London 2012 – Federer e il Career Golden Slam

di Lorenzo Mecozzi

Nel 1988 il tennis torna ad essere una disciplina olimpica. Lo era già stato dal 1896, anno delle prime Olimpiadi moderne, al 1924, Giochi di Parigi. Per sessantaquattro anni, però, nessuno dei grandi campioni del Novecento aveva potuto gareggiare per la propria nazione e per l’oro.
A Seul, la tedesca Steffi Graf, dopo aver vinto l’Open d’Australia, l’Open di Francia, Wimbledon e lo U. S. Open ’88, batte in due set l’argentina Gabriela Sabatini in un match che le vale l’oro olimpico ed il Career Golden Slam.
Per la lunga assenza del tennis dai Giochi, è la prima a poterlo fare. Ma per le statistiche, Steffi Graf resterà comunque la prima ad averlo fatto. È per lei infatti che viene coniata la definizione Career Golden Slam, che indica quei tennisti, pochi, pochissimi, che nella propria carriera sono riusciti a vincere almeno una volta tutti e quattro i tornei dello Slam, e ad aggiudicarsi la medaglia d’oro del torneo singolare olimpico. Gli altri, fino alle ultime Olimpiadi, erano Andre Agassi (Atlanta 1996) e Rafael Nadal (Pechino 2008). A questi, ieri si è aggiunta Serena Williams, che ha annilichito una Maria Sharapova che non poteva opporsi alla storia.

Oggi, un altro grandissimo del tennis mondiale di tutti i tempi giocherà per lo stesso obiettivo. Roger Federer (che, per dovere di cronaca, un oro olimpico lo ha già vinto, ma nel doppio) affronterà fra meno di un’ora il beniamino di casa Andy Murray, nello stesso Center Court di Wimbledon dove lo scorso 8 luglio, proprio contro lo scozzese, ha conquistato il suo settimo slam sull’erba.
La pagina Wikipedia dedicata a Roger Federer ha un capitolo specifico dedicato ai record dello svizzero. L’unica possibilità di migliorare una carriera già di per sé perfetta, è vincere oggi. È vincere l’oro. Noi glielo auguriamo, e aspettando l’inizio della partita vi proponiamo le emozioni di una spedizione olimpica attraverso le parole con cui Andre Agassi, nella sua autobiografia Open, racconta della sua avventura ad Atlanta ’96 e della vittoria dell’oro.
Ma, a lettura finita, solo forza Roger!

Con l’avvicinarsi dell’estate c’è un’unica sfarzosa cerimonia che m’interessa e m’ispira. E non è il mio matrimonio. Sono le Olimpiadi di Atlanta. Non so perché. Forse mi sembra qualcosa di nuovo. Forse mi sembra qualcosa che non ha niente a che fare con me. Giocherò per il mio paese, per una squadra composta da trecento milioni di persone. Chiuderò il cerchio: mio padre era un olimpionico e adesso lo sono io.
Stabilisco con Gil un programma di esercizi fisici, un programma olimpico, e ce la metto tutta durante gli allenamenti.
Passo due ore con Gil ogni mattina, poi palleggio con Brad per altre due, poi corro su e giù per la Collina di Gil nelle ore più calde del giorno. Voglio il caldo. Voglio soffrire.
Quando i Giochi hanno inizio, i giornalisti mi fanno a pezzi per aver saltato la cerimonia d’apertura. E anche Perry me ne dice di tutti i colori. Ma io non sono ad Atlanta per la cerimonia d’apertura, sono qui per l’oro e devo raccogliere quel poco di concentrazione e di energie che mi restano in questi giorni. Gli incontri di tennis si disputano a Stone Mountain, a un’ora d’auto dal centro città, dove si svolge la cerimonia. Starmene lì con giacca e cravatta nel caldo umido della Georgia ad aspettare ore per fare il giro della pista e poi andare a Stone Mountai e dare il meglio di me? Non posso. Mi piacerebbe assistere a tutto quello sfarzo, gustare lo spettacolo delle Olimpiadi, ma non a poche ore dal primo match. Questo, mi dico, è concentrarsi. Questo è quel che significa mettere la sostanza al di sopra dell’immagine.
Dopo una buona notte di sonno vinco il mio incontro di primo turno contro lo svedese Jonas Björkman. Al secondo turno batto agevolmente lo slovacco Karol Kučera. Al terzo turno affronto un avversario più ostico, l’italiano Andrea Gaudenzi. Il suo è un gioco muscolare. Gli piace scambiare colpi al corpo e se lo rispetti troppo diventa ancora più macho. Io non gli dimostro alcun rispetto, ma la palla non rispetta me. Commetto ogni genere di errori gratuiti. Prima di capire che cosa stia succedendo, sono indietro di un set e di un break. Guardo Brad. Che devo fare? Lui urla: Smettila di sbagliare!
Oh, giusto. Che saggio consiglio! Smetto di sbagliare, smetto di cercare di tirare dei vincenti, metto sotto pressione Gaudenzi. È davvero così semplice e arraffo una vittoria sporce e gratificante.
Ai quarti rischio l’eliminazione contro Ferreira, che è avanti 5-4 al terzo set e serve per il match. Lui però non mi ha mai battuto prima e so esattamente che cosa sta succedendo nel suo corpo. Mi torna in mente una cosa che era solito dirmi mio padre: Se gl’infili un pezzo di carbone su per il culo, tirerai fuori un diamante. (Rotondo, taglio Tiffany). So che lo sfintere di Ferreira è strettissimo e questo mi rende fiducioso. Mi riprendo, gli faccio il break, vinco il match.
In semifinale contro l’indiano Leander Paes. Vola, è un fagiolo saltellante, un fascio di energia ipercinetica con le mani più veloci del circuito. Eppure non ha mai imparato a colpire una palla da tennis. Colpisce a diverse velocità, gioca colpi tesi, palle tagliate, lob – è il Brad di Bombay. Poi, in mezzo a tutta questa robaccia, vola a rete e la copre così bene che pare che tutto funzioni. Dopo un’ora hai la sensazione che non abbia colpito bene una sola palla – eppure ti sta dando una batosta. Siccome sono preparato, mantengo la pazienza, la calma e batto Paes 7-6, 6-3.

In finale gioco con lo spagnolo Sergi Bruguera. Il match è ritardato dai temporali e secondo i meteorologi non potremo rientrare in campo prima di cinque ore. Così divoro un panino al pollo, molto speziato, preso da Wendy. Cibo di consolazione. Quando devo disputare un match non mi preoccupo di calorie e dieta. Mi preoccupo di avere energia e di sentirmi pieno. E poi, a causa dei nervi, è raro che abbia fame in quei giorni, così ogni volta che mi viene appetito cerco di capitalizzare. Do al mio stomaco tutto quello che vuole. Mentre sto mandando giù l’ultimo boccone, però, il cielo si apre, il temporale passa e arriva il caldo. Adesso ho un panino speziato al pollo sullo stomaco, ci sono trentadue gradi e l’aria è spessa come una salsa. Non riesco a muovermi – e devo competere per l’oro? Alla faccia del cibo di consolazione; sono in una situazione di estremo sconforto gastrico.
Ma non m’importa. Gil mi chiede come sto e gli rispondo: Benissimo. Mi avventerò su ogni palla; lo farò correre, e se costui crede di tornare in Spagna con la medaglia, può scordarselo.
Gil sorride da un’orecchio all’altro. Così mi piaci.
È una delle poche volte, mi dice, in cui non vede la paura nei mieo occhi mentre scendo in campo. Fin dalla prima battuta massacro Bruguera, facendolo correre da un angolo all’altro, facendogli coprire un lotto di terreno delle dimensioni di Barcellona. Ogni punto è un colpo che gli sferro in pancia. A metà del secondo set abbiamo uno scambio titanico. Lui vince il punto e torna in parità. Ci mette così tanto a prepararsi per il punto successivo che potrei protestare con l’arbitro. Di regola dovrei protestare e Bruguera dovrebbe buscarsi un’ammonizione. Invece, approfitto di quel momento per avvicinarmi al raccattapalle, afferrare un asciugamano e sussurrare a Gil: Che te ne pare del nostro amico laggiù?Gil sorride. Ride quasi, solo che Gil non ride mai durante una battaglia.
Sebbene Bruguera abbia vinto il punto, Gil vede, e lo vedo anch’io, che aver vinto quel punto gli costerà i prossimi sei game.
Gil grida: Così ti voglio!

(Andre Agassi, Open. La mia storia, Einaudi, 2011)

1 commento

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Una risposta a “London 2012 – Federer e il Career Golden Slam

  1. oggi secondo me Murray vince ,perche ha fatto vedere un grande tennis ,mentre roger con tutto il rispetto che ho per lui non mi è piaciuto ,a me piace Federer ,ma non la sua eleganza ,a me piace nadal perke è aggressivo nei movimenti ed è molto grintoso ,come dice sampras ,: a me veder giocare nadal piace? dunque non detto
    dagli italiani ke con tutto il rispetto non li ascolto ,perke per me nel tennis ,non sanno nulla ,al confronto dei ampras agassi ,mcnroe, dunque ciao ed buon divertimento ,ma italiani sono troppo tradizionali ed è per quello ke piace l’eleganza di Roger ,,in cina ed in giappone vengonopazzi per nadal ,non ce confronto in asia con federer ,il piu amato nadal ed lo capisco ,nadal è avanti col tennis ,mentre roger ,è un giocatore ke gioc come 130 anni fa ,con la gamba in avanti nel dritto ,solita cosa ,Rafa evolution tennis,mentre roger uguale ,ed a me mi piace andare avanti non restare inditro comi gli asini,perke l’italia è indietro ,ma con tutti gli sport,fino a ke i cronisti sono ,golarsa ,pero ,ed boschetto ,ke nel tennis non hanno fatto nulla di storico ,be mi vien da dire ,ke le olimpiadi di tennis italiane non sono fatte da cronisti olimpionici ,mentre la russia ,usa,si ,ma questo passa iol convento ,……..merda calda!!!!!!!!!!!!!!!!

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