Un’indagine sul presente #4

404: file not found ha da sempre avuto una particolare attenzione alle voci che raccontano il presente in modi originali e non schematici, che ne rispecchiano la multiformità.
Una forma di indagine che abbiamo spesso usato è quella dell’intervista, soprattuto a proposito di letteratura e di editoria. Dopo due settimane intense di focus sui giochi Olimpici,  per questa seconda metà di agosto abbiamo deciso di riproporre tutte le interviste raccolte in questi due anni di lavoro a scrittori, poeti e persone coinvolte nel mondo dell’editoria, insieme a qualcuna ancora inedita.

Buona lettura!

Io scrivo, vado dietro alle mie ossessioni. Le risposte di Franco Arminio

1) In che modo e perché ti sei trovato o hai scelto di lavorare in ambito umanistico-letterario?
Non credo di aver fatto alcuna scelta. Ho cominciato a scrivere a sedici anni. Da allora ho continuato praticamente ogni giorno. Per me scrivere non è un lavoro, è una maniera di vivere.

2) Quali sono gli ostacoli che personalmente hai dovuto affrontare e in generale quali sono le difficoltà che si incontrano nel poter lavorare in questo ambito del sapere?
Nessun ostacolo in quanto scrivo quello che mi viene e quando mi viene.

3) Esiste un’ambivalenza nella diffusione della cultura umanistica in Italia: da un lato un mercato letterario in espansione cui si guarda con sospetto, perché lo si ritiene causa ed effetto della diffusione della letteratura midcult, considerata negativa; dall’altra questa stessa espansione ha favorito il successo di libri come Gomorra e e la partecipata presenza ai festival letterari. Come si spiega questa contraddizione?
Non so rispondere a questa domanda, non sono un esperto del mercato letterario.

4) Cosa si intende per mercato? Sarebbe davvero questo strano connubio di case editrici, premi letterari, pagine culturali dei quotidiani, riviste letterarie e di critica, classifiche di qualità (etc. etc.)?
Nemmeno a questa domanda so rispondere. Mi pare inutile esprimere opinioni raffazzonate su argomenti su cui non si è riflettuto abbastanza. Io scrivo, vado dietro le mie ossessioni. Posso parlare delle cose che scrivo non dei meccanismi del mercato.

5) In che misura questo mercato si pone come diaframma nei confronti da un lato degli scrittori e dall’altro dei lettori? Quanto conta il caso, i calcoli, le scelte precise, nella fortuna e nella reputazione di un libro?
Direi che alcuni libri escono al momento giusto e altri no. La reputazione di un libro credo che dipenda molto dalla reputazione dell’autore.

6) Alla luce di quanto detto, in che modo si può descrivere la geografia dei lettori? Quanto essa è specchio della società?
Veramente faccio fatica a rispondere a queste domande, forse non sono abbastanza colto. Molto vagamente posso dire che non tutti i lettori sono buoni. La maggioranza dei lettori legge libri orribili.

7) In definitiva,si può effettivamente dire che il nostro paese è senza scrittori?
Gli scrittori non sono mai molti, ma forse in Italia ce ne sono più che altrove.

Franco Arminio, paesologo, è nato in Irpinia nel 1960. È poeta, giornalista, romanziere: insomma, uno che guarda. Cosa guarda? Soprattutto quello che gli accade intorno, partendo dal particolare per approdare all’universale.

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