Un’indagine sul presente #2

404: file not found ha da sempre avuto una particolare attenzione alle voci che raccontano il presente in modi originali e non schematici, che ne rispecchiano la multiformità.
Una forma di indagine che abbiamo spesso usato è quella dell’intervista, soprattuto a proposito di letteratura e di editoria. Dopo due settimane intense di focus sui giochi Olimpici,  per questa seconda metà di agosto abbiamo deciso di riproporre tutte le interviste raccolte in questi due anni di lavoro a scrittori, poeti e persone coinvolte nel mondo dell’editoria, insieme a qualcuna ancora inedita.

Buona lettura!

Il marketing dei libri è simile a quello delle merendine. Le risposte di Giorgio Falco

1) In che modo e perché ti sei trovato o hai scelto di lavorare in ambito umanistico-letterario?
A trentadue anni, quando ho iniziato a scrivere. Prima non scrivevo. Per la prima volta ho pensato: questa è una cosa che voglio fare.

2) Quali sono gli ostacoli che personalmente hai dovuto affrontare e in generale quali sono le difficoltà che si incontrano nel poter lavorare in questo ambito del sapere?
L’ostacolo economico è notevole, ma quando ho deciso di scrivere, l’ostacolo principale è stato combattere la mia pigrizia. Molte cose non sono accadute soprattutto perché non le ho neppure cercate. Alcune cose sono accadute senza che le cercassi. L’unica cosa che ho fatto è scrivere, poco.

3) Esiste un’ambivalenza nella diffusione della cultura umanistica in Italia: da un lato un mercato letterario in espansione cui si guarda con sospetto, perché lo si ritiene causa ed effetto della diffusione della letteratura midcult, considerata negativa; dall’altra questa stessa espansione ha favorito il successo di libri come Gomorra e e la partecipata presenza ai festival letterari. Come si spiega questa contraddizione?
Non riesco a rispondere a questa domanda.

4) Cosa si intende per mercato? Sarebbe davvero questo strano connubio di case editrici, premi letterari, pagine culturali dei quotidiani, riviste letterarie e di critica, classifiche di qualità (etc. etc.)?
Il mercato è tante cose:  soprattutto, è quell’enorme numero di persone che non legge, ovvero la maggioranza. Proprio per conquistare la maggioranza, si stampano molti libri con la speranza di catturare i non lettori o i lettori casuali o non abituali. I non lettori influenzano l’editoria molto più dei lettori.

5) In che misura questo mercato si pone come diaframma nei confronti da un lato degli scrittori e dall’altro dei lettori? Quanto conta il caso, i calcoli, le scelte precise, nella fortuna e nella reputazione di un libro?
Credo che l’editoria vada avanti per tentativi, crea alcune piccole mode, poi sostituite da altre. Il marketing dei libri è simile a quello delle merendine. Ogni anno nascono moltissime nuove merendine e snack, ma poche reggono, la maggior parte scompare dagli scaffali. Le aziende dolciarie cercano il boom con una nuova merendina, ma quasi sempre non funziona. Eppure gli ingredienti spesso sono uguali alle rare merendine di successo, le merendine si somigliano, ma pochissime merendine mangiano tutto il mercato, le altre è come se non esistessero. Poi, certo, esistono anche i pasticcieri, che infatti sono esclusi dagli scaffali della Grande Distribuzione Organizzata.

6) Alla luce di quanto detto, in che modo si può descrivere la geografia dei lettori? Quanto essa è specchio della società?
Non ho ben capito il significato di “geografia dei lettori”. Per tutta una serie di motivi, passo cinque ore – ogni giorno – con persone che leggono soltanto i giornaletti gratuiti, la free press, e spesso faticano a terminare una notizia di cinque righe.  Se per caso queste persone decidono di comprare e leggere un libro, hanno un approccio simile all’andare a bere qualcosa. Bevono la prima cosa esposta dietro il bancone.

7) In definitiva, si può effettivamente dire che il nostro paese è senza scrittori?
Credo che questa domanda alluda al film documentario di Andrea Cortellessa e Luca Archibugi. La provocazione, presente fin dal titolo, mi pare azzeccata. Concentrarsi sulla “filiera”, come hanno fatto gli autori, è fondamentale. Mi ha ricordato un bel film documentario sul vino, uscito qualche anno fa: Mondovino. Certo, esistono bravi viticoltori e bravi scrittori. Ma preme di più concentrarsi sul processo che produce, promuove e distribuisce – o non distribuisce – libri. Il libro non è differente da qualsiasi prodotto della Grande Distribuzione Organizzata. Avete mai osservato con attenzione le persone che lavorano dietro la vetrata dei grandi ipermercati, nell’angolo, al reparto panetteria e dolci? Tra i molti lavori che ho fatto – fuori dall’editoria – mi è capitato di lavorare con un ex dipendente di un ipermercato. Lui non si considerava un panettiere, ma un addetto alla panificazione. Mi è sembrato un approccio da persona evoluta. Per questo, di una persona così, si può dire: faceva l’addetto alla panificazione.

Giorgio Falco è andato in cerca del bene scrivendo di lavoro e di periferie smarrite. Scrive – o almeno,  racconta la sua scrittura – come se fotografasse.

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