She’s Madonna. Dunque diva. MDNA tour in Italia, 12-16 giugno 2012 l

di Flaminia Beneventano

Alle 22.00 del 16 giugno scorso la star si presenta, con quasi due ore di ritardo, sul palco dello stadio Franchi di Firenze. E lei è diva, divissima. Non solo per il ritardo che – non appena entra in scena e dà inizio al suo show – il pubblico in delirio le perdona. E’ di poche parole: scarsi e stringati i commenti al pubblico, ridotta quasi a zero l’interazione. Come se si aspettasse e desse per scontata – per il suo status di star, anzi di superstar – una folla travolta dall’entusiasmo, senza il bisogno di stimolarne fervore e partecipazione; e, nei fatti, Mrs. Ciccone non si sbaglia.

Lo stadio è al completo: sono 42.000 gli spettatori (dopo i 55.000 a Milano appena due giorni prima, e altrettanti 40.000 a Roma il 12 giugno) che attendono l’inizio della performance di questo MDNA tour, che trae il nome dall’ultimo album dell’artista statunitense. Definisco volutamente Madonna quale artista, e lo show che ha regalato al suo pubblico – sebbene costellato dei suoi capricci da diva – ne è la conferma. Di fronte ad uno spettacolo di questo tenore parlare di “concerto” sarebbe inappropriato e riduttivo: una commistione di musica, canto, danza e presenza scenica dà vita a una performance che pochi artisti sono ormai in grado offrire. Poche chiacchiere con gli spettatori, ma una showmanship eccezionale: nonostante i suoi 53 anni Madonna padroneggia la scena e lo spazio del palcoscenico come cantante, instancabile ballerina, protagonista delle sue coreografie. Due ore di spettacolo (intervallate solo da occasionali e brevissimi cambi d’abito) in cui la star cattura, mantiene vitale e accresce l’entuasiasmo dei suoi fan, con una prestazione quasi paragonabile – per completezza – a un musical.

Uno show al cui impatto acustico concorre enormemente anche l’aspetto visivo e cromatico: fumi, abiti, costumi, luci, colori e scenografie ipnotizzano tanto quanto i primi piani di Madonna che appaiono sugli schermi. E anzi contribuiscono a rafforzarne l’efficacia. Ogni dettaglio della scena curato e ponderato dalla cantante in persona; un susseguirsi di immagini caleidoscopiche e un intreccio di ballerini accompagnano la scaletta dell’esibizione conferendo un effetto visivo estremamente suggestivo allo spazio dell’intero stadio, dando vita a un risultato che ricambia pienamente e in misura decisamente soddisfacente la tolleranza del pubblico per le sue stravaganze.
La stessa entrata in scena della cantante costituisce un incisivo e affascinante prodromo del resto dello spettacolo. Madonna si esibisce in Girl Gone Wild, uno dei suoi più recenti successi, anticipata – sul palco – dall’oscillare di un enorme portaincenso sospeso, dorato e da una schiera di monaci incappucciati. L’amosfera è permeata dall’aura mistica che è un letimotif dell’album MDNA (lo stesso si apre infatti con la recitazione dell’atto di dolore). Sullo sfondo nero e austero, un’imponente croce con decorazioni gotiche che, con lampi di luce, si apre dando origine a due battenti da cui esce lei, contenuta in una teca – accompagnata da una suggestiva illusione di specchi infranti. Lei, regina della scena, pronta a dare inizio al suo show.

Giusto un pizzico di delusione, forse, per chi sperava – in questo nuovo tour – di ritrovare un po’ della Madonna più ‘vintage’ e di riascoltare alcune delle sue celeberrime hit del passato. Ha concesso – oltre a un breve medley – solo Vogue (tratta dall’album I’m breathless, 1990); Express Yourself (da Like a Prayer, 1989), e Like a Virgin (peraltro in versione waltz, accompagnata da una molto sensuale – ma sobria – esibizione dell’artista). Anche sotto questo aspetto, però, si è guadagnata il perdono persino dei fan più nostalgici: alla fine dello spettacolo, come penultimo brano, si è esibita in un’emozionantissima Like a Prayer, culmine dell’intero show. Peccato anche per il finale, sancito da una molto più ‘commerciale’ e meno epica Celebration, al termine della quale si sono istantaneamente abbassati i riflettori e – con uno sfuggente quanto morigerato “thank you”- la diva si è eclissata nel buio delle quinte. L’arrivederci senza bis, rapido, evasivo con cui si è congedata costituisce un’uscita degna della sua comparsa in scena, sobria elegante e ritardataria.

La cura e la serietà, oltre alla grande capacità artistica, con cui Madonna gestisce il tempo sul palco, sembrano quasi contraddire l’ostentata indifferenza della cantante nei confronti dei propri fan. Viene da chiedersi quanto davvero ami il suo pubblico, quanto apprezzi il loro calore e la loro dedizione e quanto – invece – si limiti a svolgere per quelle due ore sul palco il suo mestiere di popstar, pur con l’acribia, il perfezionismo, la forza fisica e il dinamismo che la contraddistinguono. Qualunque sia la risposta, e per quanto Madonna possa essere – o posare come – diva altezzosa, io la perdonerei. Alla luce dello spettacolo straordinario che ha offerto, della cura scenografica fuori dal comune e del grande impatto tanto acustico quanto visivo del suo show, credo che – in fondo – se lo possa permettere.

Lascia un commento

Archiviato in Musica, Tutti gli articoli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...