404: file not found ha da sempre avuto una particolare attenzione alle voci che raccontano il presente in modi originali e non schematici, che ne rispecchiano la multiformità.
Una forma di indagine che abbiamo spesso usato è quella dell’intervista, soprattuto a proposito di letteratura e di editoria. Dopo due settimane intense di focus sui giochi Olimpici, per questa seconda metà di agosto abbiamo deciso di riproporre tutte le interviste raccolte in questi due anni di lavoro a scrittori, poeti e persone coinvolte nel mondo dell’editoria, insieme a qualcuna ancora inedita.
Non ne ho idea. Le risposte di Paolo Nori
1) In che modo e perché ti sei trovato o hai scelto di lavorare in ambito umanistico-letterario?
Mi piacciono i libri.
2) Quali sono gli ostacoli che personalmente hai dovuto affrontare e in generale quali sono le difficoltà che si incontrano nel poter lavorare in questo ambito del sapere?
Io ho lavorato nell’edilizia, prima, c’erano, più o meno, le stesse difficoltà.
3) Esiste un’ambivalenza nella diffusione della cultura umanistica in Italia: da un lato un mercato letterario in espansione cui si guarda con sospetto, perché lo si ritiene causa ed effetto della diffusione della letteratura midcult, considerata negativa; dall’altra questa stessa espansione ha favorito il successo di libri come Gomorra e e la partecipata presenza ai festival letterari. Come si spiega questa contraddizione?
La diffusione della cultura umanistica segue delle strade che mi sfuggono e che credo sfuggano alla maggior parte degli osservatori. Il successo, in Unione Sovietica, di libri come Il Maestro e Margherita o Mosca Petuški prima, ripeto, prima che fossero pubblicati, e tutto il fenomeno del samizdat’, per esempio, sono cose che, mi sembra, mandano per aria tutti i discorsi teorici e tutte le previsioni di questo tipo.
4) Cosa si intende per mercato? Sarebbe davvero questo strano connubio di case editrici, premi letterari, pagine culturali dei quotidiani, riviste letterarie e di critica, classifiche di qualità (etc. etc.)?
Non ne ho idea.
5) In che misura questo mercato si pone come diaframma nei confronti da un lato degli scrittori e dall’altro dei lettori? Quanto conta il caso, i calcoli, le scelte precise, nella fortuna e nella reputazione di un libro?
Non ne ho idea.
6) Alla luce di quanto detto, in che modo si può descrivere la geografia dei lettori? Quanto essa è specchio della società?
Non ne ho la più pallida idea.
7) In definitiva, si può effettivamente dire che il nostro paese è senza scrittori?
Secondo me questa domanda l’ha fatta della gente che aveva del tempo da perdere.
Paolo Nori fa da sé, soprattutto.


