London 2012: una cronaca della giornata di ieri (ricchezze per gli occhi)

di Bruno Pepe Russo

Dicevamo ieri mattina giro di boa. E si, lo è stato. Una grande ricchezza di gare: proviamo a fare un resoconto un po’ dettagliato, cosa che finora non abbiamo fatto, sperando di invogliarvi al mattino a vederle, le gare, piuttosto che raccontarle. Perché ieri veramente abbiamo visto una giornata di sport pazzesca, da lustrarsi gli occhi.

Sveglia al mattino, già si spara alla Royal Artillery Baracks. Le qualificazioni della più prestigioca delle gare, il Trap maschile si svolgono con punteggi alti nonostante il maltempo, con un buon secondo posto di Fabbrizi, ma soprattutto con il perfect score di Michael Diamond, una leggenda di questa discplina: oro a Sidney 2000 e ad Atlanta 96, 4 volte campione del mondo. Un gigante.

Poi le nostre telecamere, quelle personalizzate che si spostano cambiando canali sky, rai, eurosport e streaming vari online, ci portano sulla maratona femminile. Nella gara regina partono in 6 o 7, poi il gruppo si screma, chiude con il record olimpico l’etiope Gelana. Ma come non segnalare l’ottavo posto di Valeria Straneo: 36 anni, 2 figli. Atleta da giovane si ferma per una milza da un chilo e mezzo che le viene asportata solo in età avanzata. Da lì si rimette a correre, ed esordisce giovane-vecchia alle olimpiadi piazzandosi nelle prime dieci. Straordinario.

E’ primo pomeriggio: tempo di vela e tempo di tennis.
La medal race della Finn è splendida: per capirci, le gare di vela sono tante e differenti, a seconda delle barche (e quindi del numero di atleti che ci stanno sopra). Si svolgono dieci regate: in ognuna il primo prende un punto, il secondo due, il terzo tre e così via. Alla fine delle 10 il peggior risultato si scarta e si stila la classifica. A quel punto, un undicesima regata, la medal race, a cui partecipano solo dieci barche, assegna il titolo, ma ovviamente conservando i punteggi precedenti e aggiungendo quelli di questa gara, che però valgono doppio.
Alla fine, chi ha meno punti, vince.
Cosa è successo? Che due uomini si trovassero alla medal race a soli 2 punti di distanza, e che fossero così distanti dal terzo, da potersi permettere di arrivare ultimi due e di giocarsi in una sorta di testa a testa, il titolo. E’ andata proprio così, gli altri 8 andavano forte, e loro in un surplace, in uno studio di vento e di piste reciproche. Alla fine, ha vinto lui: Ben Aisle, inglese, leggenda vivente dello sport che raggiunge Al Oerter e Carl Lewis, in questo ristretto terzetto di atleti in grado di vincere le olimpiadi in una gara individuale per 4 volte di fila (classe Laser nel 2000, poi la Finn nel ’04, ’08… e ieri).

Sull’erba di Wimbledon, però, altre emozioni scorrono negli stessi tempi: le sorelle Williams battono 6-4 6-4 Hlavackov-Hradecka vincendo il terzo oro olimpico nel doppio, dopo Sidney ed Atene. Un match tosto, ma che di fatto conferma quanto visto finora: cioè che con ogni probabilità la performance di Serena Williams nel singolare (vinto ieri 6 0 6 1 contro la Sharapova) è la più grande di tutta la storia del tennis femminile.
E poi la volta di Federer, a cui manca (e mancherà) ancora il titolo olimpico nell’individuale, e Murray, che replicano a qualche settimana di distanza la finale di Wimbledon. Stavolta, dopo il primo set, Murray vince anche i due successivi, convincendo come mai aveva fatto. Completo, sicuro, trova le linee, disegna diagonali strettissimi e stressa Federer che sbaglia quando cerca di entrare con dritto sul servizio dello scozzese, che non a caso non perde mai il suo turno nell’intero match. Tre set nel delirio londinese, che trova al momento giusto il suo campione di racchetta, nelle olimpiadi casalinghe, anche se con kilt al posto della bombetta.

Altre racchette, altre finali: badminton, per i profani volano. Finale individuale maschile fra il malese Lee e il cinese Lin. Un set per uno e un tostissimo terzo sete in cui il cinese vince di 2 punti. Sport molto tecnico e sfiancante, fatto di movimenti laterali e grande sensibilità di braccio. Emozionantissimo. Nel doppio finisce la favola danese di Boe e Mogensen, che provano ad interrompere l’egemonia cinese in finale, dopo aver battuto ieri in  semifinale i coreani. Ma l’0ostacolo cinese è troppo grande, tanto che i dragoni portano a casa tutti e cinque i titoli (i due singolari, i due doppi e il doppio misto) messi in palio in questa disciplina.

Nella ginnastica è tempo di finali sui singoli attrezzi: dopo gli all round e le squadre, adesso si sfidano i migliori per ogni singolo attrezzo. Il che vuol dire che i coefficienti di difficoltà si alzano, e si vedono molte cose spettacolari, e molti errori.
Zou prende il corpo libero con votazione alta (ma si esprimono qui molte riserve su ciò che questa specialità è diventata) mentre nel volteggio femminile la favoritissima Mahoney atterra col sedere al secondo volteggio e butta un oro che sembrava già assegnmaato. Tante atlete si mangiano le mani, perché hanno tirato gli esercizi per batterla, finendo per fare errori, e alla fine si vincerà con un “modesto” 15.191 di Sandra IZbasa, la romena, supercampionessa del corpo libero nel 2008, che con due volteggi molto ben eseguiti va oltre le sue aspettative. Inoltre, il suo metro e 67 di altezza, a fronte della media più bassa di almeno 10 cm delle ginnastiche, suscita facile simpatia, per una ginnastica femminile che, per quanto straordinaria, resta una competizione fra quindicenni nane.

Nel pomeriggio la cinese Zhou fa il record del mondo nel sollevamento pesi donne, + 75kg, la categoria più alta, quella dove si alza di più.

Sulla pista da ciclismo, il dominio inglese si interrompe con l’omnium, una specialità in cui gli atleti si affrontano in 6 gare diverse, con uno schema di punteggio simile a quello sopra indicato per la vela. Sprint, individuale a punti, eliminazione, scratch, inseguimento e chilometro da fermo. In sostanza quindi 3 specialità (la prima, e le ultime due) dove conta il tempo e la gamba potente, e altre tre dove si gira tutti insieme sulla pista, e bisogna “guadagnare il giro”, staccare gli avversari e riagguantarli in piccole fughe di qualche atleta, insomma tanta tattica e tanto occhio. Tutti gli atleti hanno in uno o nell’altro di questi due aspetti dell’omnium la propria specifica. Il nostro Elia Viviani non va oltre la sesta piazza, mentre non vince neanche il dominatore velocista Clancy. Oro al danese Hansen.

Si fa sera, qui in Italia. Fra le 19 e le 20 una sfilza di nuove finali. Usciamo abbattuti dai quarti del beach, e della pallanuoto: il setterosa non riesce, nonostante una buonissima prova difensiva, a sopravanzare le americane, che per stazza e potenza sembrano praticare un altro sport.

Intanto  sulla pedana di scherma c’è il fioretto maschile a squadre. L’Italia parte favoritissima ma in mattinata fatica con la Gran Bretagna e vince nelle ultime stoccate. Il nostro Mourinho, il genio del fioretto azzurro Cerioni allora toglie Aspromonte, deludentissimo nei suoi assalti, e(ego/c)centrici, va sotto con gli inglesi, dopo la sconfitta all’individuale con il cinese poi oro. Dentro Avola, terzo nel world ranking ma fuori dall’individuale per il buon (confermato) recupero di Baldini nell’ultimo anno e mezzo. Sintomo di una scuola, italiana, veramente pazzesca, in cui uno come Avola è fuori dai giochi.
Il nuovo terzetto convince molto di più in semifinale, annichilendo gli USA. Ma in finale si ricomincia a balbettare, e si vince di 7 stoccate grazie anche al grande ultimo assalto di Baldini. Per carità, gioia per un oro che conferma la superiorità assoluta nella scherma degli italiani, che chiudono il medagliere con 3 ori 2 argenti 2 bronzi. Ma la prestazione ha lasciato delusioni, con Cassarà a faticare con atleti con cui dovrebbe chiudere bendato. Insomma, le sensazioni non positive che ci aveva lasciato l’individuale del fioretto sono state confermate in questa finale, vinta per una superiorità eccedente e sovracodificante anche delle singole scarse prestazioni degli italiani.

Nei tuffi Wu Minxia vince il trampolino da 3 metri con grande punteggio e gran tuffi. La Cagnotto quarta a venti centesimi dal podio: un olimpiade stregata per lei, ieri con qualche voto anche un po’ ingiusto. I cinesi sono in gara per fare l’en plein da trampolini e piattaforma: occhio.

Poi è il turno dell’atletica, con Vizzoni ad emozionare, perché so proprio tanti gli anni che lui sta lì e va sopra i 75 metri. Poi, i 100 m.

Franamente, non ce lo aspettavamo. Che dopo Berlino Bolt potesse tornare su quei livelli. Vincere magari sì, superando i tanti acciacchi del 2010 e del 2011, battere di un paio di centesimi Blake e gli altri fisicati costruitissimi. Ma non 9,63 con 17 gradi. Questo no. Questo vuol dire mettere quel decimo fra se e gli altri. Un decimo nei 100, un’enormità, un salto di specie, quello stesso che vedemmo nel biennio 2008 2009 e che ha sconvolto il mondo. Quella differenza che distanza non per intensità ma per qualità, per dimensione del gesto. Parte bene, non inganni la distanza che evidentemente si crea quando devi mettere in molto delle leve ben più lunghe. E poi ta ta ta, dai 50 ai 70 è una meraviglia. E’ ancora lui il re, e adesso vediamo dove lo porteranno quei 100 metri in più tutti con le marce più alte. E una 4×100 che si preannuncia pazzesca.

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