nostro nuovo progetto; è finita a pici e vino, parlando di editoria, del mestiere dell’editor e non solo.

Cominciamo da qui: su quali criteri ti basi per selezionare un romanzo? Secondo te quanto influiscono le questioni stilistiche e quanto la potenziale vendibilità. Intendiamo: aspetto stilistico, narrazione, l’immaginario che viene mosso o quello che Franchini chiama “il gancio”.

Una domanda del tipo su quali criteri ti basi per selezionare un romanzo non funziona molto, la domanda giusta non è su quale criteri ti basi, ma come fai? Vi faccio un esempio: con quali criteri si stabilisce chi è un critico e chi no? Tu come fai a distinguere un critico da uno che non è un critico? Diventa una domanda completamente diversa. Finché voi chiedete che vi vengano dichiarati dei concetti otterrete probabilmente delle risposte fittizie. Quando invece fate delle domande su dei comportamenti potete ottenere delle risposte precise. Il gancio è quella cosa per cui un libro fa notizia. Una delle ragioni per cui molti giornali hanno parlato del mio libro Il male naturale, ad esempio, è perché era scoppiato il caso del deputato leghista Oreste Rossi. L’esclusione è un gancio banale, fa notizia. Il gancio spesso è extracontenutistico e, come osserva Cortellessa in Senza scrittori, spesso è anche sciocco. Il gancio lo cerca l’editore, dal mio punto di vista non è interessante. Io come consulente cerco delle cose belle, che mi piacciano, e le propongo all’editore, che poi seleziona secondo i suoi criteri. Questo è interessante, perché si crea una dialettica: se io facessi miei i criteri dell’editore, il mio ruolo sarebbe sostanzialmente inutile.

È più facile trovare una bella storia scritta male o viceversa?

Il caso più frequente, quello che mi getta nella disperazione è: una bella storia, raccontata bene, con una buona lingua; ma al di sotto dell’asticella. Come si decide se un libro è al di sotto o al di sopra? È un casino, ci vuole molto tempo. In ogni caso è più frequente trovare belle situazioni narrative che non una buona esecuzione dell’intreccio.

Hai facoltà di intervenire sui testi?

Io non intervengo mai sui testi: io intervengo sugli autori. Il libro lo scrive l’autore. Io gli segnalo le modifiche che secondo me sono necessarie, ma il testo è suo. C’è un rapporto diretto con l’autore, che è la cosa più importante. Il problema, casomai, è  che nelle grandi case editrici gli editori non hanno un contatto diretto con la base e la parte più forte del proprio lavoro, ovvero la lettura e la scelta del romanzo. Io lavoro con l’autore. Ho fatto interventi diretti su certi testi, ma solo in seguito ad accordi con chi li aveva scritti. Un caso limite: ho alloggiato cinque giorni in casa di uno scrittore. Mentre lui cucinava per me, mi lavava i panni, sotto i suoi occhi ho riscritto interamente il testo.

Dunque per te quanto conta il rapporto con gli autori?

Una volta Cesare De Michelis ha detto che non si pubblicano autori se prima non ci si è andati a pranzo insieme. In realtà io più spesso dormo a casa loro. Ad esempio, ho utilizzato la gettoniera a Milano. Era una cabina, in cui un autore entrava e si trovava davanti un editor, senza sapere chi fosse; e aveva 15 minuti per esporre il suo progetto. Quello che volevo fare era prendere un po’ di editori ed editor, e costringerli ad avere un contatto con gli scrittori. Perché questa è la mia vita quotidiana: io sono un personaggio totalmente pubblico, il mio indirizzo e numero cellulare sono visibili a tutti. Avete idea di cosa sia la mia vita quotidiana? Un casino. Sulla bandella del mio primo libro ho fatto scrivere “Giulio Mozzi è nato nel 1960, abita a Padova in via Michele Sanmicheli 5 bis”. L’unico modo per immaginarmi cosa sia un libro è pensarlo come una lunga lettera a destinatari ignoti. E se non metto l’indirizzo come fanno questi a rispondere? E da lì è cominciato tutto: dal momento che io ero reperibile, la gente ha iniziato a cercarmi. Il magico mondo dell’editoria non era più completamente separato.

In effetti, a parte un caso come il tuo, chi vuole proporre il libro lo invia ad una casa editrice, ad un indirizzo anonimo dietro cui non si sa chi si trova.

In realtà basta studiare un paio di giorni per scoprire i nomi di tutti. Poi certo, capire cosa ci sia dietro il nome è un’operazione un po’ complessa. Sapere che a capo della Mondadori c’è Franchini è un’informazione puramente anagrafica. Quello che pensa Franchini, quello che vuole, che cerca, sono cose più difficili da scoprire.

Come ti spendi affinché un libro arrivi alla pubblicazione?

Una domanda tipo come ti spendi affinché un libro arrivi alla pubblicazione, può essere voltata in ‘e quando hai deciso che questo ti piace cosa fai, e poi, con chi è che parli di questo?’ Perché non è detto che il destino di un libro sia subito la pubblicazione, potrebbe essere qualcos’altro. Perciò Si batte il chiodo. Si rompono i coglioni. Come consulente esterno, ciò che posso fare è insistere, scrivere, e ancora insistere, trovare le ragioni per cui il libro va pubblicato.

Può succedere che tu ti trovi davanti un libro che reputi di altissimo valore letterario e che però l’editore ti rifiuta? Dunque cosa fai?

Trovo qualcun altro che me lo pubblichi. Succede: non spesso, ma succede. E quindi io mi agito, cerco, mi invento la prima casa editrice esclusivamente online d’Italia (che diventa desueta nel giro di due anni perché nascono gli ebook, ma vabbè); parlo con tutti gli editori, pubblico sul mio blog l’inizio di un romanzo dicendo “questo è un romanzo illeggibile” e nel giro di due giorni gli trovo l’editore. Ci vuole un po’ di fortuna. Io ho un sistema: i libri di cui mi occupo e che mi stanno a cuore sono i libri dei quali Vibrisse raccoglie tutte le recensioni che escono. Poi se mi chiamano, mi chiedono di fare una presentazione, la faccio; ma se è una grande casa editrice, ci pensano loro. La Veladiano l’ho curata io, ma non ho l’istinto di sostenerne il libro. Invece sono disposto a tutto per di Veronica Tomassini (Sangue di cane), perché Laurana è un editore che non conta molto. Un altro esempio è  il caso di ‘marketing online antesignano’ per Leonardo Colombati, ed il suo libro Perceber (Milano, Sironi, 2005). Io e Colombati abbiamo fatto un sito che parlava del romanzo prima che fosse uscito. Nel 2005 c’erano 400 visitatori unici al giorno che passavano a vedere che stava succedendo. Un libro comunque difficile ebbe così un ottimo risultato: per un editore minuscolo come Sironi 2600 copie non sono poche. Poi facemmo anche gli autoscatti dei lettori con il libro in mano, stile Jaegermeister : “leggo Perceber perché…”. Questa cosa è stata innovativa, ma è nata anche con uno spirito goliardico. L’editore ci disse fate voi, il dominio l’ho pagato io.

Ma non sei riuscito a convincere due amici della domenica a portarlo allo Strega.

No. Ho scritto a tutti gli amici della domenica: in parecchi mi hanno risposto, ma non gli amici.

Il tuo lavoro è retribuito?

Quello per Einaudi sì: 1034 euro al mese. Se mi facessi pagare per Laurana l’editore andrebbe in passivo. Il lavoro a cottimo non esiste, io vado in casa editrice 4 volte l’anno. Tutto si presenta in prima istanza a Einaudi. Io ho un contratto con loro. Ci sono cose che Einaudi non pubblica, e posso poi proporre a Laurana. Ma non è che io a Laurana proponga scarti: il lavoro è di inversione della logica editoriale.  Con Laurana ho ideato la collana “Dieci”, dove è uscito anche 10 buoni motivi per essere cattolici (G. Mozzi, V. Binaghi, 2011). Questa collana è nata chiacchierando, mettendo insieme le idee: e questo è il lavoro editoriale come lo intendo io. Nel mio lavoro c’è un elemento di gratuità, che è fondamentale. Se io riesco a fare cose non legate al profitto ho una maggiore libertà. Questo spazio è un bisogno fondamentale, e io lavoro periodicamente per ottenerlo, anche se non è facilissimo. Io so che se un editore investe una barca di quattrini su un autore che io propongo, è amore; ma mi serve una “stanza dei giochi”. C’è un punto in cui le questioni economiche non si applicano più dopo la scelta, ma prima: quando questo succede, la battaglia è persa. Non posso pensare al libro dicendomi “voglio trovare una cosa che venda”. Devo pensare: “cerchiamo una roba bella, e dopo cerchiamo di farla vendere”. Se mi capita un libro schifoso, io all’editore non lo dico. Poi magari l’autore va da un’altra parte e lo pubblica. Il potere di un consulente è soprattutto di esclusione. Ecco perché il lavoro alla base,  di ‘scrematura’ dei testi, non lo dovrebbe fare uno stagista ma il comandante in capo. Il lavoro di Vittorini, di Calvino, è ora in mano a degli stagisti, subordinati pagati male, e questo è folle!  È un’inversione dovuta all’incremento dei testi proposti e al fatto che, da questi testi, non si cava quasi niente. Se io esamino 1500 manoscritti in un anno e ne porto alla pubblicazione due, ciascuno di questi dovrebbe valere moltissimo.Tanto più io costo, quanto più costano i libri che propongo: se io fossi pagato un milione l’anno, dovrei garantire profitti alla casa editrice per almeno 25 milioni l’anno. Poiché, grazie a dio, sono pagato poco, non mi vengono richieste compensazioni commerciali di questo genere. Non sono ossessionato dalla ricerca del grande successo.

[Continua]

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