I libri di carta, la macchina da scrivere, la macarena, le vhs, il Costanzo Show

In vista dell’incontro dell’8 giugno per il ciclo #costruirestorie sulle nuove pratiche editoriali, oggi pubblichiamo un articolo di  Jumpinshark già pubblicato su suo blog, che propone sia una sintesi che un approfondimento sul mondo dell’ebook, della pirateria informatica e dell’editoria.

I libri di carta, la macchina da scrivere, la macarena, le audiocassette, le vhs, sì pure i film in dvd (anche se non lo sanno ancora qui, come per i libri di carta), il Maurizio Costanzo Show. Cosa hanno in comune tutte queste tecnologie? Che sono morte.
Morte. Che non è poi tutta ‘sta tragedia. Per esse si può provare ancora dolce affetto (le mie vhs da 4 ore pompate a 8 con tutte le puntate di Fuori Orario, risoluzione bassissima, segnale pessimo, supporto scadente, ma quanto vi amo! E la pazienza di riversarle in digitale non ce l’ho, e neanche il cuore, sai che schifezza, rispetto all’hd di oggi). E si può riportarle artificialmente in vita, una volta ogni tanto (Paola incongruamente festeggia ogni evento molto positivo della sua esistenza mettendosi a cantare e ballare Dale a tu cuerpo alegria Macarena…). E si può, evviva lo spirito museale, conservarle con la più grande esperienza e cura (Giacomo ha tutti i Topolino in DCP – se non sai cos’è, non c’è bisogno che tu lo sappia; comunque sta per Digital Copy Preservation -, e però continua a girare per bancarelle, comprando vecchi albi a centinaia, e ha pure una bellissima libreria di svariati metri per ospitarli; i DCP invece stanno in un hd di 14,7×10,2x 2,5cm e 730g di peso). Inoltre, se proprio si entra in una macchina del tempo e si viaggia nel passato (ad es. ve n’è una grande come l’Italia, in Italia, appunto), queste tecnologie possono continuare a fare il loro lavoro, con profitto. Su ebook non mi pare vi sia ancora un’edizione recente ben commentata di Dante, e le crew (se non sai cos’è, non c’è bisogno che tu lo sappia, di nuovo) non ne hanno ancora scansionate, quindi non volendo leggere né il solo nudo testo della Commedia (gratuitamente disponibile in cento edizioni ebook) né l’edizione Remondini del 1826 col commento di Pompeo Venturi prelevabile da Google Books, mi tengo il libro di carta, il mio Dante in Oscar Grandi Classici.
Qui non voglio fare il kindlebimbominkia o il tecnoteppista. Soprattuto, la realtà non ne ha bisogno. E le resistenze non pretendo certo io di superarle, anche perché per me “è facile parlare”: non lavoro né nell’editoria né in libreria. Per me è facile guardare una piccola libreria e pensare che farà la fine dei negozi che riparavano videoregistratori (un mio lontano parente aveva quell’attività, ora si è riconvertito col digitale, credo, di sicuro ha avuto anni difficili). Per me è facile sapere che le cose cambieranno radicalmente (in meglio o in peggio, non importa ora giudicare), nonostante ogni legge sul prezzo dei libri e nonostante ogni cavolata detta da persone che hanno un modello di business indubbiamente vincente nella loro testa ma molto stupidino fuori di essa (ad es. nella piccola libreria vai e compri gli ebook…).
Non so quali “processi di ristrutturazione” vi saranno per editori e librai in Italia, e non so quali “processi di adattamento” vi saranno per il pubblico leggente e pagante (ma per i nostalgici la tecnologia in pochi anni potrà produrre, credo, “carta virtuale”, quindi se vorranno sfogliare saranno accontentati; e anche per l’olfatto sintetizzare l’odore di volumi stagionati, mezzi nuovi, ancora incellofanati non è affatto un problema).
So però che il modo peggiore di affrontare questa transizione è l’imprecisione tecnica e il terrorismo psico-economico.

Esempio del primo tipo è Repubblica, che con la collaborazione (spiace dirlo) dell’ottima Book Republic, produce una scheda su ebook ed e-reader dove non si dice la cosa fondamentale dei nuovi formati ebook e dei nuovi e-reader: la lettura rispetto agli schermi tradizionali, da pc per intenderci, è incredibilmente più comoda e “rilassante” (questo è il senso stesso della ricerca tecnologica nel campo) e la lettura può essere persino più comoda rispetto al libro di carta, grazie ad es. alla possibilità di personalizzare la tipografia (leggendo i mobi\azw sul mio Kindle tendo a ingrandire un poco il carattere di base e a “condensarlo”, siccome che so’ cecato e non voglio comunque avere pagine troppo vuote). Inoltre magari specificare che un e-reader, meno ingombrante di una plaquette con venti poesie di Filippuccio Aleppo Cristobaldini, riesce a contenere (già nella sola memoria del device) e rendere subito disponibili migliaia di libri poteva essere utile ai meno esperti…
Esempio del secondo tipo è l’AIE (Associazione Italiana Editori) che risponde alle sfide del futuro nel modo più idiota, nel senso di “economicamente e ideologicamente più suicida”. Da noi il mercato degli ebook in rapida ascesa deve ancora svilupparsi in grande e allora cosa si fa per migliorare il terreno? Si pensa a nuovi modi di produzione e distribuzione, a nuove politiche di prezzo, a necessarie correzioni della filiera, e certo anche a una ragionata e interessata “difesa della posizione” (del tutto comprensibile, ovviamente)?
No.
Troppo sbattimento.
Meglio dare la colpa alla pirateria e finire sul Corriere della Sera con un articolo dal pacato titolo “I pirati all’assalto degli ebook” (vd. anche Claudio Tamburrino su Punto Informatico).
E a questo punto la voglia di dire “Vi meritate tutto!” viene.
E a questo punto la voglia di fare il kindle bimbominkia viene. E cito giusto qualche riga da un articolo significativamente intitolato Memo to publishers: Remind us why you exist again? (Appunto per gli editori: ricordateci perché esistete poi?) di Mathew Ingram, un giornalista di tecnologia americano che sta seguendo con attenzione la rivoluzione ebook e la “publishing disruption”:

Abbiamo scritto molte volte circa la “disruption” vissuta nel mondo dell’editoria, in buona parte proviene da Amazon – sia attraverso le caratteristiche di self-publishing basate sul Kindle, sia attraverso le sue mosse sempre più aggressive per rafforzare il proprio stato come editore, con la firma di autori come Tim Ferriss.
… gli editori tradizionali che vogliono rimanere in attività sono costretti a rivedere molti aspetti fondamentali del loro modello attuale – compresa la struttura esistente dei prezzi – e devono cercare di motivare meglio il ruolo da essi svolto per gli autori. Come dice Konrath dice: “Gli scrittori sono essenziali. I lettori sono essenziali. Gli editori non lo sono.” E se non sei più indispensabile per il processo, il tuo lavoro è diventato molto più difficile.

E se non basta e si vuole rifiutare la forse troppo facile profezia di sventura e imparare qualcosa su come essere editore in un mondo di ebook e Amazon si dia un’occhiata al sito dell’editore O’Reilly e ad articoli documentati come Five things we learned about publishing in 2011.
Sì, è la casa di Tim O’Reilly, quello che scrive:

Come editore, ho un’esperienza molto profonda, e la pirateria non è un problema significativo. Sì, ci sono persone che stanno piratando i miei libri, ci sono persone che condividono i link ai luoghi dove possono essere scaricati i miei libri. Ma la stragrande maggioranza dei clienti è disposta a pagare se il prodotto è ampiamente disponibile e il prezzo è giusto. Se hai un rapporto con i clienti, e se sanno che stai facendo la cosa giusta, ti sosterranno.
Le persone che piratano sono molto probabilmente quelle che non ti darebbero in ogni caso un centesimo. La pirateria serve la gente ai margini, coloro non sono serviti adeguatamente dai mercati legittimi. Francamente, se la gente in Romania può scaricare i miei libri e goderne, più potere per loro [more power to them]. Tanto non mi pagherebbero comunque.

Se però non avete tutta ‘sta pazienza nel fare i compiti, il vecchio cartellone di John Scalzi va ancora bene, in tutta la sua rozza oltranza.

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