Un’indagine sul presente #6

404: file not found ha da sempre avuto una particolare attenzione alle voci che raccontano il presente in modi originali e non schematici, che ne rispecchiano la multiformità.
Una forma di indagine che abbiamo spesso usato è quella dell’intervista, soprattuto a proposito di letteratura e di editoria. Dopo due settimane intense di focus sui giochi Olimpici,  per questa seconda metà di agosto abbiamo deciso di riproporre tutte le interviste raccolte in questi due anni di lavoro a scrittori, poeti e persone coinvolte nel mondo dell’editoria, insieme a qualcuna ancora inedita.

Buona lettura!

I narratori. Le risposte di Romano Luperini

1) In che modo e perché ti sei trovato o hai scelto di lavorare in ambito umanistico-letterario?

Perché mi piaceva la letteratura. Per molto tempo ho pensato che tutto il tempo non dedicato alla letteratura, alla politica e ai rapporti interpersonali fosse tempo perso.

2) Quali sono gli ostacoli che personalmente hai dovuto affrontare e in generale quali sono le difficoltà che si incontrano nel poter lavorare in questo ambito del sapere?

Io non ho trovato nessuna difficoltà. A 35 anni ero ordinario di italiano e latino nei licei. Ma erano altri tempi.

3) Esiste un’ambivalenza nella diffusione della cultura umanistica in Italia: da un lato un mercato letterario in espansione cui si guarda con sospetto, perché lo si ritiene causa ed effetto della diffusione della letteratura midcult, considerata negativa; dall’altra questa stessa espansione ha favorito il successo di libri come Gomorra e e la partecipata presenza ai festival letterari. Come si spiega questa contraddizione?

Il mercato ha una influenza negativa perché gonfia di estrogeni la merce libraria, condizionandone indirizzi e diffusione; ma può anche averne una positiva diffondendo libri buoni. Al mercato interessano i profitti, non importa se con libri cattivi (come avviene perlopiù) o con libri buoni.

4) Cosa si intende per mercato? Sarebbe davvero questo strano connubio di case editrici, premi letterari, pagine culturali dei quotidiani, riviste letterarie e di critica, classifiche di qualità (etc. etc.)?

Il mercato è tutto queste cose, ma soprattutto è quello delle case editrici, anzi in Italia di quattro o cinque case editrici che di fatto ne esercitano il monopolio.

5) In che misura questo mercato si pone come diaframma nei confronti da un lato degli scrittori e dall’altro dei lettori? Quanto conta il caso, i calcoli, le scelte precise, nella fortuna e nella reputazione di un libro?

Un editore “lancia” un libro su cui investe come lancerebbe un paio di scarpe o un deodorante. Tuttavia i libri, per quanto fortemente condizionati, possono sfuggire a ogni calcolo e imporsi con sorpresa dello stesso editore.

6) Alla luce di quanto detto, in che modo si può descrivere la geografia dei lettori? Quanto essa è specchio della società?

Non capisco la domanda. Cosa significa geografia dei lettori? Il luogo di provenienza geografica? Il modo con cui riflettono la società? La domanda mi lascia perplesso sul suo stesso senso.

7) In definitiva,si può effettivamente dire che il nostro paese è senza scrittori?

Scrittori ci sono, e anche non pochi poeti validi. Mancano i narratori.

Romano Luperini è uno dei maggiori critici letterari italiani. Le cose che ha scritto – e quelle che ha fatto – eccedono di molto la lunghezza del questionario; qui, una selezione.

Sarà con noi il 16 dicembre.

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